sabato 5 marzo 2016

TORTA senza GLUTINE con farina di TEFF

TORTA di farina di Teff alle NOCI e MELE
Naturalmente senza glutine

Mai sentito parlare della farina di Teff?

Il teff (Eragrostis tef) è uno pseudo cereale della famiglia delle graminaceae, naturalmente senza glutine. La pianta raggiunge l’altezza di metro circa e i suoi chicchi sono tra i più piccoli al mondo. La caratteristica importante della farina di teff è che può essere panificata, ha una resa superiore alla farina di riso e ad altre farine senza glutine.

Ho sperimentato un po’, con questa farina e il risultato si è rivelato ottimo.
Provare per credere!

Ingredienti:

6 cucchiai (da minestra) colmi di farina integrale di teff
3 uova
3 cucchiai colmi di zucchero di cocco
2 cucchiai di miele
40 g di burro ghi
70 grammi di noci tritate grossolanamente
2 mele golden
1 bustina di lievito vanigliato
1 cucchiaino da caffè di cannella in polvere
La scorza grattugiata di un limone bio
Succo di mela o latte di riso (facoltativi)

Lavorate, con lo sbattitore, le uova con 2 cucchiai di zucchero e il miele per 5 minuti. Aggiungete il burro ammorbidito e la farina setacciata, se l’impasto si rivelasse un po’ duro, aggiungere un po’ di latte di riso o succo di mela.
Il composto deve risultare morbido.

Incorporare la cannella (tenetene un po’ per spolverizzare la superficie della torta), la scorza del limone e il lievito.

Aggiungere le mele tagliate in piccoli tocchetti e le noci.

Foderare una tortiera del diametro 26 con carta forno e versare l’impasto.
Utilizzare la mezza mela rimasta decorando a piacere con fettine di mela.
Spolverizzare la superficie con un spruzzata di cannella e dello zucchero di cocco.

Infornare a 180° per 35/40 minuti.

La maggior parte delle mie ricette è a cucchiai, ritengo che sia il modo più veloce e semplice. Certamente non è così preciso, ma per chi è un po’ abituato a spignattare, non ci saranno problemi. Per maggior precisione potete pesare gli ingredienti e registrarli nella vostra ricetta.

Ottima alternativa ai prodotti industriali, come spuntino o per merenda, unisce le proprietà della frutta cotta a quelle delle noci, energetiche, diminuendo l’impatto glicemico per l’utilizzo dello zucchero di cocco.


Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.




giovedì 25 febbraio 2016

TEFF e farina di teff, cereale senza glutine, integrale, digeribile e nutriente

TEFF e FARINA di TEFF: naturalmente senza glutine
E’ uno dei pochi cereali che può essere panificato ed è molto utilizzato nei prodotti da forno
Il teff o tef, Eragrostis tef, è un cereale dell’Etiopia e dell’Eritrea, risalente a prima del 4000 a.C.
La pianta può raggiungere il metro e i suoi semi, piccolissimi, sono tra i più piccoli al mondo, 1 mm. Deve infatti il suo nome, che nell’etimologia popolare significa “perduto”, alla facilità con cui possono scivolare fra le dita ed essere, appunto, persi.

Il teff, oltre ad essere privo di glutine, è adatto a chi soffre di celiachia ed è anche molto digeribile.

Ha un buon valore nutritivo determinato dalla presenza proteica, dal basso contenuto di grassi e dal buon contenuto di minerali e fibre.
100 g di prodotto sono costituiti da 65 g di carboidrati, 12 g di proteine e 2,1 g di grassi;  è ricco di fibre, contiene calcio, magnesio (che aiuta il calcio a fissarsi alle ossa)e ferro bio-disponibile, vitamina B1 e B2.

Il teff è integrale perché è impossibile separare la parte corticale date le dimensioni, quindi la farina è sempre integrale e questo è un vantaggio che rende integro, da un punto di vista nutrizionale, sia il cereale che la farina. Inoltre è un seme molto resistente all’umidità e alle muffe e riesce a germinare anche dopo 4 anni. 

E’ un cereale abbastanza calorico, fornisce 400 Kcal per 100 g di prodotto contro i 335 della pasta integrale o le 362 calorie del riso bianco.

Il teff può essere bianco o rosso, dove la varietà chiara presenta un costo maggiore per il tipo di coltivazione;  la farina ha una colorazione marrone chiaro e un leggero sapore di nocciola.

COME SI CUCINA

E’ molto simile all’amaranto e al miglio, non richiede ammollo, si cuoce in 20 minuti, a fuoco basso, con un rapporto di 4:1 cioè una parte di cereale e 4 di acqua salata. Fate assorbire l’acqua di cottura in modo che non si disperdano i sali minerali e condite con olio evo (extravergine di oliva) ed erbe o spezie in base al gusto personale. 
I chicchi sono talmente piccoli che, una volta cotti, ricordano per consistenza, il semolino, a me piace un sacco.
Si accompagna a verdure croccanti al vapore, formaggi e, in generale, potete seguire le ricette del miglio o  dell’amaranto.

La farina di teff è ideale per la panificazione, per la preparazione di dolci, come biscotti o torte e, con l’aggiunta di lievito, aumenta il volume più della farina di riso. Si utilizza  anche per pane, grissini e per la pizza.
In Etiopia si usa per produrre l’injera, una specie di piadina spugnosa acidula, fatta fermentare. La fermentazione aumenta il contenuto in proteine.
Adottatela da sola o miscelata con altre farine. Magari, se non la conoscete, iniziate con piccole aggiunte alle farine utilizzate solitamente, così potrete osservare la resa e tastarne il sapore.
Io mi sono buttata in una torta con sola farina di teff e il risultato ottenuto è stato all’altezza delle aspettative, dopo quanto avevo letto.
A breve sul blog pubblicherò la ricetta.

DOVE TROVARLO?

Si acquista nei negozi di alimenti biologici e naturali e anche on-line al prezzo di circa 5 euro per 400 g per farina di teff e 4 euro per il cereale in chicchi.

Scritto da Angela Ballarati
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domenica 14 febbraio 2016

Ricicliamo gli scarti della centrifuga:TORTA di MELE e CAROTE

COME TI RICICLO LO SCARTO DELLA CENTRIFUGA!
Torta di mele e carote al profumo di cannella
Non tutti i giorni, ma molto spesso, mi preparo dei concentrati di vitamine e nutrienti: i succhi.

I succhi altro non sono che dei centrifugati.

Ultimamente riscuote molto successo l’estrattore che, a differenza della centrifuga, gira più lentamente riscaldando meno gli alimenti, particolarità che dovrebbe conservare tutti gli elementi nutritivi intatti.
Il costo varia non poco anche se i prezzi sono calati e si trovano degli estrattori a 90/100 euro, mentre una centrifuga si acquista anche a 25 euro.
Beh, io ho ancora una vecchia centrifuga funzionante, e anche se il residuo non è proprio secco, segno che conserva ancora una piccola parte di liquidi, continuo ad utilizzarla sicura che molti nutrienti li ritrovo nel succo.
Il mio succo preferito è costituito da carote e mele: naturalmente dolce.
Il residuo lo possiamo destinare al compostaggio, ma a volte, quando si dispone di tempo, utilizzarlo, in una facile e veloce torta, ci “addolcisce” la giornata, inoltre possiamo sostituire i biscotti industriali, la merenda dei bimbi …
Ho utilizzato per dolcificare il miele e lo zucchero di canna, ma per utilizzare un dolcificante con minor indice glicemico possiamo sostituire lo zucchero di canna con lo zucchero di cocco o lo sciroppo d’acero.
Ho provato la versione Vegan e anche quella non Veg ed il risultato è ottimo, a mio parere, provateci e fatemi sapere.
Considerate che lo scarto della mia centrifuga è ancora abbastanza umido, quindi l’impasto ne risulta morbido. Qualora il residuo sia più secco, potrete aggiungere del succo di mela, dell’olio extravergine o del burro ghi per rendere l’impasto più morbido.

Ingredienti:

-      Residuo della centrifuga di 2 mele e 6 carote medie.

-      3 cucchiai (da minestra) colmi di farina di grano tenero integrale.

-      3 cucchiai colmi di farina integrale di riso.

-      3 cucchiai colmi di farina di mandorle, è lo stesso se utilizzate le mandorle intere e le riducete a farina grossolana nel mixer.

-      1 uovo o, in sostituzione per avere un prodotto vegan, una bustina di “senz’uovo" . “Senz’uovo” lo trovate facilmente nei negozi specializzati in alimentazione naturale ed è a base di farina di ceci, amido di mais, farina di semi di carrube e curcuma.

-      Un vasetto di yogurt. Per la versione vegan utilizzate uno yogurt vegetale, io ho utilizzato il Kefir di latte.

-      2 cucchiai colmi di miele, io utilizzo quello di acacia che ha un gusto delicato.

-      2 cucchiai colmi di zucchero di canna o zucchero di cocco.

-      1 bustina di lievito.

-      ½ cucchiaino da caffè di vaniglia in polvere.

-      Scorza grattugiata di un limone bio.

Lavorate il residuo con l’uovo, lo zucchero, il miele e lo yogurt.
Aggiungere, mescolando e ponendo attenzione a non formare grumi, le farine, il lievito e la scorza del limone.
Stendere in una teglia di diametro 26 foderata con carta forno e spolverizzare la superficie con cannella e zucchero di canna .
Cuocere in forno alla temperatura di 180° per 40 minuti.

Per la presenza delle mandorle è una buona e sana alternativa agli snack, a merenda o come spuntino a metà mattina.

Provate, sperimentate e fatemi sapere!


Scritto da Angela Ballarati
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mercoledì 3 febbraio 2016

Alternative allo zucchero: la STEVIA

Sostituti dello zucchero bianco: la STEVIA



La stevia, Stevia Rebaudiana, famiglia delle Composite, cresce spontaneamente in Sudamerica e raggiunge un’altezza di 90 cm. Nelle sue foglie verdi è contenuto, fino al 5 %, un dolcificante chiamato stevioside (ma è presente anche il rebaudioside per il 2%) che è circa 300 volte più dolce dello zucchero. La parte oleosa della pianta contiene numerosi steroli (stigma sterolo e campesterolo).
Esistono molte specie di stevia, più di 110, ma la specie risultata più dolce è la Rebaudiana (Soejarto, 1982) e sono stati individuati frammenti di un esemplare di 62 anni con caratteristiche dolcificanti che induce a pensare che le sostanze chimiche contenute siano molto stabili e possano mantenere le loro proprietà per decenni.
Alcune tribù del Sudamerica usano la stevia da secoli, il suo habitat naturale è infatti il Paraguay nordorientale. Da secoli utilizzano le foglie per addolcire il sapore amaro del mate e la scoperta occidentale si deve ad un italiano, Santiago Bertoni, nel 1887.

Nel 1921 fu presentata la Stevia, al Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti, come  “uno zucchero ideale e sicuro per i diabetici”, ma la FDA (Food and Drug Administration) non lo approvò come prodotto alimentare.
Una spiegazione può essere data sulla base di uno studio condotto nel 1985 presso il College of Pharmacy di Chicago che espose un ceppo di batteri, comunemente utilizzati per determinare la tossicità di una sostanza, allo stevioside. Furono notate delle modificazione del DNA dei batteri. E’ importante notare che le modificazioni avvennero solo in presenza di una frazione liquida derivata dai fegati dei ratti che erano stati trattati con un prodotto chimico e poi esposti ad altri composti chimici. Prima dell’esposizione alle suddette tossine non si era rilevata nessuna reazione.
Successivamente, nel 1993 i ricercatori dell’Università di Chang Mai, Thailandia, dopo uno studio per valutare gli effetti mutageni dello stevioside e dello steviolo affermarono “in vitro, in dosaggi limitati, lo stevioside e lo steviolo non sono nè mutageni né clastogenici (cioè in grado di danneggiare i cromosomi)”.

Secondo l’autore di “Stevia, l’alternativa naturale” il bando alle importazioni non fu giustificato da argomentazioni scientifiche.
Gli interessi di grandi aziende produttrici di dolcificanti, come l’aspartame, non potendo brevettare una sostanza naturale, osteggiarono in molti modi il suo ingresso negli Stati Uniti. Nel 1995 ne fu permesso l’ingresso solo come integratore, senza possibilità di menzionare il suo potere dolcificante.
Diversamente, in Giappone ed in Brasile, lo stevioside, l’estratto di stevia, è stato approvato per uso alimentare. In Giappone è stato introdotto come ingrediente edulcorante di alimenti e bevande a partire dagli anni ’70 e nel 1988 rappresentava circa il 41% della quota di mercato dei dolcificanti.
Anche se non esistono ricerche scientifiche sulla tossicità della stevia, si possono citare alcuni studi che evidenziano la sua innocuità.
Sono stati svolti studi su animali da laboratorio dove la stevia è stata somministrata a dosi elevate.

In uno studio del 1997, svolto a Tokyo, e pubblicato sul “Food and Chemical Toxicology”  con il titolo “La determinazione della cancerogenicità dello stevioside nei ratti”, per un periodo di 2 anni, su ratti, divisi in tre gruppi  dove il primo riceveva stevioside in concentrazione pari al 2,5% della dieta quotidiana, il secondo gruppo il 5% e il terzo non riceveva stevioside in quanto gruppo di controllo. I risultati  rivelarono la diminuzione di peso dei ratti e, rispetto al gruppo di controllo, l’esame degli organi e tessuti non rivelò differenze fra i gruppi. I ricercatori conclusero che “alle condizioni sperimentali, lo stevioside non è cancerogeno nei ratti”.
Altri studi successivi hanno stabilito che la somministrazione quotidiana di stevioside non provoca alcuna anomalia.
Va detto, a onor del vero, che la sperimentazione in vitro o su animali, non fa piena luce dei possibili effetti sull’organismo umano, ma questo è anche quanto accade, a volte, con altre sostanze commercializzate.
Oltre alle ricerche, a suffragio della innocuità, c’è l’uso secolare degli indigeni dell’area e per circa trent’anni del Giappone.

In Italia la stevia è disponibile in polvere, in gocce o essiccata (foglie).
La polvere di stevia, che si ottiene dalla macinatura delle foglie è una fine polvere verde.
Il suo sapore può variare dalla marca, a volte presentano un leggero retrogusto di liquirizia. Il suo stato più naturale è rappresentato dalla foglia fresca.
Le foglie essiccate e macinate di stevia si trasformano in una polvere verde che può essere utilizzata così com’è oppure si scioglie 1 cucchiaino da tè di polvere in 50 ml di acqua e si lascia a sobbollire fino ad ottenere uno sciroppo denso che si conserva in frigorifero.
La polvere di stevia ha il retrogusto più intenso per questo è meno popolare.
L’estratto bianco di stevia, che è una polvere, viene generalmente associato, nelle confezioni, ad un eccipiente, spesso maltodestrine. Nel mondo sono registrati centinaia di brevetti per ricavare l’estratto bianco di stevia che ha il retrogusto meno intenso rispetto alle altre forme di stevia.

I concentrati liquidi, chiaro e scuro, possono, secondo l’autore, essere realizzati portando a ebollizione 50 ml di acqua a cui vanno aggiunti 14 g di foglie di stevia essiccate e polverizzate. Lasciar bollire per 3 minuti, togliere dal fuoco e lasciare in infusione fino a raffreddamento; filtrare in una bottiglietta e conservare in frigorifero.

Conclusioni. “Anche se il potenziale terapeutico della stevia non è stato ancora completamente determinato, sono stati individuati molti effetti benefici. La parziale sostituzione dello zucchero con la stevia può avere un effetto positivo sul glucosio ematico. La stevia può essere utile per chi soffre di diabete, per chi vuole tenere sotto controllo e ridurre l’apporto calorico e per prevenire la carie dentaria.”

“In considerazione dei risultati di tutti gli studi pubblicati e considerato il suo consumo secolare in Sudamerica e in Giappone negli ultimi decenni, è nostra opinione che la stevia sia un prodotto innocuo, soprattutto nei dosaggi normalmente assunti in alternativa allo zucchero e ai dolcificanti naturali e sintetici.”

Il Professor Berrino è scettico e contrario, allo zucchero, così come alla stevia, vista l’intensità del gusto dolce, cosa può avvenire nel nostro intestino con una sostanza molto più dolce dello zucchero?
  
Le considerazioni sulla stevia hanno diviso le opinioni fra chi sostiene che sia innocua e chi invece afferma il contrario, di fatto attualmente viene utilizzata da molti produttori come integratore alimentare.

Aldilà di come gli autori di “Stevia l’alternativa naturale allo zucchero” riportino la produzione casalinga di sciroppo di stevia (sia chiaro che scuro) sarebbe opportuno conoscere i metodi di trasformazione industriale.

Scritto da Angela Ballarati
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“Stevia l’alternativa naturale allo zucchero” Tecniche nuove



domenica 24 gennaio 2016

MASCHERE e TONICO di BELLEZZA per il viso, semplici e facili

MASCHERE di BELLEZZA
TONICO per il VISO
Semplici e veloci con quello che offre la dispensa e il frigorifero di casa
Facilmente realizzabili


MASCHERE per PELLI SECCHE e SENSIBILI
-      Mescolare il succo di tre carote con della panna e un cucchiaio di miele. E’ una maschera eccellente che va tenuta sul viso per 25 minuti. Rimuovere con acqua tiepida.

-      Grattugiate una mela renetta e unite alla poltiglia un tuorlo d’uovo e 3 cucchiai di olio di mandorle dolci. Applicare sul viso e lasciare in posa per almeno 25 minuti e rimuovete con acqua tiepida.

-      Per pelli sensibili con COUPEROSE potete mescolare mezza banana, schiacciata per bene con una forchetta, a due cucchiai di olio extra vergine di oliva e qualche goccia di pappa reale. Applicare sul viso e lasciare in posa per 20 minuti, sciacquare con acqua tiepida.

Per TONIFICARE il viso, l’infuso di camomilla, è lenitivo e calmante, soprattutto per le epidermidi più sensibili agli agenti atmosferici. Preparate l’infuso (150 ml di acqua e un cucchiaio di camomilla), lasciatelo raffreddare e picchiettatelo sul viso ben deterso, mattina e sera, aiutandovi con un batuffolo di cotone. L’infuso ottenuto potete conservarlo in frigorifero, in barattolo chiuso, per 3 giorni.

Un altro TONICO per pelli sensibili si ottiene facendo bollire, in un litro d’acqua, 3 manciate di salvia, fino ad ottenere un liquido concentrato. Picchiettatelo sul viso mattina e sera. Si conserva in barattolo chiuso in frigorifero per tre/quattro giorni; volendo è possibile dimezzare le dosi in modo da non avere scarti.

Se bevete i centrifugati, sicuramente fra la frutta e la verdura che utilizzate, compaiono le mele e le carote. Bene, il succo di carote e mele renette è un ottimo RIVITALIZZANTE che utilizzerete picchiettandolo sul viso per cinque minuti.

L’avocado è un ottimo frutto, ricco di grassi insaturi e vitamina E, nota per gli effetti antinvecchiamento. Lo è anche per la pelle, infatti l’olio di avocado viene utilizzato spesso in cosmetica. Nel mio frigorifero non manca mai.
Per ottenere un’ottima maschera NUTRIENTE si mescola la polpa schiacciata di mezzo avocado, ne basta anche meno, con un cucchiaino di pappa reale o, in alternativa, un cucchiaio di miele e mezzo di yogurt. Lasciare in posa per mezz’ora e sciacquare con acqua tiepida.


Scritto da Angela Ballarati
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Come fare i cosmetici in casa – Salute e benessere secondo natura

martedì 12 gennaio 2016

5 tisane digestive

5 semplici TISANE DIGESTIVE con le erbe che non mancano mai in cucina
MANGIATO TROPPO?
CIBI ELABORATI e GRASSI?
DIGESTIONE DIFFICOLTOSA?
Basilico, menta, alloro, rosmarino e origano


Pesantezza, eruttazioni, acidità, gonfiori, nausea, mal di testa …
Sono alcuni dei sintomi che spesso ci assalgono, dopo un pranzo o una cena, quando si è abbondato con la quantità o con cibi particolarmente elaborati e grassi.
Per digerire bene è bene seguire alcuni comportamenti molto semplici che possono diventare sane abitudini.

E’ importante masticare bene: una buona digestione inizia dalla bocca. 
Infatti gli enzimi della saliva iniziano a scomporre gli amidi, contenuti nei cereali, già in bocca, il cibo deve essere ridotto a poltiglia, altrimenti lo stomaco è costretto ad un surplus lavorativo.

Limitare il consumo di cibi elaborati e industriali, tipo fritti e insaccati. 

Sostituire alimenti freschi a quelli conservati.

Mangiare seduti e possibilmente rilassarsi e godere del sapore del cibo. Molti disturbi gastrici  sono di origine nervosa, per questo è importante praticare una moderata attività fisica, che aiuta a scaricare le tensioni, o tecniche di rilassamento, ma è altrettanto importante che durante il pasto l’atmosfera sia rilassata.

Assaporare significa assaggiare una sostanza e gustarne il sapore, ma anche sperimentare intensamente qualcosa. Prendiamo l’abitudine di prestare attenzione a ciò che portiamo “dentro di noi”: il colore, l’aspetto e il profumo eccitano i succhi gastrici.

Il mondo meraviglioso della natura ci tende una mano, in caso di digestione difficoltosa, con molte erbe che possiamo coltivare, oltre che nell’orto, anche in vaso.

CINQUE TISANE digestive, semplici da ottenere, ma soprattutto alla portata di chiunque perché sono erbe che tutti conserviamo nel frigorifero o coltiviamo, nell’orto o in vaso.

PER FACILITARE LA DIGESTIONE: le piante più comuni e a portata di mano.

BASILICO. La tisana al basilico si ottiene versando acqua bollente (250 ml) su un cucchiaio di basilico essiccato o 150 ml di acqua su 4 g di foglie fresche, coprire e lasciare in infusione per 10 minuti, filtrare e, se proprio non riuscite a farne a meno, dolcificare con un cucchiaino di miele. Una tazza dopo i pasti facilita la digestione e attenua i crampi allo stomaco e all’intestino.

MENTA PIPERITA . La tisana si ottiene versando acqua bollente su 4 g di foglie, coprite e lasciate in infusione per 10 minuti, filtrate e, se lo gradite, dolcificate col miele. Con le stese modalità potete utilizzare le foglie fresche che sono più aromatiche. La menta piperita stimola la secrezione gastrica e la secrezione biliare.

ALLORO. Il decotto di alloro facilita la digestione, soprattutto dei grassi, contrastando la fermentazione intestinale. Contrasta l’inappetenza e i dolori di stomaco. Il decotto si ottiene mettendo 4/5  foglie fresche in 300 ml di acqua, portate ad ebollizione e lasciate bollire per 10 minuti, filtrate. La pianta di alloro resiste molto bene agli inverni rigidi, sia nell’orto che in vaso.

ROSMARINO. Il rosmarino è ricco di oli essenziali a cui si devono le numerose proprietà. In particolare, stimola la digestione aumentando la produzione di bile e calma gli spasmi dovuti ad aria nella pancia. La tisana si ottiene versando 100 ml di acqua bollente su 1 g di foglie, coprite e lasciate in infusione per 10 minuti e filtrate. Anche del rosmarino, come dell’alloro, possiamo beneficiare anche nei mesi invernali.

 ORIGANO. Non ditemi che non l’avete in casa! Sulla pizza cosa mettete?
Beh, al sud non manca quello selvatico, profumatissimo.
L’origano, anche sparso sui cibi, aiuta per i disturbi legati a cattiva digestione come meteorismo, emicrania …
La tisana di origano è digestiva, stimola la secrezione dei succhi gastrici, attenua le contrazioni dolorose intestinali, contrasta la fermentazione intestinale favorendo l’espulsione dei gas. Per la preparazione della tisana versate 250 ml di acqua bollente su un cucchiaino di origano  (sommità fiorite), coprite e lasciate riposare per dieci minuti, filtrate.

CONTROINDICAZIONI. Queste tisane sono di norma ben tollerate se non si soffre di patologia o si assumono farmaci e quando non si abusa trasformandole in terapie senza il controllo medico. Il rosmarino non è indicato in gravidanza perché può stimolare le contrazioni uterine e di sera perché può provocare insonnia.


Scritto da Angela Ballarati
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Scoprire riconoscere usare le erbe – Salute e benessere secondo natura – Erbe che curano – Macrolibrarsi -



sabato 2 gennaio 2016

LATTUGA, proprietà, benefici e uso in cucina

LATTUGA, MON AMOUR!!!
CONOSCETE I BENEFICI DELLA LATTUGA???
Favorisce il sonno, è diuretica e lenitiva
La lattuga in cucina

La lattuga, Lactuca Sativa L. famiglia delle Composite, è l’insalata per antonomasia,  anche se è erroneamente chiamata “insalata” perché insalata è il piatto e non l’ingrediente: la lattuga è un ortaggio.
E’ una pianta erbacea, con radice a fittone e  una rosetta di foglie che si consuma come insalata. Deve il suo nome, di origine italiana, al succo lattiginoso che fuoriesce quando si recide il cespo. Il fusto, che cresce a fine stagione ed è alto fino a 1,5 m, termina con un’infiorescenza a forma di pannocchia.
Le lattughe hanno foglie verdi che si chiudono su se stesse e che assumono una colorazione più chiara verso l’interno a causa del contenuto di clorofilla. Quindi le foglie più esterne, più scure, presentano una maggior concentrazione di clorofilla e sono più nutrienti. La clorofilla possiede una formula chimica simile all’emoglobina umana, ma contiene magnesio al posto del ferro. Le sono attribuite numerose proprietà, per citarne alcune: aumenta i globuli rossi, è antianemica, tonifica il cuore, purifica il sangue,  regola i livelli di colesterolo, è cicatrizzante, deodora la pelle …
La lattuga occupa la superficie maggiore di coltivazione in Italia. Si coltiva in vari periodi dell’anno per cui è disponibile in ogni stagione. Le lattughe da taglio e quelle a cappuccio possono essere seminate tutto l’anno, anche se nei mesi invernali provengono dalle serre; la regina dei ghiacci è un’insalata primaverile e autunnale. Comunque dipende  dalla zona, più al sud, alcuni tipi di lattuga crescono anche in campo aperto, risalendo devono essere utilizzati tunnel e protezioni.
In Italia, la lattuga si trova anche spontanea. Sembra che la madre di tutte le lattughe sia la Lattuga Serriola, un’amara lattuga selvatica che gli egizi coltivavano e che, per selezione, ha portato alle varie specie che giungono sulle nostre tavole.
In genere si distinguono in lattughe a cespo, le romane e quelle da taglio.  
Fra le varietà più coltivate e più note, troviamo:
la LISCIA che è una varietà molto comune;
la LATTUGA ROMANA presenta foglie allungate con nervature evidenti;
la LATTUGA a CAPPUCCIO ha una forma tonda con foglie di colore verde chiaro croccanti. Fra le varietà più conosciute nominiamo la Batavia bionda e il Cavolo di Napoli che sono estive e la Quattro stagioni, reperibile tutto l’anno;
la GENTILE, di colore verde oppure rossiccio, con forma allungata e foglie ondulate;
la ICEBERG, molto compatta e molto croccante con un colore chiaro e dal sapore delicato;
il LATTUGHINO è un’insalata da taglio, recisa prima che si formi il cespo.

COME SCEGLIERLA?
Ovviamente le foglie devono essere croccanti, con margini netti e non ingialliti. CONSERVATELA in frigorifero nella zona più bassa, in sacchetti di carta o, se la lasciate nella confezione di plastica, apritela. Conservatela lontano dalla frutta e lavatela solo prima del consumo.

COSA CONTIENE?

La lattuga è povera di calorie (17 Kcal per 100 g), è costituita da acqua per il 94% circa. Per la restante parte è costituita da carboidrati per il 68% ca., proteine per il 25% e grassi per il 6,2%.
La lattuga è ricca di vitamine. In particolare la provitamina A , il gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6) e folati, la C e la E, contiene la vitamina K (fillochinone), fondamentale per la salute delle ossa e per la coagulazione del sangue, e luteina.
Buono il contenuto in sali minerali, in particolare del potassio, ma anche di fosforo, magnesio, calcio,  rame, zinco, ferro, manganese e selenio.
Contiene cellulosa che favorisce il transito intestinale in quanto non completamente assorbita dall’intestino. La fibra, unitamente all’apporto consistente di acqua, la rendono ideale per l’alimentazione di chi ha problemi di sovrappeso (per il potere saziante delle fibre), dell’anziano, che spesso beve poco, e dello sportivo che deve reintegrare l’acqua persa col sudore.
Molto interessante è il lattucario che è quel liquido biancastro che fuoriesce dal cespo quando viene reciso o quando viene spremuto. Il paleobotanico Samorini ha preso in esame il lattice dell’antica lattuga selvatica (lactuca serriola) scoprendo che a basse dosi risulta un blando sedativo (grazie alla presenza di lattucina e lattupicrina), proprietà nota fin dall’antichità, ma a dosi maggiori si rivela un eccitante afrodisiaco per la presenza di un alcaloide che favorirebbe la produzione di testosterone.
La Lactuca serriola è molto comune fra le specie selvatiche, cresce a cespi isolati nei prati, in città, lungo i muri, ma difficile da riconoscere.

QUALI SONO GLI EFFETTI BENEFICI DEL SUO CONSUMO

Anche se la sua azione è blanda, consumata regolarmente apporta benefici nel tempo.
-      In caso di stress o convalescenza è utile per il suo apporto in vitamine e minerali, presenti in quantità equilibrata fra loro. E’ ideale consumata fresca in insalata o come centrifugato.
-      E’ un buon diuretico (cruda) e la sua ricchezza d’acqua idrata l’organismo.
-      La lattuga cruda contiene ferro biodisponibile, utile in casi di anemia, inoltre stimola la produzione di bile e aiuta la digestione.
-      Promuove i movimenti peristaltici, contrasta le fermentazioni, cause di gonfiori e formazione di gas intestinali, calma le mucose intestinali irritate. Mangiata cotta esercita una leggera azione lassativa. Si possono preparare zuppe, ma anche decotti. Il decotto si prepara mettendo 60 g di foglie in un litro di acqua fredda. Portare a ebollizione e cuocere per 60 minuti a fuoco lento. Coprire per 10 minuti e filtrare.
-      Per favorire il sonno, ridurre la tensione nervosa e l’ansia, è buona abitudine consumare la lattuga a cena oppure bere il centrifugato. Sembra che la sua azione lenitiva, sulle mucose gastroenteriche,  e soporifera, sia maggiore se consumata cotta.
-      E’ indicata anche come lenitivo per la pelle in caso di foruncoli, ascessi e irritazioni. Si sbollentano le foglie in poca acqua con un goccio d’olio e, una volta raffreddate, si applicano sulla pelle per 15 minuti.
-      E’ ricca di antiossidanti, noti per le loro proprietà antitumorali e antinvecchiamento.
-      Le vengono attribuite proprietà calmanti e antidolorifiche. Un antico rimedio popolare, tradizionalmente raccomandato per i dolori reumatici, prevedeva il consumo del lattice rappreso e essiccato al sole.

La LATTUGA in CUCINA è consumata perlopiù cruda, in insalata, ma anche cotta è sorprendentemente delicata e gustosa.

LATTUGA STUFATA. Semplicemente lavata, tagliata grossolanamente e stufata in olio e aglio, si prepara in pochi minuti.

La ZUPPA di LATTUGA si prepara in molti modi, c’è chi la fa bollire, lavata e tagliata grossolanamente, in acqua salata insieme alla pasta e ci aggiunge poi un cucchiaio di olio extravergine e formaggio.

Altri fanno bollire le patate a tocchetti, quando sono quasi cotte aggiungono la lattuga e frullano il tutto ottenendo una vellutata da condire a piacere con olio e formaggio, magari con l’aggiunta di crostini abbrustoliti.
Il gusto della lattuga è delicato e si presta a molte ricette, sbizzarritevi!

CONTROINDICAZIONI. Raramente può causare allergie per la presenza di una proteina (Lacs1).

 Scritto da Angela Ballarati
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Wikipedia – personal trainer – Corriere della Sera Domenici Viviano (19/6/05) – “salute e benessere secondo natura” – “Mangiar sano e naturale” – valori alimenti.com – “La bibbia del vegano”