mercoledì 6 febbraio 2019

Origano: proprietà, utilizzo e ricerche


Origano: antispasmodico, espettorante, antiossidante, digestivo e  tonico per lo stomaco.
Il suo olio essenziale è ricco di timolo e carvacrolo che sono stati oggetto di numerosi studi comprovanti le proprietà.
Proprietà e utilizzo.
Pomata per dolori e cellulite.
Coltivazione in vaso.



L’origano possiede proprietà  stomachiche (tonico e corroborante per lo stomaco), antispasmodiche, espettoranti e bechiche (contro la tosse).

Dell’origano esistono più di 40 specie appartenenti a quattro famiglie botaniche diverse che si chiamano Origanum e che possiedono profumo e proprietà curative simili.
L’Origanum vulgare, famiglia delle Lamiaceae, è una pianta erbacea perenne che arriva a 80 cm circa di altezza e che forma cespugli in luoghi soleggiati e secchi.

Le foglie sono molto piccole e folte, di forma ovale. Se strofinate, emanano il profumo tipico e molto gradevole.

I fiori, di colore rosa-violaceo, formano una pannocchia in cima allo stelo.
L’origano cresce in luoghi soleggiati: la varietà più ricca di oli essenziali e di aroma è quello che cresce nelle regioni meridionali, soprattutto quello selvatico delle zone montane.

Si raccolgono le sommità fiorite tra giugno e agosto, quando i fiori sono aperti e si essicca all’ombra.

Si conserva in vasi di vetro o ceramica per mantenere l’aroma.


Cosa contiene

L’origano è ricco di oli essenziali.
Sono presenti tannini e glucosidi.

Il carvacrolo è un monoterpene fenolico, insieme al timolo, presente nell’olio essenziale di un numero abbondante di piante aromatiche, fra cui origano e timo. Conferisce all’origano il suo odore caratteristico.

L’origanum majorana (maggiorana) e l’origanum dictamnus contengono il 50% e il 60-80% di carvacrolo (si trova anche nella tequila).

Il carvacrolo viene utilizzato, in basse concentrazioni, come aromatizzante, conservante e ingrediente di fragranza in molte formulazioni cosmetiche ed  ha recentemente riscosso interesse per la sua attività antitumorale.

In una review della Lakehead University, Ontario, Canada si evidenziano le proprietà del carvacrolo. E’ antiossidante, antibatterico, antimicotico, antitumorale, antinfiammatorio, epatoprotettivo, spasmolitico e vaso rilassante  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24915411).

Il carvacrolo ha dimostrato proprietà antinfiammatorie ed è stato sperimentato per i dolori osteoarticolari. Questo studio ritiene che possa avere potenziali funzioni terapeutiche nell’osteoartrosi: (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29257341).

Il carvacrolo blocca l’infiammazione articolare causata dal batterio Escherichia coli  (www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29257341).

Uno studio della Long Island University mostra il ruolo del carvacrolo nell’apoptosi delle cellule tumorali nel cancro alla prostata.
Il carvacrolo e il timolo sono molto simili, ma in vitro, il carvacrolo, è risultato 10 volte più efficace.

In uno studio è stata verificata  l’azione antifungina, in combinazione con il voriconaziolo, contro Candida Albicans, C. glabrata e C. krusei. I risultati hanno  mostrato effetti sinergici su tutte le specie di Candida testate (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30554935).

Il legame tra disfunzione mitocondriale, danno redox e infiammazione porta ad un aumento del danno cerebrale nelle malattie neurodegenerative. Il carvacrolo esercita effetti antiossidanti e anti-infiammatori in diversi tipi di cellule, come valutato in entrambi i disegni sperimentali in vitro e in vivo (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30652259).  E’ anche collegato alla neuro- protezione, in modelli animali, tra cui ischemia, epilessia e trauma neuronale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28526576).

Lo Staphylococcus aureus è al secondo posto fra le cause di infezioni ospedaliere ed è una tra le cause più frequenti di intossicazioni alimentari. Nuovi studi si sono concentrati sulla ricerca di nuovi farmaci per via della sempre più preoccupante resistenza agli antibiotici.
In questo studio in vitro sono stati valutati i profili fitochimici e gli effetti antibatterici degli estratti idroalcolici di Origanum vulgare e Hypericum perforatum su Staphilococcus aureus.
I significativi effetti antibatterici contro lo Staphilococcus a. del carvacrolo e dell’ipericina fanno prevedere un loro utilizzo futuro (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30663566).

Il carvacrolo ha dimostrato di possedere attività tumorale, il meccanismo è poco conosciuto, così come l’interazione con farmaci antitumorali. Gli effetti antitumorali del carvacrolo necessitano di ulteriori studi di approfondimento anche se i molti condotti  lo indicano come possibile nuovo agente terapeutico o integratore in caso di tumore (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30070691- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29417642 - https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29405784).


Forme di utilizzo


Come alimento, l’origano, è molto utilizzato in cucina, rappresenta un condimento tipico della cucina mediterranea.
Sui pomodori in insalata, con le melanzane, col pesce, per aromatizzare le zucchine sott’olio o la pasta d’acciughe. Nella mia cucina non manca mai.

La tisana di origano si ottiene versando 100 ml di acqua bollente su un cucchiaio di sommità fiorite essiccate, si lascia riposare per 10 minuti e si filtra. Potete dolcificare con un cucchiaino di miele, di eucalipto in caso di raffreddore o influenza. 

L’infuso concentrato si ottiene mettendo in infusione 5 g di origano in 10 ml di acqua. Si utilizza per gargarismi o impacchi sulla pelle.

L’olio essenziale si ottiene mediante distillazione a vapore delle sommità fiorite è un antibatterico e antimicotico. Può essere irritante per le mucose, quindi deve essere utilizzato con cautela ed è controindicato in chi presenta una ipersensibilità. Si trova già preparato nelle erboristerie.


Quando può essere utile


Raffreddore, catarro, naso chiuso e stati influenzali

Il carvacrolo e il timolo facilitano la fluidificazione del catarro, sedano la tosse e svolgono un’azione disinfettante.
Si utilizza per raffreddore, tosse e congestioni del petto.
La sua azione analgesica lo rende efficace nelle affezioni del cavo orale.
Si possono eseguire dei suffumigi con 2 gocce di olio essenziale di origano o bere la tisana, due o tre volte al giorno fino a miglioramento.

Digestione difficile o lenta e meteorismo

L’origano possiede proprietà benefiche per l’apparato gastrointestinale: è antispasmodico, eupeptico (favorisce le funzioni digestive) e carminativo (promuove l’espulsione dei gas).
Gli oli essenziali dell’origano stimolano la produzione dei succhi gastrici, attenuano le contrazioni dolorose intestinali e contrastano le fermentazioni intestinali favorendo l’espulsione dei gas.
In questo caso la tisana aiuta, ma anche l’origano essiccato e generosamente impiegato nelle pietanze.
Favorisce l’espulsione dei parassiti intestinali.

Cicatrizzante e antisettico

La sua azione antisettica lo rende utile in caso di affezioni cutanee, abrasioni e ulcerazioni.
In questo caso si impiega l’infuso per uso esterno.

Antiossidante
L’origano è ritenuto antiossidante per il suo contenuto in gamma-tocoferolo: ben 24,42 mg per 100 g di prodotto. Il gamma-tocoferolo è una forma di vitamina E (tocoferolo) che si è dimostrata attiva come cardioprotettore.


Medicina popolare

Nella medicina popolare l’origano  è utilizzato, oltre che per favorire la digestione e l’espulsione di gas, anche come calmante nei dolori mestruali.
Con le sommità fiorite essiccate si possono imbottire dei piccoli cuscini che, caldi, si applicano sul collo in caso di dolore e torcicollo.


Pomata per i reumatismi e la cellulite

In un pentolino mettete un cucchiaio di origano essiccato, un cucchiaio di edera da giardino (Hedera helix) e un cucchiaio di rosmarino in 2 bicchieri di olio extravergine di oliva (evo).
A bagnomaria fate raggiungere il bollore, spegnete e lasciate macerare il tutto per cinque giorni.
Filtrate, spremete il residuo e, pesando quanto rimane, aggiungete, dopo aver sciolto a bagnomaria, cera d’api per il 10% del peso.
Mettete quanto prodotto in un vasetto.
La pomata è utile per alleviare i dolori reumatici e ridurre la cellulite.
Si utilizza 3 volte al giorno.


Coltivazione in vaso

L’origano si può acquistare in semi oppure in piantina. La piantina va trasferita in un vaso più grande con uno strato di argilla espansa o sassolini per impedire ristagni d’acqua.
Il terreno migliore da utilizzare è quello calcareo, ma è una pianta che si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno.
Il rinvaso è meglio effettuarlo a temperature miti, in primavera e durante l’inverno tenete il vaso riparato dal freddo.
La fioritura va da luglio a settembre-ottobre, si essicca in estate mettendo i rametti a testa in giù, all’ombra.
Non annaffiate eccessivamente, attendete che il terreno sia asciutto prima di annaffiare nuovamente.
Se volete far germogliare i semi, dovrete attendere, per invasare, almeno che la piantina abbia raggiunto l’altezza di circa 10 cm.
Il vaso dovrà stare in luoghi soleggiati e caldi.

Controindicazioni. Attenzione nell’uso dell’olio essenziale di origano, si utilizza con cautela perché molto forte e irritante.


Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.
Salute e benessere secondo natura Fabbri Ed. – 200 piante del benessere Mia Leone - https://it.wikipedia.org/wiki/Carvacrolo -

sabato 24 novembre 2018

Cardiospermum: proprietà, studi e utilizzi del cortisone naturale


Cardiospermun Halicacabum, definito il cortisone naturale, è antinfiammatorio e calma il prurito nelle problematiche cutanee quali eczemi, dermatiti e psoriasi.
La pianta, gli studi, cosa contiene, quali sono i principi attivi e l’uso nella tradizione.




Il Cardiospermum halicacabum è noto come pianta del palloncino o amore in un soffio (hearthseed plant).


E’ considerato il cortisone naturale.

Possiede proprietà antiflogistiche, antinfiammatorie e antipruriginose, è un ingrediente di molte preparazioni formulate per problematiche cutanee quali eczemi, dermatiti e psoriasi.  


La pianta

E’ una pianta tropicale, ritenuta in Nuova Zelanda infestante, che cresce in Africa, Sud degli Stati Uniti, Cina, Australia e India.
Appartiene alla famiglia delle Sapindaceae il cui nome deriva dalla specie-tipo ed è una contrazione di “Sapo-indicus” che significa “sapone delle Indie Occidentali”. Appartiene alla famiglia  il genere Sapindus, piante dette alberi del sapone per l’uso dei semi nella saponificazione. Infatti i frutti a bacca sono ricchi di saponina e si utilizzano nella produzione di detersivi naturali.

Il Cardiospermum  è un pianta rampicante che viene coltivata a scopi ornamentali. Possiede piccoli fiori bianchi a 8 stami e foglie alterne.

I semi sono di colorazione marrone scuro esternamente e bianchi internamente.

I frutti sono contenuti in capsule globose, di colore verde, divise in tre loculi, ognuno contenente un seme della grossezza di un grano di pepe e di colore marrone-nero con una macchia bianca a forma di cuore (cardiospermum è appunto, dal greco, cuore e seme).

E’ di facile coltivazione, ama il sole pieno o la mezza penombra, si semina in primavera, anche in vaso, e va protetta dal sole eccessivo.


La tradizione

Nel libro “The useful native plants of Australia” (1889) il popolo indigeno del Queensland lo chiamava “barro” o “mela a foglia larga”. I semi venivano mangiati e anche il frutto si consumava, arrostito.
La sua radice possiede proprietà emollienti, per il contenuto in mucillagini, ed era utilizzata come diuretico e lassativo.

In India, la pianta, veniva considerata stomachica (tonico per lo stomaco), emetica (che provoca il vomito), lassativa e rubefacente cioè che provoca arrossamento della cute a scopo terapeutico. Veniva prescritta nei reumatismi e nelle malattie nervose. Le foglie venivano utilizzate nell’amenorrea e, per uso esterno, strofinate con olio di ricino per ridurre gonfiori.

Nella Medicina Ayurvedica è una pianta utilizzata come emmenagogo e impiega il decotto come diuretico, diaforetico e lassativo. La pianta è stata studiata su modelli animali ed ha dimostrato effetti sedativi sul sistema nervoso centrale. Ha mostrato attività analgesica e antinfiammatoria. Gli studi in vitro hanno anche rilevato il suo effetto antispasmodico. Questi i risultati a sostegno, con i relativi studi di supporto, del suo uso nella Medicina Ayurvedica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4140016/)

Lo studio si occupa di dettagliare la valutazione farmacognostica delle foglie e dello stelo. Precedenti ricerche hanno rivelato la presenza di flavoni, agliconi, triterpenoidi, glicosidi, carboidrati, acidi grassi ed esteri volatili nei diversi estratti della pianta. La valutazione farmacologica, dell’estratto, ha dimostrato che la pianta possiede attività antimalarica, antifilaria, antiparassitaria, antipiretica, antinfiammatoria, antinfettiva e nefroprotettiva.

Nella medicina tradizionale africana si utilizza anche per disturbi digestivi e delle vie respiratorie.


Cosa contiene

La droga, ossia la parte di interesse terapeutico, è costituita dalle parti aeree.

Nelle parti aeree sono contenute: saponine (triterpeni glicosidici) , tannini, flavonoidi, composti fenolici e steroli vegetali.

Fra i flavonoidi: apigenina, luteolina, quercitina e rutina.

Nei semi: acidi grassi come l’acido arachidonico e rari cianolipidi.


Studi sugli effetti

Il dottor Schwabe, negli anni ’50, fu il primo a scoprire l’azione antinfiammatoria simil-cortisonica della pianta e molti furono gli studi che si susseguirono a riscontro.

Ben 140 studi, in paesi diversi.  Un campione di 883 persone da 1 a 91 anni a cui  vennero applicate preparazioni a base di cardiospermum halicacabum confermarono le proprietà antinfiammatorie, antiallergiche e antiprurito.
Nella formulazione di crema o pomata è utile in caso di dermatite, psoriasi, infiammazioni, reazioni allergiche e screpolature dovute a pelle secca. Favorisce il ripristino della barriera cutanea irritata, è lenitiva in caso di pelle arrossata e nelle punture di insetti.


Farmacognostica Una ricerca, su modello animale, svolta dal Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Tamil Nadu (India 2013), ha indagato l’attività anti-radicali liberi dell’estratto di foglie di Cardiospermum h. per studiarne le proprietà antiossidanti e anti-reumatiche. E’ stata indotta artrite e dopo venti giorni di somministrazione, tramite ecografia, è stata confermata la rigenerazione completa della cartilagine. I dati, si conclude, forniscono supporto farmacologico all’utilizzo tradizionale del Cardiospermum h, nel trattamento di condizioni infiammatorie dolorose e artritiche (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23052184).

E’ interessante anche questo ulteriore studio (sempre su animali) che suggerisce come il Cardiospermum h. abbia facilitato la stabilizzazione del collagene. La distruzione irreversibile della matrice extracellulare, come la cartilagine, nelle articolazioni è il segno distintivo sia dell’artrite reumatoide che del’osteoartrosi (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21789568).

L’obiettivo di questo studio è stato esplorare gli effetti antiossidanti e antinfiammatori dell’estratto di Cardiospermum h. dimostrando che potrebbe essere un antiossidante naturale e un agente antinfiammatorio per la sua azione inibente il TNFalfa (citochina pro infiammatoria) e NO, agenti coinvolti nei processi infiammatori (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21073940 -https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22557189 ).

Lo studio condotto dal Dipartimento di Microbiologia dell’Università indiana a Tamil Nadu, ha analizzato i costituenti chimici e l’attività antifungina e antibatterica dell’estratto di Cardiospermum H.  Lo spettro FT-IR ha confermato la presenza di alcoli, fenoli, alcani, alchini, estere alifatico e flavonoidi. L’analisi GC-MS ha rilevato la presenza di circa ventiquattro composti, di cui i principali identificati sono: cicloesano-1, 4, 5-triol-3-one-1-carbossilico, l’acido benzenico acetico, il cariofillene, il fitolo e il neoftadiene. E’ stato sottoposto a screening per la sua attività antibatterica, nei confronti di diversi ceppi batterici (Staphylococcus aureus, Escherichia coli e Aeromonas hydrophil) e attività antifungina nei confronti della Candida  albicans. (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24426110).

Una ricerca condotto, in vitro, dall’Università di Roma Tor Vergata, ha studiato l’attività dell’estratto di Cardiospermum sulla dermatofitosi (infezione fungina che colpisce lo strato corneo dell’epidermide, dei capelli e delle unghie). I risultati indicano una chiara attività antifungina dell’estratto vegetale ad alte concentrazioni. In particolare le molecole di luteolina e rutina sono state identificate come importanti antifungini, anche se l’effetto delle sole due molecole si dimostra inferiore all’effetto dell’estratto vegetale totale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30034223).

Nella medicina tradizionale indiana il Cardiiospermum viene utilizzato per i reumatismi, rigidità degli arti e malattie nervose. Le foglie pressate vengono utilizzate contro il prurito della pelle e i gonfiori. Uno studio, su ratti, condotto nello Sri Lanka ha valutato la tossicità della pianta sullo stomaco, reni, esofago e fegato. Le conclusioni osservate, con esame istopatologico, non mostrano modifiche tossicologiche ( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26045388).

La nefrotossicità (tossicità renale) indotta dalle droghe sintetiche è un grave problema. In questo studio si è ricercato, fra le piante medicinali, quale possedesse la migliore attività protettiva. L’estratto di metanolo di Cardiospermum h. ha presentato, su modello animale, una significativa attività nefroprotettiva (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22103691).

Anche i semi sono stati studiati (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24102527).  
I componenti maggiori sono risultati essere l’apigenina (flavonoide presente anche nel sedano, cipolla, camomilla e tè)  conosciuta per la proprietà di influenzare positivamente la memoria e le attività cognitive. I ricercatori ritengono che possa essere utilizzata, in futuro, per le malattie neurodegenerative. Sulla rivista Cancer Prevention Research è stato pubblicato uno studio che, utilizzando l’apigenina per contrastare il tumore al seno causato dall’uso di ormoni artificiali, ha rilevato, su campioni animali, un rallentamento nello sviluppo del tumore. La luteolina, altro flavonoide presente anche nel timo, nel tarassaco, nella salvia, nei finocchi ecc., è stata molto studiata per le sue interessanti proprietà biologiche soprattutto in campo oncologico.

Esistono molte creme in commercio contenenti estratti di Cardiospermum h., anche shampoo e lozioni, ed è commercializzata anche nella formulazione omeopatica e in tintura madre.

Per chi volesse cimentarsi in auto-produzioni vi fornisco un link per realizzare un’ottima pomata (https://impatiens-magicanatura.blogspot.com/2013/02/pomata-al-cortisone-vegetale.html).


Non vengono riportate controindicazioni, ma chiedere sempre il parere medico.




Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.



martedì 2 ottobre 2018

Giuggiole: proprietà e utilizzi


Le giuggiole, frutti dimenticati e ricchi di proprietà.
Cosa contengono e quali sono i componenti biologicamente attivi.
Gli studi attribuiscono loro effetti immunomodulatori, antiossidanti, epatoprotettivi, ipoglicemizzanti e protettivi del tratto gastrointestinale.
Nella Medicina Cinese sono utilizzati per calmare la mente.

Chi non ha mai sentito l’espressione  “andare in un brodo di giuggiole”?

Il primo a registrare l’espressione figurata fu il Vocabolario della Crusca col significato di “essere fuori di sé per la contentezza”.
Probabilmente, a onor del vero, in origine il brodo era di “succiole”, nome toscano che indica le castagne lessate, perché si succhiavano. Da succiole a giuggiole il passo è breve, anche perché le giuggiole sono molto dolci e ben si adattano al famoso detto.

La giuggiola è un frutto considerato dimenticato, in passato veniva consumato comunemente, ma poi è stato soppiantato da frutti meno costosi, di più facile coltivazione e che avevano più spazio sul mercato. La grande distribuzione detta legge.

La giuggiola si consuma fresca o essiccata, ma anche trasformata in marmellata, confettura o sciroppo ed anche in piatti salati.

La pianta

Il giuggiolo è originario della Cina, dove è largamente consumato anche oggi, in Italia è stato dimenticato.
Del giuggiolo ne esistono diverse specie, ma quelle più diffuse nel nostro paese sono la Ziziphus sativa e la Ziziphus jujuba.
La pianta appartiene alla famiglia delle Rhamnaceae, e cresce spontanea, arrivando fino a 15 m  nelle zone a clima mite, sulle coste, sulle colline e vicino ai laghi. E’ comunque una pianta che si adatta bene anche a climi rigidi.
Possiede rami spinosi e i frutti, le giuggiole o Ziziphus jujuba, maturano nella tarda estate.
Hanno le dimensioni delle olive con polpa bianca, compatta e soda.
Più maturano e più sono dolci e tendono a raggrinzirsi.
Si raccolgono in settembre-ottobre quando assumono una colorazione brunastra e sapore simile ai datteri, mentre sono verdi quando ancora acerbe e il sapore richiama quello della mela.
Il giuggiolo resiste ai climi freddi perché le sue radici penetrano in profondità nel terreno e intorno alla pianta si riproducono altre piantine. Si riproduce per seme, anche se la pratica è incerta, per separazione dei polloni basali e per talea. Può essere coltivato anche in vaso con dimensioni contenute.
In Veneto è chiamato “sisolo” ed è molto coltivato, infatti nella provincia di Padova, ad Arquà Petrarca nei Colli Euganei, si tiene, tutti gli anni, una festa in suo onore con preparazioni culinarie che lo vedono protagonista.



Cosa contiene e la ricerca

La polpa biancastra è ricca di vitamina C, infatti 100 g di giuggiole contengono 40mg di vitamina C, concentrazione superiore agli agrumi.
Contengono, oltre alla vitamina C, anche la A e vitamine del gruppo B (B1,B2,B3 e B6).
Sono composte da circa l’80% di acqua e dal 6% di zuccheri e carboidrati.
Nelle giuggiole troviamo  potassio, ferro, fosforo, rame, manganese, zinco  e  calcio.
Presenti pectina, mucillagini, flavonoidi, polisaccaridi, tannini, antrachinoni e zizifusina.

In questa review (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5478819/) vengono discusse e riassunte le attività della giuggiola sul sistema nervoso. La giuggiola, anche se gli studi sono limitati e quindi ancora da approfondire, sembra possedere attività neuro protettive, stimola la differenziazione neuronale, aumenta l’espressione di fattori neurotrofici, promuove la memoria e l’apprendimento. I flavonoidi,cAMP e jujuboside (ipnosedativo glicosidico presente nei semi della giuggiola) potrebbero essere i potenziali ingredienti bioattivi implicati nelle attività biologiche. I risultati suggeriscono che la giuggiola  potrebbe diventare un potenziale candidato per lo sviluppo di integratori per la prevenzione e/o il trattamento delle malattie neurologiche.

Recenti risultati fitochimici e farmacologici hanno rivelato che i flavonoidi, i polisaccaridi e gli acidi triterpenici sono i principali ingredienti attivi della giuggiola che spiegano l’effetto antiossidante, immunomodulante e antinfiammatorio. Inoltre l’acido botulinico e il jujuboside B potrebbero essere i componenti che mostrano effetti benefici sul sistema cardiovascolare.

In altri recenti studi farmacologici e fitochimici si è dimostrato che i polisaccaridi contenuti sono uno dei componenti biologicamente attivi che mostrano attività immunomodulatoria, antiossidante, antitumorale, epatoprotettive, ipoglicemizzante e protettivi del tratto gastrointestinale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28274443 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23480594 ).

Nella Medicina Cinese, la giuggiola, è considerata un’erba medicinale che calma la mente e allevia lo stress e viene prescritta, come tranquillante, anche in combinazione con altre erbe per l’insonnia e la memoria. Come frutto è considerato nutraceutico e consumato da migliaia di anni.
La giuggiola, grazie alla presenza di mucillagini, ha proprietà emollienti, lenitive  ed espettoranti e viene utilizzata in decotti, ma anche in cosmesi.
Lo sciroppo di giuggiole è ottimo per la tosse.
I semi contengono composti ad azione sedativa.
Hanno circa 80 calorie per 100 g di prodotto.


Utilizzo in cucina, cosmesi e decotti

Il famoso “brodo di giuggiole” è un liquore dolce che si ottiene dalla macerazione idroalcolica di giuggiole mature con l’aggiunta di altra frutta come mele cotogne, uva e scorze di limone. Si può gustare ghiacciato in estate e caldo in inverno.

Crema di ceci e giuggiole.
Ingredienti: mezzo kg di ceci lessati, 150 g di giuggiole denocciolate e tagliate a pezzetti, mezza cipolla, un gambo di sedano, mezzo lt di brodo vegetale, 20 g di burro.
Passate i ceci lessati in padella con la cipolla tritata, sedano e burro. Aggiungete il brodo vegetale e cuocete per circa mezz’ora, poi aggiungete le giuggiole, sempre aggiungendo il brodo, e continuate la cottura per altri 20 minuti. Passate tutto nel frullatore.

Con le giuggiole si possono ottenere delle ottime marmellate, confetture e gelatine.

In Asia si consumano secche, vengono chiamate “datteri cinesi” e si conservano in salamoia, alcol e aceto.

Lo sciroppo di giuggiole si ottiene bollendo le giuggiole lavate: si passano al setaccio e si rimettono a bollire con lo zucchero.

Decotto di giuggiole per la tosse. Fate bollire le giuggiole a pezzi, circa 100 g in 250 ml di acqua per 10 minuti. Lasciate riposare per 10 minuti e filtrate, volendo si può dolcificare con un cucchiaino di miele, ma è già dolce.
Sono utilizzate anche in cosmetica per maschere emollienti ed idratanti per pelli secche.

Un po’ di storia

Lo splendore delle giuggiole è durato secoli.
Erodoto (V sec. A.C.) raccontava che i Fenici producevano un vino con le giuggiole e, da raggrinzite, le paragonò ai datteri.
Durante il Rinascimento i cuochi le utilizzavano nelle loro prelibatezze e i Gonzaga le apprezzavano molto, tanto da avviare una coltivazione.
Il loro declino iniziò con gli anni Cinquanta. Il boom economico e la grande distribuzione mise nel dimenticatoio i cibi poveri fra cui le giuggiole.


Controindicazioni
Non ci sono controindicazioni specifiche o particolari, è bene comunque chiedere il parere medico qualora si assumano farmaci di cui non si conoscono le interazioni.


Scritto da Angela Ballarati
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giovedì 6 settembre 2018

Melone: proprietà e utilizzo


Il melone: le varietà, come si sceglie, come conservarlo, cosa contiene, quando è utile e quando è sconsigliato.
Il melone Momordica: pianta medicinale,  nella medicina Ayurvedica, per i diabetici.
In cucina:cocktail di melone
Per la pelle: maschera al melone

Il melone, chiamato anche popone, è una pianta strisciante con foglie grandi a forma caratteristica di palmo della mano.

Il nome scientifico è Cucumis melo e appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae, come l’anguria o cocomero, il cetriolo e la zucchina, tanto per citare le più familiari.
Il frutto delle cucurbitaceae è il peponide.
I frutti sono di medie dimensioni, del peso di 1 kg circa, con forma ovale o sferica.
La sua buccia, molto dura, può essere a reticolo o liscia e il colore varia dal verde al giallo brillante.
La polpa del melone va dal verde al giallo brillante.
Il melone matura da luglio a ottobre, ma, la grande distribuzione li fornisce tutto l’anno, coltivati in serra (aprile, giugno) o di provenienza estera.
                                            
Come si sceglie e quali varietà offre il mercato

Del melone ne esistono diverse varietà che si classificano in due grandi gruppi:  invernali ed estivi.

Fra i meloni estivi, a polpa arancione, ci sono i meloni retati con la buccia reticolata, la polpa arancione, la corteccia giallo-verdognola, solcata da venature e quelli con  buccia liscia di colore giallo e solchi color verde. I meloni estivi presentano una minore conservabilità rispetto a quelli invernali.
I meloni invernali hanno polpa bianca o verdastra come il Piel de sapo.

Alcune varietà, le più note, del melone come frutto sono:

Cantalupo, o cantalupensis, polpa giallo-arancio e buccia reticolata. Così chiamati perché venivano portati dai missionari asiatici al castello pontificio di Cantalupo sui colli romani.

I meloni retati, o reticulatus, polpa bianca o giallo-verde con buccia reticolata.

I meloni d’inverno, o inodorus, con polpa biancastra o rosata e buccia liscia.

Le varietà di melone sono davvero numerose, quelli coltivati in serra sono meno gustosi di quelli coltivati in campo.

Fra i meloni consumati come ortaggio, cioè raccolti prima della maturazione, i più noti sono:
il melone serpente che si utilizza come il cetriolo e il momordica o melone amaro.

I maggiori produttori ed esportatori di meloni sono: la Cina, la Turchia, gli USA, la Spagna, il Marocco, la Romania, l’Iran, Israele, l’Egitto e l’India.
In Europa dopo la Spagna, per produzione, c’è l’Italia e la Francia.

MOMORDICA o KARELA

Il melone Momordica o zucca amara è utilizzato come pianta medicinale nella medicina ayurvedica ed è apprezzato e utilizzato nella cucina indiana, cinese, giapponese, filippina …

Il melone Momordica Charantia (Karela) è una pianta rampicante diffusa in Asia e Africa e sempre della famiglia delle Cucurbitaceae.
Sia il frutto,  che le foglie e i semi sono commestibili e molto nutrienti.
Contengono ferro, calcio, fosforo, potassio e vitamine A, B, C, e  betacarotene.
In Italia è nota come Zucca amara, è simile ad un cetriolo con la buccia spinosa, e viene raccolta prima della maturazione per ridurre il gusto amaro del frutto che è fra la zucca e la zucchina.
L’interessante di questa specie di melone è il suo uso nella medicina Ayurvedica, infatti viene utilizzato come alimento per i diabetici, inoltre alcuni studi sostengono che, contenendo un polipeptide, la gurmarina  (presente anche nella Gymnema Silvestre), sia ipoglicemizzante cioè abbia effetto simile all’insulina agendo come regolatore dei livelli di glucosio ematico nei soggetti diabetici.

Il Centro di Scienza dell’Alimentazione di Bourgogne, in Francia, ha svolto un interessante ricerca sull’obesità e i recettori dei sapori dolci. La gurmarina sarebbe in grado di inibire questi recettori (nei roditori) e il risultato incoraggia approfondimenti (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22983596).

Contiene anche luteina e zeaxantina, antiossidanti per la salute dell’occhio, prevengono la degenerazione maculare e  migliorano l’acuità visiva.
Questo melone amaro, prima del consumo, viene messo sotto sale o in acqua salata per mezz’ora per attenuare l’amaro.


Cosa contiene il melone

Il melone è composto per il 90% da acqua, le calorie sono solo 54  per 100 grammi di frutto.

Il colore arancione, così come il giallo, denota presenza di pigmenti carotenoidi. Il betacarotene è il precursore della vitamina A importante per la vista e per la pelle, aiuta la rigenerazione cellulare e contrasta i radicali liberi, è quindi antinvecchiamento.

Il melone contiene anche vitamina C e vitamine del gruppo B.

E’ ricco di potassio, calcio, fosforo e ferro.

Le fibre contenute lo rendono leggermente lassativo.

Il melone cantalupo, superficie ruvida e polpa giallo-arancio, contiene adenosina, sostanza anticoagulante, che svolge azione preventiva contro i problemi cardiocircolatori.


Quando è utile e quando è sconsigliato

E’ consigliato nelle diete ipocaloriche. Con le poche calorie contenute, il melone è consigliato come spuntino “spezzafame”.

Svolge un’azione diuretica, leggermente lassativa e rinfrescante, utile in caso di stitichezza, emorroidi, reumatismi e gotta.

In estate, dato il contenuto acquoso, circa il 90%, e minerale, è un ottimo rinfrescante e contrasta la disidratazione.

E’ sconsigliato, per l’apporto zuccherino (dall’1 al 6%), in caso di diabete ed a coloro che presentano difficoltà digestive. Il melone, infatti, appartiene alla famiglia delle cucurbitaceae, come il cetriolo e l’anguria, e può risultare indigesto.

Il melone: alimento anche per la pelle

Come alimento non c’è tantissimo da scrivere.
Viene servito fresco come frutto, insieme al prosciutto crudo nelle calde giornate estive e, se volete assaggiare qualcosa di diverso o avete ospiti, il cocktail di melone potrebbe rappresentare una fresca novità.

Cocktail di melone
Ingredienti: 2 o più varietà di melone, succo di arancia o di limone, spumante, sale, zucchero e foglie di menta fresca.
Tagliate il melone a metà e privatelo dei semi. Con uno scavino ricavate tante palline, mettetele in una ciotola capiente, irrorate con il succo di arancia o limone e aggiungete lo spumante, il sale, lo zucchero e le foglioline spezzettate di menta. Servite ben freddo come antipasto o dessert.

Il melone per la pelle: maschera per pelli secche, irritate o in caso di leggere scottature.

Maschera di melone
Dopo aver eliminato semi e buccia, frullate 100 g di polpa e passatela da un colino e un panno di cotone spremendo bene per ottenere il succo. Mescolate il succo ottenuto con 100 ml di latte e applicate sul viso lasciandola per almeno 10 minuti. Sciacquate con acqua tiepida e ripetete per almeno 10 giorni.
Il melone è ricco di vitamina A e B che svolgono azione idratante e decongestionante.


Acquisto e conservazione

Un buon melone gustoso deve possedere alcune caratteristiche.

Il peso deve essere proporzionale alle dimensioni, nel senso che un melone leggero probabilmente ha poca polpa.

La maturazione: il melone è considerato maturo se l’estremità opposta a quella del picciolo è elastica e torna nella sua posizione originale dopo una leggera pressione.

Il profumo caratteristico del melone maturo si deve fiutare.

Il melone maschio (ha un punto nero all’estremità opposta al picciolo) è più gustoso del melone femmina.

Il melone maturo è pesante e con un profumo intenso. Sono da evitare i frutti cedevoli al tatto.
Deve avere un buon profumo dolce e non deve tendere al verde perché senza profumo e di colorazione verde è acerbo.
Si conserva fuori dal frigorifero in zone fresche, il caldo e il sole aumentano il tempo di maturazione e, soprattutto il melone retato, è un frutto che matura e marcisce velocemente.
Mettetelo nel frigorifero, nello scomparto in basso della frutta, qualche ora prima del consumo.


Un po’ di storia

Il melone e l’anguria sono originari dell’Asia meridionale e dell’Africa tropicale dove cresce spontaneo nei pressi di pozze d’acqua. Ne indica altresì la presenza.
Nel V secolo a.C. era già conosciuto presso gli Egizi.
 I greci lo portarono in Italia, precisamente in Campania, nel I secolo a.C.



Scritto da Angela Ballarati
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La bibbia del vegano, Crocker Newton Ed. – Salute e benessere secondo natura Fabbri Ed. - https://it.wikipedia.org/wiki/Cucumis_melo -- https://it.wikipedia.org/wiki/Momordica_charantia - https://en.wikipedia.org/wiki/Gurmarin