lunedì 4 giugno 2018

IPPOCASTANO: proprietà, principi attivi e usi


IPPOCASTANO: varici, emorroidi, geloni, couperose, cellulite e pelle avvizzita.
Cosa contiene e quali sono i principi attivi.
Come si utilizza e quando è utile.
Olio all’ippocastano.
Curiosità e controindicazioni.


L’ippocastano, o castagno d’India, può raggiungere i 30 metri di altezza, è originario della Grecia settentrionale, della Persia, del Caucaso e dell’India meridionale (da cui deriva il suo nome).

Il suo nome scientifico è Aesculus Hippocastanum della famiglia delle Hippocastanaceae e le parti utilizzate in fitoterapia sono: la corteccia e i semi (castagne matte).
In Italia è diffuso ovunque, soprattutto in centro e settentrione. Nei parchi e nei giardini viene piantumato a scopo ornamentale.
Alcuni nomi locali sono: nus d’india in Piemonte, maron amar in Lombardia, castagner mat in Veneto, castagna equina in Sicilia.

La sua corteccia è scura, solcata da profonde screpolature e si desquama con l’età. Si raccoglie in marzo, togliendola ai rami giovani, prima che la pianta emetta i nuovi germogli. La sua chioma è rotondeggiante e rigogliosa.

I fiori, riuniti in pannocchie, sono di colore bianco con cinque petali e  macchie gialle e rosse al centro.

I frutti sono capsule tonde e verdastre con aculei meno fitti rispetto ai ricci del castagno.

I semi, simili alle castagne (castagne matte),  si raccolgono in ottobre quando iniziano a cadere al suolo. Le castagne matte sono tossiche per l’uomo se consumate fresche, il loro sapore è amarissimo e la loro forma è più sferica rispetto alle castagne vere e proprie. Si conservano, tagliate in due, in sacchetti di carta o di tela e si essiccano al sole e si.

Cosa contiene e quali sono i principi attivi

L’ippocastano contiene una saponina, la argirescina, che agisce sui vasi sanguigni e che fluidifica il sangue, flavonoidi (quercitina), tannini, allantoina proantocianidine, glucosidi.
La sua azione è completata dalla presenza di tannini e da un glucoside con proprietà antinfiammatorie.

L’escina, una mistura di saponine, costituisce il componente più attivo.
L’escina attribuisce all’ippocastano la funzione, riconosciuta, di vaso protettore e antiedemigeno.  E’ una mistura di glucosidi cumarinici e triterpenici, sostanze dotate di attività antinfiammatoria, vasocostrittrici e vaso protettrici.

L’escina è utile nella cura delle affezioni venose croniche come le varici e le emorroidi. Riduce le infiammazioni, migliora il tono delle vene e questo migliora la contrattilità riducendo il ristagno e il sangue negli arti inferiori favorendone la risalita, aumenta la permeabilità dei capillari diminuendo il dolore e la sensazione di gambe stanche e pesanti.

La sua attività si esplica nella modulazione di due enzimi (ialuronidasi ed elastasi) che, nelle affezioni venose croniche, attaccano l’endotelio dei vasi e ne indeboliscono la struttura.

L’escina è utilizzata in molti preparati farmaceutici, pomate e altre formulazioni per uso interno,  per la sua proprietà antinfiammatoria e perché combatte gli accumuli di liquidi ed in questo senso, cioè migliorando il microcircolo, è utile anche per la cellulite. Così come gli estratti di ippocastano, le preparazioni a base di escina, sono controindicati in chi è affetto da patologie renali.

Molti sono gli studi che avvalorano le proprietà dell’escina, in questo https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8135874 svolto dal Dipartimento di Farmacologia di Suresnes (Francia) vengono valutate le proprietà antiedemiche, antinfiammatorie e l’aumento della resistenza vascolare dell’escina dell’ippocastano.

L’escina è stata oggetto di indagine per la sua potenziale attività antitumorale. I suoi effetti vengono attribuiti all’inibizione della proliferazione e all’arresto del ciclo cellulare. Questa recensione fornisce una panoramica sulla conoscenza del potenziale anti-cancro dell’escina (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29474858) (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29022891) (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28378396). 
Deve essere sottolineato il fatto che questi studi rappresentano l’avvio di ulteriori ricerche più approfondite.

Come agente antinfiammatorio per uso interno, l’escina è stata molto studiata, meno per la sua applicazione esterna. Questo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29455725), su modello animale, ha sottolineato la sua proprietà antinfiammatoria e antiedematosa   con l’applicazione esterna in gel.


Come si utilizza

I principi attivi dell’ippocastano hanno la prerogativa di essere contemporaneamente utili ed irritanti sulla pelle e sulle mucose, comprese quelle intestinali, secondo le dosi e il tipo di somministrazione, quindi si consiglia cautela e parere medico.
L’ippocastano si trova in commercio come macerato glicerinato e tintura madre.

Il macerato glicerinato è prodotto dalla macerazione, per tre settimane, dei germogli, in acqua e glicerina.

La tintura madre è prodotta a partire dalla macerazione dei semi, non decorticati, in alcol alimentare e acqua. I semi vengono raccolti in gennaio e febbraio.

Decotto: si ottiene facendo bollire, per 5 minuti, 50 g di corteccia per litro di acqua. Si lascia in infusione per 10 minuti. Si utilizza per impacchi esterni contro le emorroidi.

Il decotto con i semi : 6 g in 100 ml di acqua si fa bollire per 10 minuti e si lascia in infusione per altrettanto tempo.

Nella medicina popolare si utilizzano anche le foglie per le emorroidi e le vene varicose.
Sia il macerato che la tintura madre si trovano già pronti in erboristeria dove è possibile reperire anche unguenti per uso esterno a base di ippocastano.

Olio all’ippocastano

L’olio di ippocastano si prepara facendo bollire a bagnomaria per 60 minuti una parte di foglie essiccate in 10 parti di olio, poi si filtra e si invasa.

Quando è utile

-      In caso di varici, geloni e comunque in tutti quei casi in cui si intende migliorare la circolazione e la fluidità del sangue.
L’argirescina, i flavonoidi e i tannini esercitano un’azione astringente sui vasi capillari e periferici attenuando i rigonfiamenti. Le saponine contenute nell’ippocastano agiscono sul tono dei vasi rafforzando le pareti. L’esculoside, un glicoside, calma il dolore.

In caso di varici si assume la tintura madre di ippocastano anche unita alla tintura madre di achillea, per potenziare l’effetto.

Se l’ippocastano deve essere assunto per lunghi periodi è preferibile assumerlo sotto forma di macerato glicerinato, dall’effetto più dolce, e, per aumentarne l’efficacia, si può associare il macerato glicerinato di sorgo.

Sempre per le vene varicose è utile un bagno tiepido con litro di decotto.

-      Per le emorroidi valgono, in generale, le indicazioni per le vene varicose, perché sempre di varici si tratta.
Per applicazioni locali si possono utilizzare degli unguenti a base di estratto di ippocastano oppure utilizzare l’olio di ippocastano.

-      In caso di couperose, cellulite e pelle avvizzita l’ippocastano è utile grazie ai tannini, flavonoidi e saponine contenute che tonificano i vasi periferici.
Massaggiare la parte con olio di ippocastano.

-      Per i gonfiori alle gambe, per le couperose e le infiammazioni emorroidali, di lieve entità, il decotto con i semi può essere applicato in compresse sulle parti interessate. Lasciare in applicazione per 15 minuti senza frizionare (verificare la sensibilità individuali).


Per pelli con couperose. Prendete 10 semi di ippocastano, sbucciateli, tagliateli a tocchetti  e metteteli sul fuoco con un litro di acqua fredda. Giunta ad ebollizione, mantenere il bollore per 10 minuti quindi filtrare. E’ utile per sciacquarsi il viso, anche due volte al giorno, per attenuare le couperose.

Per le mani con pelle avvizzita. Miscelate 50 g di farina di semi di ippocastano a 30 g di farina di mandorle e 30 g di farina d’avena. Aggiungete olio evo per ottenere una pasta morbida con cui massaggiare le mani. Lasciate agire la pasta per qualche minuto prima di risciacquare con acqua tiepida.
In un vecchio erbario (Fiori e piante medicinali) ho recuperato una pomata ottenuta dalla polpa delle castagne. La polpa dei frutti cotta in poca acqua e ridotta in pasta fluida può essere utilizzata per massaggi anticellulitici e come cataplasma nelle infiammazioni cutanee e in alcune dermatosi.

Curiosità. Ippocastano significa  “castagna del cavallo” perché in passato i Turchi le facevano mangiare ai cavalli affetti da bolsaggine, una malattia respiratoria.

CONTROINDICAZIONI. A chi ha una pelle molto sensibile, l’ippocastano può causare irritazione. Non utilizzare in gravidanza ed allattamento. Le cumarine contenute hanno un effetto antitrombotico per cui potrebbero interagire con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti. Può aumentare il flusso mestruale. Chiedere il parere medico preventivo.

ATTENZIONE all’uso prolungato o alle dosi elevate di ippocastano che possono procurare disturbi gastroenterici.



Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.
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domenica 13 maggio 2018

Olio essenziale di alloro. Proprietà, benefici e uso


Olio essenziale di alloro: digestivo, carminativo, espettorante, antistress.
Cosa contiene, proprietà, indicazioni, utilizzo e curiosità
Olio fai-da-te.
Controindicazioni.


La pianta


Laurus nobilis della famiglia delle Lauraceae è una pianta sempreverde che può raggiungere i dieci metri e cresce spontanea nella macchia mediterranea.

Capofila della famiglia delle Lauraceae, le sue foglie entrano nella composizione del bouquet guarnito o Garni con il timo e il prezzemolo. Il bouquet garni, mazzetto odoroso, si ottiene legando le erbe con lo spago, utilizzando una foglia di alloro per tenere tutto insieme, e si utilizza per aromatizzare stufati e zuppe.
Le aromatiche si dividono in coriacee o dure e morbide. La differenza risiede nel fatto che le prime resistono alla cottura senza perdere l’aroma come il rosmarino, l’alloro, l’origano, la salvia o il timo, le seconde invece, quelle morbide come il prezzemolo, il basilico, la maggiorana,  la menta e l’erba cipollina, vengono aggiunte soltanto a cottura ultimata, meglio se a fuoco spento per non alterarne l’aroma e i principi nutritivi.

Il legno dell’alloro è aromatico, come le foglie.

Altri nomi: lauro, romolino in Liguria, Violoro in Veneto, Orbano in Toscana, Addauru in Sicilia, Dafnia in Puglia …

Le foglie, molto profumate, si raccolgono durante tutto l’anno e quelle più giovani sono le più ricche di principi attivi.

I fiori compaiono in primavera e sono riuniti in una infiorescenza ad ombrella.

I frutti sono bacche nere e lucide contenenti un nocciolo; maturano a ottobre e novembre.

L’alloro è diffuso lungo le coste del Mediterraneo, della Spagna, della Grecia, dell’Asia Minore e dell’Italia.
Nell’Italia centro-meridionale cresce spontaneo, al nord è coltivato.


L’olio essenziale di alloro

L’olio essenziale si ottiene per distillazione in corrente di vapore delle  foglie e dei  frutti.

L’olio essenziale di alloro è una nota di cuore: sono oli mediamente volatili (le “note” sono una classificazione che distingue gli oli a seconda della loro volatilità). Sono fragranze che persistono in media 4 ore, con una profumazione intensa. Agiscono sul piano emotivo in caso di  stress e ansia. Appartengono alle note di cuore anche la camomilla e la lavanda.
I frutti della pianta dell’alloro contengono un olio chiamato “burro di alloro”.

I componenti dell’olio essenziale sono il cineolo (dal 35 al 45%), linalolo (dall’8 al 16%), a-terpineolo, geraniolo, fellandrene, eucaliptolo, pinene, esteri, moterpeni, sesquiterpeni, fenoli …

Il pinene è un monoterpene biciclico che si trova nella resina di varie conifere (principalmente Pinaceae) e deve il suo nome al pino. Possiede un gradevole aroma balsamico e trova impiego nella produzione di solventi, caramelle balsamiche e miscele per suffumigi e inalazioni. Alcuni studi rivelano che l’alfa pinene svolge attività  broncodilatatrice e antinfiammatoria (British Journal of Pharmacology).  

L’alfa-pinene è presente negli aghi di rosmarino e nell’olio essenziale di alloro. Mentre il beta-pinene è presente nel basilico e nel prezzemolo.

In uno studio, svolto dal Dipartimento di Medicina e Farmacia della  Sud Korea,  l’alfa-pinene viene indicato come nuovo farmaco candidato per il trattamento di varie malattie infiammatorie per il suo effetto antinfiammatorio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26119957).

 Ulteriori studi mettono in luce la sua attività antimicrobica e antimicotica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22634841).


Proprietà e indicazioni

L’olio essenziale di alloro non è famoso come altri oli, ma ingiustamente, infatti è un ottimo olio essenziale con preziose qualità.

-      L’olio essenziale di alloro è tonificante ed energizzante.

-      E’antivirale e antinfettivo. Utile nelle infezioni e infiammazioni del cavo orale e delle vie respiratorie, ma anche in quelle cutanee e alcuni disturbi genito-urinari.

-      Migliora la memoria (come il rosmarino), quindi utile per chi studia. Due gocce sul fazzoletto da inalare all’occorrenza o qualche goccia nell’umidificatore.

-      E' antinfiammatorio in quanto favorisce e accelera il processo di guarigione postinfezione e la cicatrizzazione in bocca, gola e pelle (piaghe).

-      Funzione antistress: è un blando sedativo, aggiunto all’acqua del bagno svolge un’azione rilassante.

-        Azione espettorante:  grazie al cineolo  presenta proprietà antitussive.

-      Svolge azione antimicotica.


Utilizzi pratici

L’olio essenziale di alloro, opportunamente diluito in olio vettore (olio di arnica o mandorle dolci)  può trovare impiego nelle frizioni,  applicazioni e massaggi locali, nei massaggi per i reumatismi da freddo, nei dolori artrosici, nelle contusioni, nelle storte e nei crampi.

In caso di mal di gola,  angine, infezioni bucco-faringee, sono indicati i gargarismi, due gocce in un dito d’acqua più volte al dì.

Come antimicotico si utilizza in olio vettore per le micosi cutanee.

Per compresse sulla fronte contro la sinusite, si utilizza il decotto.

Per la sua azione antisettica può essere utilizzato in cosmetica per pelli acneiche e, qualche goccia aggiunta allo shampoo, dona lucentezza ai capelli rivitalizzandoli.

Si aggiunge negli umidificatori per contrastare stress e nervosismo.

Utilizzo culinario: foglie intere da utilizzare abbondantemente in cucina (fresche o secche) per la cottura dei frutti di mare, pesce, carni, patè.
Al suo aroma gradevole si aggiungono preziose qualità antisettiche.

Per uso interno è sconsigliato e riservato ad esperti terapeuti.  L’olio essenziale di alloro è indicato nelle dispepsie, nell’acidità di stomaco, nelle fermentazioni intestinali con produzione di gas e in tutti i disturbi gastrointestinali di tipo spastico.

Combatte l’atonia gastrica e promuove la produzione di pepsina e acido cloridrico (elementi che intervengono nei processi digestivi).

E’ indicato in caso di indebolimento generale ed è un ricostituente.


Olio d’alloro

Far macerare 80 gr di foglie in 80 gr di alcol a 90° per 24 ore. Aggiungere un litro di olio di oliva e far cuocere per 5/6 ore a bagnomaria senza mai raggiungere l’ebollizione, quindi filtrare. Conservare in luogo fresco e utilizzare per stomatiti o afte o come impacco sul petto per bronchiti e raffreddori.


Curiosità
Attribuito ad Apollo, divinità solare, simboleggia il trionfo della luce sull’oscurità. Permetteva di entrare in una dimensione spirituale e si pensava che un foglia di alloro, sotto il cuscino, potesse illuminare il futuro.
Alle prime Olimpiadi del 776 a.C.  i vincitori furono incoronati con ghirlande di alloro; anche i Romani cingevano la fronte degli imperatori con questa pianta, così come oggi i laureati (da cui probabilmente deriva il nome: Laurus).


CONTROINDICAZIONI. Non usare in gravidanza, allattamento e sotto i 6 anni. Non utilizzare per lunghi periodi e ad alti dosaggi perché può risultare narcotico o procurare dermatiti. Non utilizzare per uso interno e in caso di ipersensibilità accertata.


Scritto da Angela Ballarati
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venerdì 4 maggio 2018

Un milione di visualizzazioni

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Grazie a tutti voi, lettori, per il traguardo raggiunto.
Il mio impegno, senza scopo di lucro, viene premiato da questo riscontro.
Commentate, è il miglior modo per stimolare le conoscenze e le competenze.
Un grande abbraccio.

giovedì 12 aprile 2018

Alloro: proprietà, ricerche e utilizzi pratici


ALLORO
Componenti, principi attivi e ricerche.
Proprietà e utilizzo.
Alloro in cucina e in fitoterapia.
Come si coltiva.
Un po’ di storia e le controindicazioni.


Il nome scientifico è Laurus nobilis della famiglia delle Lauraceae.

L’alloro, detto anche lauro, è una pianta dalle foglie sempreverdi ed aromatiche.
Raggiunge anche altezze notevoli,  fino a dieci metri, e cresce spontaneo nei boschi e nelle macchie mediterranee. Il legno della pianta è aromatico ed emana il profumo delle foglie, la sua corteccia è di colore verde nerastra.
Si confonde con il lauro ceraso che ha foglie più grandi e meno profumate.

Le foglie sono molto profumate e di colore verde scuro, coriacee e lucide nella pagina superiore, opache in quella inferiore. Si raccolgono durante tutto l’anno e sono quelle giovani le più ricche di principi attivi.

I fiori di colore giallo chiaro formano, riuniti, una infiorescenza ad ombrella. Compaiono in primavera. L’alloro è una pianta dioica cioè ha fiori femminili su una pianta e maschili su un’altra.

I frutti sono drupe (frutti e bacche con buccia sottile, polpa carnosa e nocciolo legnoso contenente i semi, come la ciliegia) nere e lucide con un solo seme. Maturano a ottobre e novembre. L’impollinazione è prodotta dal vento.

Ottobre e novembre sono i mesi in cui si raccolgono i frutti.
Le parti della pianta utilizzate sono le foglie e le bacche. In genere le foglie si utilizzano fresche e possono essere essiccate all’ombra in un luogo fresco.
I frutti si essiccano in luogo riscaldato (al sole, in forno o essiccatore) e si conservano in vasi di vetro.
L’alloro è diffuso lungo le coste del Mediterraneo, della Spagna, della Grecia, dell’Asia Minore e dell’Italia. Nell’Italia centro-meridionale cresce spontaneo, al nord è coltivato.
E’ stato introdotto come prodotto agroalimentare tradizionale italiano (PAT), come prodotto tipico siciliano.


Cosa contiene

Come per il rosmarino la gran parte delle proprietà dell’alloro derivano dagli oli essenziali contenuti.
Gli oli contenuti gli attribuiscono il caratteristico profumo, ma anche e soprattutto effetti calmanti, battericida e disinfettanti.
Gli oli sono presenti sia nelle foglie, circa il 3%, che nelle bacche, fino al 10%.

Oli essenziali contenuti: eucaliptolo, pinene, geraniolo, cineolo, eugenolo, terpineolo, fellandrene.
Oltre ai preziosi oli essenziali, l’alloro, contiene sali minerali come ferro, selenio, zinco, magnesio, calcio, vitamine del gruppo B, la A e la C.

In particolare, l’eugenolo, presente anche, in percentuali maggiori, nei chiodi di garofano e nella cannella, è un composto aromatico utilizzato in profumeria, come aromatizzante e in medicina, per le sue proprietà antisettiche e anestetiche.
Viene impiegato in odontoiatria nelle amalgame ed è efficace contro il mal di denti e come carminativo (elimina i gas intestinali).
In varie ricerche sono stati studiati gli effetti antibatterici e antiossidanti dell’eugenolo (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29611004 - https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28804441- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29018419)
In questa review (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28346030) a cui partecipa l’Istituto di Microbiologia dell’Università di Genova, vengono analizzati i dati scientifici dei principali studi pubblicati che descrivono le proprietà antibatteriche e antimicotiche dell’eugenolo nei confronti di diversi tipi di microrganismi responsabili di malattie infettive umane, malattie del cavo orale e patogeni di origine alimentare. L’articolo riporta anche gli effetti su microrganismi resistenti a più farmaci, ritenendo l’eugenolo un composto con attività antimicrobica ad ampio spettro.

Molto interessante è anche il geraniolo, così chiamato perché estratto dai fiori e dalle foglie di geranio, è presente anche nella melissa officinalis, nel mirto, nella verbena, nella carota, nel mirtillo, nell’arancia, nel bergamotto e nella noce moscata. Il geraniolo è un alcol terpenico che si trova in molte essenze estratte da piante.
Il geraniolo sembra dotato di proprietà chemio preventive nei confronti di certe neoplasie e delle malattie cardiovascolari. Infatti sembra modulare i livelli di colesterolo. In via sperimentale è attivo nei tumori intestinali e nel carcinoma mammario e lavora in sinergia con i farmaci attivi contro queste neoplasie.
Il geraniolo, al quale vengono attribuite proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, neuro protettive e antitumorali, è stato studiato su campioni animali dall’Istituto di biotecnologie dell’Università di Ferrara, per identificare le proprietà di permeazione del geraniolo nelle cellule intestinali e la sua biodisponibilità dopo somministrazione endovenosa e orale nei ratti.
I campioni hanno mostrato un aumento delle difese antiossidanti senza tossicità epatica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29422862).
Nell’Università di Saarland, Germania, è stato condotto uno studio sul geraniolo, in vitro, come antitumorale. Poiché la vascolarizzazione è una delle principali precondizioni per la crescita del tumore, è stata analizzata l’azione anti-angiogenica (l’angiogenesi tumorale è la formazione di nuovi vasi , processo implicato nello sviluppo e nella progressione del tumore) del geraniolo. I risultati indicano che il geraniolo è un ottimo candidato per il trattamento anti-angiogenico dei tumori  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26154255).


Come si utilizza in cucina e in fitoterapia

Certamente l’alloro è molto impiegato in cucina per aromatizzate la carne, cotta alla griglia, arrostita e marinata, ma anche pesce, salse e sughi, conserve di frutta e verdura ed anche liquori. Il suo aroma si mantiene anche con la cottura.
Grazie alle sostanze aromatiche contenute, l’alloro facilita la digestione e, per l’utilizzo in cucina, è meglio far appassire per alcuni giorni le foglie, in questo modo perdono il loro sapore amaro.
Se la digestione risulta difficile, nel caso di piatti particolarmente indigesti, si può preparare il decotto che stimola la purificazione del tubo digerente e facilita l’eliminazione dei gas intestinali.

La tisana si prepara con due foglie di alloro in 200 ml di acqua fredda, portare ad ebollizione e attendere 5 minuti. Spegnere e coprire per altri 5 minuti.

Il decotto si ottiene mettendo 3g di foglie fresche in un litro d’acqua fredda che si lascia bollire per 10 minuti e quindi si filtra.

Olio curativo con le bacche: mettere mezza manciata di bacche di alloro in 250 g di olio evo (extravergine di oliva). Coprite e lasciate macerare per 10 giorni, muovendo il contenuto una volta al giorno. Filtrate dopo aver ben spremuto le bacche. Va conservato  in un recipiente chiuso  e di vetro scuro che non lasci filtrare la luce. Si utilizza come olio da massaggio per i dolori reumatici, slogature, traumi.

L’olio essenziale si ottiene dalla distillazione a vapore delle foglie e dei rametti.

L’olio aromatizzato all’alloro si prepara sminuzzando 4 o 5 foglie in 250 ml di olio evo, in una bottiglia dal vetro scuro. Si tiene in luogo buio per 18 giorni e si agita una o due volte al giorno.


Quali sono le sue virtù e quando può essere utile

L’alloro è una pianta aromatica che aiuta la digestione, allevia i dolori reumatici, le distorsioni e le lussazioni,  stimola l’appetito, è espettorante, è antiossidante, tiene lontano gli insetti e nell’acqua del bagno è rilassante.

-      L’alloro aiuta la digestione, soprattutto dei grassi,  per le sostanze aromatiche contenute che combattono la fermentazione intestinale che, a sua volta, produce gas e gonfiori (è carminativo). Bere una tazza di decotto dopo il pasto aiuta in caso di digestione difficile. Per aumentare l’effetto digestivo aggiungere mezzo limone, ovviamente biologico.

-      Stimola l’appetito.

-      Per i dolori di stomaco è utile bere 1 o 2  tazze di decotto al giorno.

-      In caso di dolori reumatici, distorsioni o lussazioni  massaggiare la parte dolente con l’olio curativo o qualche goccia di olio essenziale di alloro miscelato ad un cucchiaio di olio vettore (perfetto l’olio di arnica, ma anche olio di mandorle dolci).

-      Aiuta in caso di dolori mestruali.

-      È rilassante, sia il decotto che qualche goccia di olio essenziale nell’acqua della vasca da bagno.

-      Per i piedi che sudano molto e per il cattivo odore fare un pediluvio caldo con il decotto (almeno un litro). Aiuta in caso di traspirazione e arrossamento.
-      Sembra d’aiuto in caso di pressione alta (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/147162139).

-      Debolezza generale, indolenza e apatia possono essere stemperate da un bagno caldo con qualche manciata di foglie fresche di alloro.

-      E’ utile anche per preservare i cereali dagli insetti, mettendo qualche foglia nel barattolo in cui li tenete. A maggior ragione se sono biologici e quindi non trattati.

-      Molti decotti della tradizione prevedono l’utilizzo di una o due foglie di alloro come espettorante e per calmare la tosse.

-      E’ astringente,  quindi utile nelle diarree.

-      La tisana può essere impiegata per gargarismi, in caso di mal di gola, gengiviti e alito cattivo.

-      Secondo molti studi  che incoraggiano ulteriori ricerche di approfondimento è antiossidante e antitumorale.

-      Qualche goccia di olio essenziale o le foglie spezzettate, negli angoli della casa, tiene lontano gli scarafaggi.


Come coltivarlo

L’alloro è una pianta molto resistente e cresce bene in tutti i terreni.
Si diffonde:  per seme, diffusa dagli uccelli, per polloni, cioè vengono emessi  nuovi fusti  (polloni) a partire da gemme presenti alla base della ceppaia o sul fusto di un albero tagliato, oppure per talea.


La storia

Il “lauro” è una pianta sacra al Dio Apollo ed è il simbolo della sapienza e della gloria. Nell’antichità i poeti venivano insigniti dell’onorificenza poetica con una corona di alloro sul capo divenendo “laureati”. La tradizione ai giorni nostri è rimasta per “incoronare” tutti i laureati.
Il Dio Apollo si era innamorato di Dafne senza esserne corrisposto. Per non cadere nelle braccia del corteggiatore, Dafne invoca la protezione degli dei che la trasformano in un albero di alloro. Apollo la definì una “pianta nobile” .
Ancora oggi, in alcune zone del Meridione, la pianta di alloro viene chiamata Dafne o Dafinia o Nafne.
Galeno, medico romano, lo utilizzava per l’artrite e per favorire le mestruazioni.
In Medio Oriente, l’alloro veniva fatto macerare nel brandy e impiegato per favorire il parto e lenire i dolori articolari.

Controindicazioni e avvertenze.

L’utilizzo è sconsigliato alle donne incinte e ai bambini sotto i 2 anni. Sebbene in passato sia stato impiegato nelle pratiche abortive, oggi, non lo si ritiene efficace a questo scopo. E’ meglio, comunque, che le donne incinte non lo assumano come decotto. Per i bambini piccoli è sconsigliato perché potrebbe risultare irritante per lo stomaco. Anche in cucina viene consigliato l’impiego di non più di 2 o 3 foglie, in grandi quantità può risultare tossico.


Scritto da Angela Ballarati
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