mercoledì 18 novembre 2015

ANANAS e BROMELINA, proprietà e benefici

L'ANANAS,  frutto dolce e succoso, contiene BROMELINA, un enzima utile per la  DIGESTIONE, per ridurre l’INFIAMMAZIONE e gli EDEMI dell'artrosi e dei traumi, nella cura della CELLULITE e molto altro … 
Più di duecento studi scientifici lo confermano


Diffusa in tutta l’area tropicale, la pianta dell’ananas, Ananas sativus, famiglia delle Bromeliaceae, è originaria del Sud America. Il fusto termina con l’infiorescenza che dà origine al frutto con il caratteristico ciuffo, detto corona. Numerose sono le varietà, le più diffuse sono: Queen, piccolo (1 kg circa) a polpa gialla e aroma intenso; Cayenne, il più diffuso; Spanish, con buccia color arancione e Abacaxi, coltivato quasi esclusivamente per il consumo fresco.
Chiaro che, data l’esportazione in tutto il globo, venga raccolto acerbo e si sa che, da un punto di vista nutrizionale, il contenuto non sia lo stesso che il consumo al giusto grado di maturazione e appena raccolto; inoltre è un frutto “climaterico”, ossia interrompe la sua maturazione una volta raccolto e di conseguenza anche il contenuto zuccherino non varia, cambia solo il colore della buccia.   
Ragion per cui, prediligere sempre frutta e verdura della zona di appartenenza è buona cosa, almeno in questo caso possiamo nutrire un dubbio sul punto di maturazione all’atto della raccolta, nel caso dell’ananas, abbiamo una certezza!

COME SI SCEGLIE

Ma se proprio non possiamo farne a meno (io lo adoro!), teniamo presente che una volta raccolto, le caratteristiche organolettiche dell’ananas, non cambiano, quindi scegliamolo con la buccia arancione, di diverse sfumature. Se, tra le scaglie esterne, è di colore verde o grigiastro, il frutto non è ancora maturo; se è di colore marrone, è troppo maturo. Non deve, ovviamente, presentare macchie, controllate soprattutto l’attacco del gambo, il colore delle foglie deve presentarsi di un verde brillante. Inoltre è possibile sentirne l’odore perché l’acerbo non profuma e l’ananas troppo maturo non ha un buon odore. E’ perfettamente maturo quando le foglie della parte centrale si staccano facilmente.

COSA CONTIENE e quando può essere UTILE

L’ananas contiene fino al 75% circa di acqua, zuccheri pari al 18% e fibre per il 4%. Le vitamine fornite sono la A, la C e quelle del gruppo B (B1 e B6), si calcola che siano pari alla metà di quelle contenute nell’arancia, è una buona fonte di potassio e fra i minerali elenchiamo anche ferro,  rame,  fosforo,  iodio, magnesio,  manganese, e zolfo.
L’ananas è un frutto povero di calorie, solo 40 calorie per 100 g di frutto fresco perché a quello in scatola viene aggiunto zucchero. 
Una sostanza molto interessante contenuta nell’ananas è la BROMELINA, un enzima proteolitico, in grado cioè di digerire le proteine (1000 volte pari al suo peso), utilizzata per produrre farmaci antinfiammatori. Infatti la bromelina, secondo alcune ricerche, combatte le infiammazioni, è benefica per l’apparato respiratorio nelle malattie virali e decongestiona in caso di catarro. Attenzione però perché questo enzima prezioso viene distrutto dal calore e non è presente nell’ananas conservato.

Sulla bromelina sono stati effettuati oltre 200 studi scientifici sulle sue applicazioni terapeutiche.
La bromelina ha un’efficacia clinica documentata
-         sulla digestione
-         riduce l’infiammazione prevenendo il gonfiore (artrite, traumi o interventi chirurgici)
-         inibisce l’aggregazione delle piastrine
-         dona sollievo nella sinusite
-         stimola la guarigione delle ferite
-         riduce l’infiammazione nel caso di artrite
-         è efficace  nell’angina  
-         nella bronchite (fluidifica e riduce il muco)
-         nell’insufficienza pancreatica
-         nella tromboflebite e nelle varici
-         nella dismenorrea (mestruazioni dolorose)
-         nel trattamento dell’obesità perché inibisce l’appetito
-         nella cura della cellulite.

In molti studi sono state usate le preparazioni, a base di bromelina, in commercio, perché non è ben chiaro quanto l’organismo assimili gli enzimi in forma attiva, ma esistono prove che fino al 40% possa essere disponibile senza essere metabolizzata. Molti convengono che bere succo fresco di ananas abbia effetti simili.
In uno studio condotto dal Centro di ricerche sul cancro delle Hawaii, sia sulla bromelina che su un altro enzima presente, perossidasi, in coltura, è stato segnalato un’inibizione della crescita di cellule tumorali (Taussig, Szekerczes and Batkin 1985 “Inihibition of Tumour Growth in Vitro by Bromelain, an Extract of Pineapple Plant, Planta Medica)
In erboristeria e in farmacia si trova l’ estratto secco utilizzato per le problematiche citate sopra, è importante però conoscere le controindicazioni. I preparati a base di ananas non sono indicati in caso di ulcera peptica; se si assumono farmaci antibiotici, è d’obbligo il parere medico, come l’amoxicillina o farmaci anticoagulanti. Sempre richiesto il parere medico quando si assumono erbe con proprietà anticoagulante. E’ sconsigliato in gravidanza e allattamento. Altre reazioni avverse possono essere nausea, mal di stomaco e diarrea.

CURIOSITA’

Il succo d’ananas è balzato agli onori della cronaca per il suo utilizzo, come liquido di contrasto, nell’ospedale S. Orsola di Bologna. Viene utilizzato, in sostituzione di costose sostanze di sintesi molto meno naturali, per colangiografie in Risonanza Magnetica.

IN CUCINA

L’ananas si consuma tal quale e sotto forma di succo che si trova già confezionato, meglio scegliere quello senza zucchero aggiunto, è già dolce di suo. E’ principalmente utilizzato nelle macedonie e nei dolci, anche se ci sono dei piatti salati come il pollo in agrodolce. Smorza il sapore aspro dei mirtilli ed è ottimo frullato con il mango.

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.





Mangiar sano e naturale  M. Riefoli - Il potere curativo dei cibi M. Murray - La bibbia del vegano P. Crocker - Salute e benessere secondo natura  Fabbri Ed. - Personal trainer.it - wikipedia.org/wiki/Ananas

lunedì 9 novembre 2015

BARBABIETOLA rossa, PROPRIETA' e USO in CUCINA

BARBABIETOLA, mineralizzante e vitaminica, utile in caso di anemia.
Studi sulla betaina
Come scegliere la barbabietola
COTTA o CRUDA, vediamo alcuni utilizzi in cucina
Caffè di barbabietola, ricetta della nonna!
Borsc 


La barbabietola è conosciuta, fin dall’antichità, per le sue virtù. Il suo sapore, molto zuccherino e dolce, non incontra il gusto di molti, personalmente la utilizzo in cucina, nelle insalate, ma non molto spesso perché mi stucca. La mia preferenza va al centrifugato,  se avete un estrattore tanto meglio, miscelata con carote e mele: ottimo succo mineralizzante e naturalmente dolce. Tre o quattro volte a settimana, mi bevo il succo centrifugato con una barbabietola, tre carote e due mele, ottima fonte vitaminica e minerale.

Esistono diverse varietà di barbabietole, di alcune si utilizzano le radici, di altre le foglie (bietole). Le barbabietole da radice sono impiegate come alimento, per l’alimentazione degli animali e per la produzione di zucchero.

La barbabietola, beta vulgaris (famiglia delle Chenopodiaceae), nelle regioni settentrionali, viene seminata in primavera e raccolta a partire dalla fine di agosto, nel meridione si coltiva a ciclo autunno-primaverile, con raccolta in estate.


COME SI SCELGONO 
           
Le barbabietole si raccolgono nel periodo estivo e autunnale. Quelle fresche devono presentarsi sode, non rugose e mollicce, e senza ammaccature; le foglie, alle estremità,  in caso ci fossero, indicano freschezza se lucide e coriacee. 
Le barbabietole fresche si conservano, in frigorifero, senza la parte verde per 2 settimane.


COSA CONTENGONO  E QUALI SONO I BENEFICI EFFETTI SULLA SALUTE

La barbabietola è composta dall’87% di acqua, le proteine rappresentano l’1,6%, i carboidrati il 9,5% in zuccheri, le fibre il 2,8% e i grassi rappresentano nemmeno l’1%.

E’ molto ricca di minerali: potassio, fosforo, magnesio, calcio,  ferro, rame, manganese, selenio e zinco.

Le vitamine presenti sono la A, la C, quelle del gruppo B (B1, B2, B3, B5 e folati).

Per la presenza abbondante di minerali, zuccheri e vitamine, la barbabietola è un cibo con un ottimo potere nutritivo.

E’ importante ricordare che la vitamina C, contenuta nel limone ad esempio, facilita l’assorbimento organico del ferro presente, mentre i tannini, del tè o del caffè, lo ostacolano.

-         E’ mineralizzante, quindi adatta come ricostituente, nelle convalescenze, negli stati influenzali (è antisettica) o per chi ha carenze di sali minerali.  Un bicchiere di succo di barbabietola miscelato con succo di mela è un ottimo integratore naturale.

-         In caso di anemia. La carenza di ferro può dipendere da vari fattori che è sempre utile accertare, ma quando può dipendere da uno scarso apporto alimentare si può intervenire con un’alimentazione adeguata e incrementando il consumo di alcuni alimenti ricchi, appunto, di ferro. E’ il caso della rapa rossa.

-         Aiuta nelle malattie del fegato e stimola la produzione di bile, è considerata un decongestionante epatico.

-         Favorisce la digestione e rafforza la mucosa gastrica.

-         Stimola la produzione di globuli rossi e il sistema linfatico.

-         La fibra contenuta stimola la funzionalità intestinale, agendo positivamente sui livelli di colesterolo.

-         Si è scritto molto dell’azione antitumorale delle barbabietole, anche se messa in discussione, in particolare per il loro contenuto in betanina e betaina. La betanina è un glicoside utilizzato come colorante naturale (E162), mentre la betaina è stata studiata per i suoi effetti salutistici sul fegato (steatosi epatica), nelle forme leggere di depressione e nell’alcolismo, per il suo effetto neuro protettivo e detossificante.  Uno studio dell’Istituto di Ricerca di Seoul, Corea  (in vitro pubmed/24467616)  ha evidenziato una inibizione della proliferazione di cellule cancerose (HepG2), ma occorrono altri studi e conferme ulteriori prima che quanto affermato risulti inequivocabile. Lo studio continua confrontando il contenuto in betaina delle barbabietole coltivate in serra e in orto e riscontrando che le barbabietole di serra ne contengono quantità inferiori.
Oltre alle barbabietole, sono fonti di betaina anche gli spinaci, i broccoli, la quinoa e i cereali.
-         In cosmesi gli estratti vengono utilizzati con funzione lenitiva e anti-arrossante.


QUANDO LA BARBABIETOLA E’ SCONSIGLIATA

E’ sconsigliata a chi soffre di diabete, per l’elevato contenuto in zuccheri. E’ inoltre sconsigliata  a chi soffre di calcolosi renale e acidità di stomaco.


LE BARBABIETOLE IN CUCINA

Le rape rosse che siamo abituati a consumare sono quelle cotte, in genere a vapore, e poi messe sottovuoto. Inutile aggiungere che il migliore dei modi per consumarle sia a crudo perché si mantengono intatte tutte le proprietà nutrizionali, vitamine e sali minerali.

Le barbabietole più piccole sono migliori per il centrifugato mentre le più grosse sono perfette per la cottura  a vapore.

CRUDE si possono grattugiare nell’insalata o tagliate a julienne fine.
Un’ idea per un’insalata con un colore insolito, il rosa, ma gustosa, prevede ingredienti come le patate lessate a cubetti (3 possono bastare), una tazza di quinoa (da cuocere), mezza tazza di cipolla rossa a dadini, mezza tazza finocchio tagliato fine o grattugiato, una barbabietola di media grandezza grattugiata, una carota grattugiata o a julienne, prezzemolo, dragoncello, due o tre cucchiai di maionese (anche di tofu), sale e pepe a piacere.

COTTE,  al vapore o gratinate in forno, è il modo sicuramente più utilizzato e conosciuto in cui arrivano anche sulle nostre tavole.
Uno dei piatti molto conosciuto, considerato il migliore, a base di barbabietola  è il BORSC, piatto tradizionale della cucina russa, a base di barbabietola, fagioli, cavolo, carote, patate, cipolle, pomodori, funghi, anche carne. Le verdure sono variabili e intercambiabili.

BORSC vegan
Ingredienti per 4 persone: 4 barbabietole, 2 carote, 1 cipolla, 4 tazze di brodo vegetale, il succo di un limone, 2 cm di radice di zenzero, olio, sale e pepe. Facoltativo: panna acida di soia.
Molto sinteticamente, le verdure, barbabietole, carote, cipolle, vengono affettate e cotte in forno con un po’ d’olio, successivamente  si frullano con brodo vegetale, succo di limone e zenzero. Si riscalda il passato  a fuoco medio, aggiustando di sale e pepe, e se gradite, guarnite con panna acida di soia. E’ un piatto che viene servito caldo d’inverno e freddo in estate e la cottura in forno dona un aroma di affumicato.


DALLE RICETTE DELLA NONNA

CAFFE’ DI BARBABIETOLA
Si ottiene tagliando le barbabietole a fettine, dopo averle sbucciate, di circa 3-4 cm di spessore. Si fanno essiccare al sole e tostare in forno fino a che sia possibile frantumarle e macinarle. La polvere ottenuta è un sostituto del caffè e con il tempo, conservata in luogo asciutto dentro un barattolo di vetro, dicono che acquisti un gusto migliore.


Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.




 “Il potere curativo dei cibi” Michael T. Murray wikipedia.org/wiki/Beta_vulgaris my-personaltrainer.it/salute/betaina
“Salute e benessere second natura” Fabbri ed. www.valori-alimentari

giovedì 29 ottobre 2015

PATATA DOLCE o AMERICANA, PROPRIETA' e USI in CUCINA

La PATATA DOLCE o PATATA AMERICANA  è ricca di CAROTENOIDI, antiossidanti utili per la prevenzione del cancro e per mantenere in salute occhi e vista.


Rispetto alla patata comune è meno ricca di amidi, non contiene solanina e, per la ricchezza in fibre, è adatta anche a chi soffre di stipsi.  


 La patata dolce, Ipomea batatas, non appartiene alla famiglia delle Solanacee, come la patata (Solanum tuberosus), ma a quella delle Convolvulaceae e poco ha in comune con la patata.  Originaria delle aree tropicali delle Americhe, dove la coltivazione era praticata già 5000 anni fa, si diffuse in Europa e in Asia dopo la colonizzazione.  Cresce spontanea nelle regioni tropicali dove viene impiegata in numerose ricette, dolci e salate, e viene coltivata nei paesi in via di sviluppo (circa il 95%  della produzione) dove rappresenta il quinto alimento base. Viene utilizzata anche dall’industria per l’estrazione di amido, alcol, per la produzione di farine e per la produzione di mangimi per animali. Anche le foglie e i giovani germogli sono commestibili.
 In Italia, è riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale e la coltivazione si concentra in Puglia e in Veneto.
Affettata e cruda, si accompagna alla classica “bagna cauda” piemontese, una salsa a base di acciughe, olio di oliva e aglio, in cui si intingono le verdure crude.
Il colore della buccia varia dal rosso al viola, dal marrone al bianco a seconda della varietà, così come la polpa che varia dal bianco al giallo, all’arancio o al viola. Quelle bianche o gialle sono meno dolci e sono le più diffuse in Italia.
A scopo ornamentale, la patata dolce viene fatta germogliare, immergendo il rizotubero in acqua.

COSA CONTENGONO E QUALI SONO I BENEFICI DERIVANTI DAL LORO CONSUMO

Le patate dolci contengono un’elevata concentrazione di carotenoidi, provitamine di origine vegetale, utilissimi per contrastare gli effetti dannosi dei radicali liberi, quindi dall’invecchiamento precoce, proteggono dalle malattie cardiovascolari e ostacolano la caduta dei capelli.
Il valore nutrizionale della patata americana è considerato superiore alla patata comune, grazie al contenuto elevato di carotenoidi, maggiori nelle patate di colore arancione scuro rispetto a quelle più chiare.
Le patate dolci contengono buone quantità di vitamina C e B6, calcio, potassio, manganese, apportano principalmente carboidrati complessi e una quantità di fibre che le rendono adatte anche a chi soffre di stipsi. E’ un alimento non consigliato al diabetico e all’obeso in quanto il suo indice glicemico è elevato.
Così come per le carote, i carotenoidi contenuti nelle patate dolci,  di poco inferiori, essendo liposolubili, aumentano la loro presenza (di ben 5 volte) con una cottura non prolungata (a vapore) e con l’aggiunta di acidi grassi (olio evo ad esempio).



Qual è la differenza fra la patata e la batata?
Le patate appartengono alla famiglia delle solanacee, contengono solanina, un alcaloide tossico presente in ogni parte della pianta. La solanina è presente nella patata, soprattutto nella buccia che è meglio rimuovere e, in maggior concentrazione, nelle patate verdi (colorazione dovuta all’esposizione alla luce o al freddo). Le allergie alle solanacee sono più frequenti di quanto si pensi. Infine, le patate, oltre al maggior contenuto in amidi, presentano un indice glicemico superiore, per cui le patate americane rappresentano un’alternativa più sana.

LA “BATATA” IN CUCINA

Le batate, si consumano e si cucinano esattamente come le patate.  La purea di patate dolci è un ottimo accompagnamento per i piatti vegani.
Uno dei modi, forse il più semplice, di gustare le patate americane, consiste nell’avvolgerle in carta stagnola, lavate ma con la buccia, e cuocerle in forno caldo a 220° per 60 minuti circa. Dopo averle estratte dal forno aprite la carta stagnola, non completamente, e praticate un taglio longitudinale profondo dove farete sciogliere del burro crudo salato. Il burro salato servirà come accompagnamento.
In genere cuociono prima delle patate comuni e possono essere saltate in padella, come le patate, con olio evo e rosmarino.
Al forno, potete tagliarle a rondelle, salarle, stenderle su carta forno e ottenere delle patatine fritte alternative, più salutari, o semplicemente cucinarle come patate al forno, aggiungendo olio evo e rosmarino.  Se non avete problemi di sorta, la patata americana non disdegna nemmeno il fritto.
Tagliate a fettine sottili, possono essere grigliate, come le zucchine.
Ottimo il risotto alla batata, meglio quella rossa. Preparate il risotto come per la zucca. Soffritto di olio, salvia e scalogno, sfumate con il vino bianco, aggiungete la batata a dadini e successivamente il riso, continuate versando brodo caldo fino a cottura. Potete aggiungere parmigiano o pecorino e un pizzico di peperoncino.
Batata cruda? Sì, è il modo migliore per mantenere intatte le vitamine e le sue proprietà. Tagliata a julienne può esser aggiunta alle insalate.
Buon appetito!

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili altrove solo citando la fonte, autrice e blog.

 “Il potere curativo dei cibi” Michael T. Murray Red Ed. - “la bibbia del vegano” Pat Crocker  Newton Comp. Ed. - “Salute e benessere secondo natura” Fabbri Ed. - www.my-personaltrainer.it - it.wikipedia.org/wiki/Ipomoea_batatas //it.wikipedia.org/wiki/Solanina

domenica 18 ottobre 2015

TOPINAMBUR, proprietà e benefici

Il TOPINAMBUR è una PIANTA SPONTANEA molto diffusa in pianura Padana
Il tubero, dal sapore che ricorda il carciofo, è ottimo per l’INTESTINO e per i DIABETICI 



Il topinambur (Helianthus tuberosus), tubero simile alla patata, è una pianta erbacea dal fusto eretto con foglie ovali e fiori di colore giallo intenso, simili a piccoli girasoli (Helianthus – Helios- sole). 
E’ una pianta delle composite, originaria del Canada e delle praterie nord-orientali degli Stati Uniti, importata e coltivata in Italia fin dal 1600. 
Cresce lungo gli argini dei fiumi, le rive dei fossi e dei campi e negli incolti;  si trova coltivata e naturalizzata nella pianura Padana, mentre è più rara nell’Italia centro-meridionale.
Il tubero, carnoso e bitorzoluto, con polpa soda e biancastra, si raccoglie in autunno e in inverno, periodo di fioritura. In ottobre si possono vedere a bordo strada, che incorniciano i campi, i fiori gialli del topinambur. 
Non ha avuto grande fortuna di pubblico,si pensa per la difficoltà nella pulitura perché bitorzoluto, tranne che in Piemonte, dove è ingrediente della bagna caoda (piatto tipico regionale).
Ha un sapore particolare che ricorda il carciofo.

IL TOPINAMBUR E’ MOLTO RICCO DI INULINA,  E’ OTTIMO PER L’INTESTINO E PER I DIABETICI, ecco perché …

Il topinambur è ricco di carboidrati, costituiti in gran parte da fruttosio.
Contiene  vitamina A e C, albumine, mucillagini e composti azotati, con proprietà disinfettanti del sangue. A differenza della patata, non contiene amido, ma ingenti quantità di inulina; l’inulina è una fibra solubile, che rientra nei prebiotici ed è presente anche nella cicoria, nel tarassaco, nell’echinacea e nella bardana, che stimola la proliferazione della flora batterica intestinale. L’inulina viene metabolizzata in modo diverso, dal nostro organismo, rispetto agli altri zuccheri e non entra nel metabolismo dell’energia, cosa che lo rende utile in caso di diabete, il pancreas non deve produrre insulina per riportare i livelli ematici di glucosio in equilibrio.

E' stato osservato che consumando un pasto di solo topinambur, la glicemia non subisce variazioni, cioè il pancreas non viene stimolato a produrre insulina (cibi antiossidanti. Mangiare bene per prevenire e combattere la malattia, di Johannes F. Coy, Maren Franz).

Il topinambur ha un indice glicemico pari a 50, mentre quello della patata è pari a 117, anche se va tenuto conto del carico glicemico cioè,  quali altri alimenti completano il tuo pasto. Il topinambur contiene inulina e meno amido, questo è il motivo per cui questo tubero è ststo dimenticato e la sua produzione è diminuita.

L’inulina possiede proprietà immunostimolanti e il topinambur è una delle fonti più abbondanti di inulina.
Anche se l’inulina non viene usata dall’organismo, fornisce nutrimento ai batteri intestinali, in particolar modo stimola la crescita del bifidobatterio, il principale microrganismo dello yogurt vivo. I bifidobatteri sono essenziali per il mantenimento dell’equilibrio della flora batterica intestinale, inibiscono molti organismi nocivi, forniscono vitamine del gruppo B e aiutano a ridurre il colesterolo.
Il topinambur è un alimento energetico e digeribile che lo rende adatto a bambini e anziani.

QUANDO PUO’ ESSERE UTILE

Le mucillagini contenute rendono il topinambur  un buon alimento per chi soffre di stitichezza.
I suoi carboidrati non necessitano di insulina per essere assimilati per cui è indicato per i diabetici.
In caso di gotta e reumatismi è benefico per la componente azotata che aiuta a ridurre gli acidi urici nel sangue.
Anche per le donne, nel periodo di allattamento, il complesso dei principi attivi, favorisce la secrezione lattea.
Non forma glutine, quindi è adatto per i celiaci.
Facilita la digestione e dona senso di sazietà.

ALCUNI SPUNTI PER UTILIZZARLO IN CUCINA?

Il topinambur si cucina come le patate. Si spazzola bene il tubero, si lava, si sbuccia e si taglia a fette ed è possibile utilizzarlo cotto o crudo. Crudo si aggiunge alle insalate, tagliato a fette sottili; cotto si può stufare con altre verdure, friggere o ridurre a purea.
E’ uno degli ingredienti del cuscus dei francesi di Algeria e della Bagna caoda piemontese.
GNOCCHI di topinambur si ottengono sostituendo le patate col topinambur (500 gr di topinambur, 250 di farina bianca, 1 uovo, sale); se la purea dovesse risultare troppo morbida, addensarla sul fuoco in padella.
Sono ottimi anche semplicemente STUFATI, soli o con le patate, con aglio, basilico e una spolverata di pepe.

AVVERTENZE. Data la notevole presenza di inulina, può causare flatulenza, in genere se consumato in eccesso.

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili altrove solo citando la fonte: autore e blog.

“Il potere curativo dei cibi” Michael T: Murray Red Ed. -  “Mangiar sano e naturale” Michele Riefoli Macro ed. - “Salute e benessere secondo natura” Fabbri Ed.
I quaderni del parco “Le piante selvatiche commestibili” - my-personaltrainer.it


sabato 10 ottobre 2015

OLIO ESSENZIALE DI LIMONE, proprietà ed usi

OLIO ESSENZIALE DI LIMONE: COME UTILIZZARLO?
Nelle creme, negli oli da massaggio, nelle maschere per il viso e per il corpo, ma anche in cucina



La pianta del limone, Citrus Limonum,  è un albero  sempreverde e semitropicale, della famiglia delle Rutaceae. Cresce in abbondanza nell’Europa meridionale, Spagna, Portogallo, Italia. Ricco in vitamina C, sia il frutto che l’olio essenziale, trova applicazione in medicina e in cosmetica.
L’olio essenziale si ricava dalla scorza del frutto, se i frutti sono acerbi se ne ricava di più. E’ un olio del gruppo “note di testa”, a cui appartengono quegli oli dinamici, attivi, estroversi, freschi e molto volatili, come anche l’arancio, l’eucalipto e la menta.

COSA CONTIENE LA BUCCIA DEL LIMONE?

La polpa, come è noto, è ricca di vitamina C e acido citrico, mentre la buccia è ricca di terpeni, limonene, citrale, a cui si deve l’odore, e citronellale; contiene tannini (con proprietà astringenti), cumarine e acido citrico.
Della pianta si utilizzano anche i fiori, da cui si estrae un olio essenziale che trova impiego in cosmetica e con le foglie si producono decotti che stimolano l’appetito.

PROPRIETA’ E UTILIZZO

E’ un olio con proprietà antisettiche, antireumatiche e battericide.
L’olio essenziale di limone, così come il limone, ha effetti depurativi, stimola la funzionalità di fegato e pancreas e favorisce la digestione.

Nel diffusore per oli essenziali assicura energia, maggiore concentrazione e allontana i pensieri persistenti.

Per la sua azione battericida può essere utilizzato (3 gocce in mezzo bicchiere d’acqua) in caso di afte, gengiviti e mal di gola, per sciacqui e gargarismi .

Per contrastare gli effetti della cellulite e migliorare la circolazione venosa, può essere aggiunto all’olio di mandorle dolci per massaggio, ma anche nei sali da bagno. Per gambe o piedi gonfi con varici o capillari fragili, aggiungere a 50 ml di olio di calendula 15 gocce di olio essenziale di limone ed effettuare un leggero massaggio dal basso verso l’alto.

Ottimo, qualche goccia nel diffusore, nella stanza di chi è in convalescenza.
In caso di geloni, o dolori reumatici, qualche goccia in olio di arnica, per massaggiare la parte, allevia il disturbo.

Un massaggio in olio di mandorle, con qualche goccia di olio essenziale di limone, è utile in caso di gotta.

Per riscaldare i muscoli prima di un allenamento o per sciogliere tensioni e risolvere piccoli traumi, aggiungere 15 gocce di olio essenziale di limone in 50 ml di olio di arnica e massaggiare le parti interessate.

E’ ideale per i capelli grassi, aggiungete 20 gocce a 100 ml di shampoo o aggiungetene qualche goccia all’acqua dell’ultimo risciacquo, magari con qualche cucchiaio di aceto.

L’olio essenziale di limone schiarisce le macchie della pelle e le lentiggini e per le sue proprietà astringenti è utile in caso di pelle grassa. Una maschera astringente e antisettica si ottiene frullando 5 o 6 fette di cetriolo (se disponete di una centrifuga potete anche utilizzare il succo), rinfrescante, con tre cucchiai di yogurt e 5 gocce di olio essenziale, tenere in posa per almeno 20 minuti. Ripetere due volte a settimana. Se ne può anche aggiungere qualche goccia al tonico usato dopo la pulizia del viso o alla crema viso.

Data la sua fragranza, fresca e tonificante, può essere aggiunto all’olio da massaggio o all’olio (per chi lo utilizza in sostituzione delle creme) per il corpo, dopo la doccia.
Se acquistate l’olio essenziale di limone, purissimo, per uso alimentare (importante), può essere aggiunto, 1 goccia ogni 100 gr, per aromatizzare torte o biscotti quando non si ha il tempo per grattugiare la buccia del limone o semplicemente per aumentarne l’aroma.

E’ un olio molto versatile e il suo profumo fresco lo rende adatto a molteplici utilizzi. Io lo utilizzo nei detergenti multiuso auto-prodotti per la cucina, insieme all’aceto, all’alcool denaturato e qualche goccia di olio essenziale di tea tree.

ATTENZIONE. L’olio essenziale di limone non è tossico, ma come tutti gli agrumi è fotosensibilizzante, quindi non applicare sulla pelle prima di esporsi al sole. Prima dell’utilizzo effettuate sempre il test, nell’incavo del gomito, con una goccia di olio essenziale. Se brucia, o avrete rossori, non utilizzatelo.

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Parti e foto del testo possono essere riprodotte solo citando l'autore e il blog.
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domenica 4 ottobre 2015

OLIO DI NEEM: PROPRIETA’ e UTILIZZO come antinfiammatorio e repellente naturale

L'OLIO DI NEEM è una ANTINFIAMMATORIO e REPELLENTE naturale.
E' UTILE in caso di affezioni della pelle, pediculosi e, per i nostri amici a quattro zampe, funziona come antipulci.



Azadirachta indica, famiglia delle Meliaceae, conosciuto come Neem, è un albero che cresce in India e in Birmania. In India viene chiamato “la farmacia del villaggio” per le molte proprietà medicamentose attribuite dalla tradizione popolare e dalla medicina ayurvedica, infatti viene utilizzato per le infezioni, come antidolorifico, antipiretico e come repellente per gli insetti. L’olio è ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi della pianta,  ma anche le foglie vengono utilizzate per curare malattie della pelle e per produrre infusi e con i suoi rametti, in India, si puliscono i denti.
L’ho acquistato, in erboristeria, a  22,00 euro (100 ml), purissimo, anche se non proprio a buon mercato, su internet lo trovate a meno, occorre sempre testarne la qualità;  quello in vendita è per uso esterno.  L’odore non è il massimo, ricorda l’aglio ed è persistente e pungente, si può mitigare con l’aggiunta di qualche olio essenziale indicato.
Contenuto in acidi grassi: palmitico (16,65), palmitoleico (0,23), stearico (89,98), oleico (44,31), linoleico (16,12), alpha linoleico (o,34), arachido (1,54), beenico (0,19) eicosenoico (0,19), erucuco (0,16), lignocerico (0,16).

PROPRIETA’

L’olio di neem possiede proprietà repellenti per insetti e parassiti, è antivirale, antibatterico e antimicotico.
Come altri oli vegetali è emolliente, idratante, rigenerante, lenitivo e cicatrizzante, utile nelle affezioni dermatologiche.
La scienza ha indagato e studiato questa pianta che sembra avere innumerevoli proprietà, anche se ancora da approfondire per avere il riconoscimento ufficiale.
E’ un olio, utilizzato dall’industria farmaceutica e cosmetica, di colore rosso e dal sapore, come già detto, non proprio gradevole. In agricoltura trova impiego come insetticida e acaricida e si utilizza anche come antiparassitario naturale per cani e gatti. Si può trovare, unito ad altri ingredienti, in preparazioni erboristiche e di cosmesi naturali, dentifrici, saponi, creme per la pelle.

ALCUNI UTILIZZI PRATICI DELL’OLIO DI NEEM
L’olio di neem ha un odore molto forte ed è molto concentrato, si aggiunge ad altri oli o creme nella misura di poche gocce.

Come antiparassitario naturale, per cani e gatti, si possono effettuare dei lavaggi aggiungendo al solito shampoo, meglio utilizzare formulazioni naturali e non aggressive, qualche goccia (2/3) di olio di neem e 5/6 gocce di olio essenziale di Tea Tree. Effettuare lo shampoo una volta a settimana.
Qualche goccia di olio di neem puro o unito a 2/3 gocce di olio di tea tree, diluiti  in acqua (agitare prima dell’uso), si possono spruzzare nella cuccia degli animali o direttamente sul pelo degli animali. Evitando la testa, attenzione nell’uso degli oli essenziali vicino agli occhi e mucose, si possono trattare gli animali, spruzzando o massaggiando l’olio, fra le scapole.

Per la pediculosi (pidocchi), versare un cucchiaio di olio di neem sui capelli, prestando particolare attenzione alla nuca e alla zona dietro le orecchie, massaggiare e lasciare agire per almeno un’ora e poi pettinare i capelli con un pettinino a denti stretti per rimuovere le lendini (uova), che in questo modo si staccheranno più facilmente. Lavare i capelli con uno shampoo a cui potrete aggiungere qualche goccia (10 gocce in 100 ml) di olio essenziale di tea tree che, come l’olio, è molto efficace come repellente. Ripetere l’operazione a giorni alterni fino a remissione.

Per l’onicomicosi (micosi dei piedi e delle unghie) miscelare un cucchiaio di olio di neem a 3 gocce di olio essenziale di tea tree ed applicare due volte al giorno fino a scomparsa.

Per la presenza di acidi grassi essenziali e vitamine è antiossidante, idrata  e nutre, considerato antinvecchiamento per la pelle. Si può aggiungere qualche goccia alla crema per il viso o alla crema per il corpo, l’olio di neem è antinfiammatorio utilizzato contro gli inestetismi della cellulite. Attenzione a metterne qualche goccia perché l’odore è forte e potrebbe risultare fastidioso.

Si può aggiungere al sapone liquido, emulsionando bene, per l’effetto antibatterico naturale, o al bagnoschiuma per l’effetto idratante e lenitivo, mentre unito allo shampoo, oltre a funzionare come repellente per i pidocchi, aiuta in caso di forfora, per l’effetto lenitivo e rigenerante.

L’olio di neem è indicato nei problemi cutanei, come dermatiti o psoriasi, per le sue proprietà cicatrizzanti, idratanti, lenitive e antinfiammatorie. Da utilizzarsi puro,  poche gocce, da massaggiare sulla zona.

Qualche goccia di olio di neem in acqua, costituisce un antiparassitario naturale da spruzzare sulle piante per tenere lontano i parassiti, oppure nei sottovasi, in estate, per allontanare le fastidiosissime zanzare, funziona anche come dopo-puntura.

Scritto da Angela Ballarati
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