lunedì 24 luglio 2017

Papavero o rosolaccio, proprietà, utilizzi e tradizione

Il Papavero o rosolaccio ha proprietà sedative, tossifughe, espettoranti e coloranti.
E’ quello che si fa notare ad ogni margine di strada, nei campi di grano e negli incolti.
Chi non ha mai voluto fotografare i papaveri rossi nei campi di grano, macchie di fuoco negli incolti?

Il papavero possiede proprietà sedative, tossifughe, espettoranti e coloranti.

Il Papaver rhoeas della famiglia delle Papaveraceae ricorda il pericoloso Papavero sonnifero (Papaver Somniferum), appartengono alla stessa famiglia botanica, da cui si ricavano oppio e derivati, tanto utili quanto dannosi.
Il Somniferum ha petali bianchi con leggeri riflessi rosati e dalla sua capsula, non ancora giunta a maturazione, si ricava il lattice che servirà a produrre oppio, molto utilizzato anche in medicina.
Il rosolaccio è da considerarsi innocuo, tanto più che si utilizzano i petali e non le capsule (ciò non esime dalla cautela), anche se in passato, nella medicina popolare, si utilizzavano le capsule. Le capsule producono una succo lattiginoso con un leggero effetto narcotico per gli alcaloidi contenuti.

Il papavero è un’erbacea annuale con radice fusiforme, fusto eretto, peloso e ramificato che può raggiungere i 60 cm.

Alcuni nomi locali attribuiti sono: Papavar, Garusola in Lombardia, Puavere in Veneto, Rusalena in Emilia, Papagnello in Campania, Papagna in Puglia e Paparina in Sicilia.

Le foglie basali formano una fitta rosetta, sono alterne e pelose, con peli setosi e morbidi.

Prima della fioritura i boccioli sono penduli. A giugno-luglio compaiono i fiori, di un bel rosso acceso con una macchia nera alla base di ciascun petalo; la corolla  è composta da quattro petali tondeggianti di colore rosso vivo e spesso provvisti di una macchia nerastra alla base; gli stami, numerosi, sono neri.

Il frutto è una capsula ovale-oblunga con numerosi semi neri.
Il papavero cresce dalla zona submontana fino al mare ed è considerato infestante.

La droga, ossia la parte di interesse fitoterapico, è costituita dai petali che si raccolgono alla fioritura, in maggio-luglio, staccandoli delicatamente.
I petali si essiccano all’ombra e si conservano in recipienti di vetro al riparo dalla luce.

Presente nei campi di frumento (un tempo insieme ai fiordalisi) e orzo, lo si trova a lato delle strade, fra le macerie, negli incolti e nei fossati.

Cosa CONTIENE e quali sono le sue PROPRIETA’

Contiene acido meconico, resine, mucillagini e sostanze coloranti.
I principi attivi sono alcaloidi, antociani, tannini e mucillagini.
La readina è un alcaloide che conferisce proprietà sedative ed è contenuta in tutta la pianta eccezion fatta per i semi.
Dai semi si ricava un olio composto da acido linoleico, stearico, palmitico ed oleico.

Nelle parti aeree e nelle radici è presente la protopina, un alcaloide,  incontrato anche nella Fumaria e nel Papavero Californiano, che sembra inibire il recettore dell’istamina H1 e che agisce anche come analgesico (http://www.wikiwand.com/es/Protopina).

Nelle parti aeree sono contenuti sanguinaria, coptisina (presente anche nell’escolzia o papavero californiano) e cheleritrina.

Non presenta morfina, codeina e papaverina, tipici del papavero da oppio.

Il papavero possiede proprietà sedative, tossifughe, espettoranti, leggermente ipnotiche e coloranti.

E’ leggermente sedativo, bechico (antiussivo), soprattutto per la pertosse e le bronchiti acute.
Favorisce la sudorazione (proprietà diaforetica) e per uso esterno possiede proprietà lenitive e disarrossanti.


                                                  
IMPIEGHI

Infuso di papavero: lascare riposare per 10 minuti in 2,5 dl di acqua calda 1g di papavero (petali essiccati). Trascorso il tempo filtrate e addolcite con un cucchiaino di miele. Una tazza di sera combatte l’insonnia e il nervosismo.

Per il mal di gola versate una tazza di acqua bollente su 10 g di altea e 1 g di papavero (petali) per 10 minuti. Filtrate e fate gargarismi.

Si utilizza l’infuso e lo sciroppo per l’insonnia, il nervosismo, l’eccitazione, l’ansia, la tosse e la bronchite.

Per uso esterno si consigliano le compresse imbevute dell’infuso: per il mal di denti, per la pelle arrossata o  per uso cosmetico come antirughe.

In cucina si utilizzano i giovani germogli crudi in insalata oppure saltati in padella, fritti in pastella o in minestre e risotti. In Friuli le foglie intorno alla radice, raccolte prima della fioritura, si lessano e si passano in padella. Il sapore è delicato e leggermente amarognolo. Crude,con altre verdure e condite con olio sale e limone sono una gustosa insalata. In Romagna si utilizzano crude dopo averle tritate e lasciate macerare sotto sale per 24/36 ore, dopo averle strizzate si utilizzano per fare da ripieno al famoso “Cassone”.

Messèguè scrive del papavero: “… sorriso vermiglio che la natura in festa rivolge agli uomini … lo vedo come simbolo della vita, della gioia, dell’appagamento e della felicità.
… i semi raccolti nelle capsule sono considerati lievemente narcotici, sudoriferi, espettoranti e calmanti. I fiori di papavero sono uno degli ingredienti della celebre Tisana dei 4 fiori, insieme con piede di gatto (Antennaria), malva e farfara. Raccomando questa preparazione a tutti i sofferenti di disturbi respiratori, ai bronchi, alla faringe e al retro-bocca.
Usate il papavero per curare le insonnie, per combattere il nervosismo, l’ansietà, l’angoscia, gli spasmi di stomaco e dell’intestino come pure tutti i dolori di origine nervosa (nevralgie facciali, degli arti ecc.).
Fateli essiccare rapidamente all’aria su della carta o su un telo … se dovessero scolorirsi o tendere al nero, sarebbe segno che sono stati esposti all’umidità e che si sono sciupati. Bene essiccati, li conserverete in barattoli a chiusura ermetica.”

CURIOSITA’

Le proprietà coloranti del Rosolaccio sono dovute principalmente alla presenza nei petali di antociani dal colore rosso vinoso che in passato sono stati sfruttati dalle donne per truccare le labbra e le guance.

Nella medicina popolare è stato utilizzato come sedativo per i bambini, per indurre il sonno e per diminuire la febbre catarrale e reumatica. Si preparavano degli infusi con 4 o 5 petali.

I semi di papavero che comunemente vengono aggiunti alle insalate, venduti nei negozi di alimentazione naturale, non hanno nulla a che vedere con il Papaver Rhoeas, ma sono i semi del Papaver nigrum e del Papaver setigerum dal cui baccello, una volta che il fiore è secco, si ricavano i semi.

C’è chi lo vuole originario della Bulgaria o della Turchia, ma è stato ritrovato anche nelle tombe egizie. I greci mangiavano le giovani foglie in insalata.
Il nome papavero deriva dalla lingua celtica  “Papa” che significa pappa perché si miscelava l’estratto o il succo del papavero rosso alla pappa dei bambini per indurre il sonno e rhoeas significa “cado” e fa riferimento alla precoce caduta dei petali.

Nel mondo anglosassone è dedicato alla memoria delle vittime sui campi di battaglia, della prima e della seconda guerra mondiale, in ricordo dei caduti.
A questo si ispirò De Andrè per la canzone “La guerra di Piero”.
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.
(Fabrizio De André)

AVVERTENZE. Il rosolaccio non ha nulla a che vedere con i papaveri da oppio, ma in dosi elevate può causare intossicazioni e avvelenamenti. In mancanza di precise conoscenze di ordine chimico e farmacologico le capsule non vanno assolutamente utilizzate. In generale è innocuo, ma è sconsigliato in gravidanza e allattamento. Chiedere sempre il parere medico. Non utilizzare in associazione ad altre sostanze ipnotico-sedative.


Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.
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domenica 16 luglio 2017

Meliloto officinale: proprietà e utilizzi

 Il MELILOTO possiede proprietà sedative, antispasmodiche, digestive, diuretiche, espettoranti, decongestionanti e astringenti.
E’ utile, per il suo effetto vasotonico, nelle stasi venose e linfatiche: edemi, gonfiori alle gambe, cellulite, ritenzione idrica ed emorroidi.

E’ utile nell’insonnia dovuta ad ansia e nei crampi allo stomaco per nervosismo.


LA PIANTA

Il meliloto, Melilotus officinalis della famiglia delle Leguminosae, è una pianta erbacea annuale o biennale che cresce a cespuglio e che arriva all’altezza di 1,5 m.
I nomi locali attribuiti sono: Cavalin in Piemonte, Trifoglio cavallino in Lombardia, Spagna salvadega in Veneto, Erba vetturina in Toscana, Trifoglio melato in Puglia, Erba vetarina nelle Marche.
I fusti sono semplici o più spesso ramificati con l’interno cavo. Le foglie sono trifogliate (divise in 3 foglioline piccole) mentre i fiori si riuniscono a grappoli composti da 30/70 fiorellini di colore giallo. Il frutto è un legume bruno-nerastro, mentre i semi sono ovoidali e di colore verde-giallastro.
Cresce in Europa e in Asia occidentale, dal mare alla regione submontana di tutta l’Italia,  nei campi, nei luoghi incolti e assolati, lungo le strade.

La droga, ossia la parte di interesse fitoterapico, è rappresentata dalle sommità fiorite.
Le sommità fiorite si raccolgono tra giugno ed agosto tagliando solo i rametti flessibili, non quelli induriti e quando il tempo è asciutto. La pianta deve essere essiccata molto bene perché l’umidità può sviluppare una muffa che trasforma le cumarine in dicumarolo, sostanza tossica utilizzata come topicida e che interferisce con la coagulazione. Il meliloto non agisce direttamente sulla coagulazione del sangue.
La raccolta non provoca danni alla specie, ma è importante che la pianta non venga divelta e che si lascino sempre integri alcuni grappoli fiorali.
Viene considerata pianta da foraggio che assume, a volte, carattere infestante.  
Le sommità, riunite in mazzi, si essiccano all’ombra e si conservano in sacchetti di carta o tela.

COSA CONTIENE

La pianta contiene cumarine e derivati cumarinici che esplicano attività antiedematosa e cicatrizzante che la rendono utile in caso di insufficienza venosa e stasi linfatiche.
La principale cumarina presente è il melitoside con attività vasoprotettiva, attività simile all’escina contenuta nell’ippocastano.
Contiene flavonoidi che possiedono proprietà antisettiche e diuretiche.
Sono presenti tannini, olio essenziale, resine e amido.

PROPRIETA’

Il meliloto possiede proprietà sedative, antispasmodiche, digestive, diuretiche, espettoranti, decongestionanti e astringenti.
Le sommità fiorite contengono derivati cumarinici che conferiscono al meliloto un gradevole odore di fieno ed esplica, grazie alle proprietà delle cumarine, un effetto vasotonico.
E’ utile nelle stasi venose e linfatiche.
Fluidifica il sangue ed è indicato nei pruriti, nei gonfiori e nei crampi degli arti inferiori dovuti a cattiva circolazione.
Ha una funzione tonica, antiedemigena (che impedisce la formazione di edemi), antinfiammatoria nelle affezioni venose ed è in grado di effettuare un drenaggio linfatico: si usa nell’insufficienza venosa, negli edemi e nei gonfiori delle gambe, nelle flebiti, nelle emorroidi, nella ritenzione idrica e nella cellulite.
Nei colliri ha un’azione disinfiammante e decongestionante della sclera.
Il meliloto è anche utile nei casi di insonnia dovuta ad ansia o eccitabilità, ma anche eccessiva stanchezza, infatti le cumarine agiscono sul sistema nervoso centrale e contribuiscono a calmare gli stati di sovraeccitazione. Una tisana prima di andare a dormire induce calma e favorisce il sonno.
L’azione antispasmodica fa del meliloto un ottimo calmante in caso di crampi allo stomaco dovuti a nervosismo o ipereccitazione.
E’ un sedativo delle nevralgie, della tosse e degli spasmi delle vie urinarie.

Uno studio condotto sui ratti (Dipartimento di Neurologia di Shandong, Cina) ha valutato l’effetto protettivo dell’estratto di Melilotus Officinalis sui tessuti cerebrali in ischemia cerebrale acuta ed ha concluso che l’estratto di Meliloto migliora l’apoptosi (morte cellulare programmata) nei ratti ischemici, diminuendo la trombosi cerebrale, lo stress ossidativo e dei mediatori infiammatori (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28320101).
Anche questo studio, condotto sui ratti e quindi da considerare come inizio per ulteriori indagini sperimentali, valuta l’effetto antiossidante e chelante nei confronti del ferro. L’eccesso di ferro genera radicali liberi provocando danni agli organi. Il contenuto in flavonoidi e composti fenolici che possiedono proprietà chelanti, del Meliloto, dimostra come l’estratto di Meliloto possieda una possibile azione, come chelatore di ferro, aumentando l’escrezione del ferro nelle urine e nelle feci (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27626608).

L’estratto di Meliloto è utilizzato nella tradizione della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) come antinfiammatorio, antiossidante e inibitore della permeabilità capillare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25405912).
La tradizione popolare attribuisce al meliloto una blanda azione sedativa, simile alla camomilla, ed è anche utilizzato come diuretico e come balsamico espettorante nella tosse.


COME SI UTILIZZA

Si trova come tintura madre, già preparata nelle erboristerie, ottenuta dalla macerazione della pianta intera, foglie, radici e sommità fiorite in una miscela di alcol alimentare e acqua per circa tre settimane.

Come tisana si prepara versando 100 ml di acqua bollente su 2 g di sommità fiorite. Si lascia riposare per 10 minuti e si filtra. Per i disturbi della digestione, le nevralgie e l’emicrania.

L’infuso per uso esterno si ottiene mettendo in infusione 40 g di pianta in un litro di acqua bollente. Lasciare in infusione fino ad ottenere un liquido di colore marroncino.  Si utilizza: in compresse sulle varici o anche sulle palpebre, per lavare piccole abrasioni, per eruzioni e per sciacqui in caso di infiammazioni  della bocca e della gola.
Gli infusi di Meliloto sono stati impiegati soprattutto per il trattamento decongestionante delle palpebre e delle zone attorno agli occhi, della bocca, del naso, della gola e per lavare, in caso di necessità, piccole ferite, abrasioni, foruncoli, pustolette. Le preparazioni di Meliloto vanno usate con cautela e senza abusi.

L’Università Federico II di Napoli (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23844756) ha valutato a lungo termine la somministrazione di flavonoidi di Centella e Meliloto in pazienti diabetici, diabeti di tipo 2, con edema maculare (CME senza addensamento maculare) concludendo che la combinazione forniva la conservazione della sensibilità retinica durante i 36 mesi di follow-up rispetto ai pazienti non trattati.

IN CUCINA

In cucina vengono utilizzate le sommità, anche quelle fiorite, nelle insalate con altre erbe selvatiche primaverili. Per il suo aroma particolare si utilizza, essiccata, come spezia per insaporire frittate e sughi.

CURIOSITA’ e un po’ di STORIA

Nei campi si trova anche un’altra specie delle stesso genere, il Meliloto Alba, ricco di nettare e molto ricercato dalle api.
Come il fiordaliso e la piantaggine è chiamato “spezza occhiali” per la proprietà di decongestionare gli occhi affaticati.
L’importanza fitoterapica di questa pianta fu osservata studiando casi di sindrome emorragica nelle bestie da pascolo che avevano ingerito piante di meliloto e trifoglio deteriorate.
Il nome deriva dal greco meli, che significa miele, e lotos, trifoglio o biada.

 

CONTROINDICAZIONI. Il parere medico è d’obbligo quando si intende farne una terapia o quando si assumono farmaci o si è affetti da patologie. A chi è in cura con antinfiammatori, anticoagulanti o ha problemi di coagulazione del sangue: avendo il meliloto proprietà anticoagulanti non è indicato. Ad alte dosi il meliloto può indurre nausea, mal di testa, lesioni gastriche ed epatotossicità.


Scritto da Angela Ballarati
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sabato 10 giugno 2017

GENZIANA, proprietà, utilizzo e ricerche

La GENZIANA è aperitiva e digestiva, è utile nelle disappetenze, nelle convalescenze, nella scarsa produzione di succhi gastrici, nelle febbri.

Nella Medicina Cinese ha un uso antico come antivirale, antinfiammatorio, analgesico ed antiepatotossico.

Come si utilizza e cosa scrive Messèguè.
Un po’ di storia e qualche curiosità.

La Genziana possiede proprietà aromatiche, amaricanti, aperitive, digestive, colagoghe (che stimola il flusso biliare verso l’intestino), coleretiche (stimola la secrezione della bile) e febbrifughe.

LA PIANTA

La genziana maggiore, Gentiana lutea della famiglia delle Gentianaceae che comprende circa 400 specie, è una pianta erbacea perenne con un robusto rizoma verticale, bruno-giallastro all’esterno e giallo vivo all’interno.
Si distingue dalla genzianella, anche se possiede proprietà simili.
Può arrivare ad 1,5 m, ma nei primi anni sviluppa solo una rosetta di foglie basali; è molto comune nei pascoli e prati delle zone montane alpine, fino a 2200 m, e più rara in quelle appenniniche.
Le foglie basali sono ovali-ellittiche mentre quelle del fusto sono opposte a due a due, cosa che permette di distinguerla dal Veratro velenoso (attenzione) che ha foglie alterne.
I fiori sono gialli riuniti in fascetti e il frutto è una capsula ovale-oblunga che si apre, a maturità, in due parti; i semi sono ovali e di colore bruno chiaro.
Le radici si raccolgono in primavera e in autunno, si tagliano in pezzi di alcuni cm e si dividono a metà per il lungo. Si conservano in recipienti chiusi, di vetro, dopo essere state ben essiccate al sole.

“Una radice grossa come un pugno vi basterà per un intero anno e sappiate che la genziana impiega da 10 a 15 anni per raggiungere la fioritura: non distruggete una specie …” così scrive Messèguè.
Proprio in virtù del saccheggio perpetrato è diventata una pianta protetta e la raccolta è vietata perché rischia l’estinzione.
Si trova in erboristeria, quella coltivata.

COSA CONTIENE

La genziana contiene iridoidi come genziopicroside, gentisina, amarogentina. La genziopicrina costituisce il principale componente amaro isolato sin dal 1862.
Contiene alcaloidi come la  genzianina e acidi fenolici come l’acido caffeico che sono utili come antipiretici perché agiscono sulla termoregolazione. Sono contenuti oli essenziali, mucillagini e la gentisina che è la sostanza colorante gialla.
I secoiridoidi (principi amari) sono le sostanze utili nell’inappetenza  perché stimolano i recettori gustativi  che fanno della genziana una tra le piante più efficaci come digestivo.
In Cina, il gentiopicroside è un composto isolato dalla Gentiana lutea,  Qin Jiao in cinese, rappresenta uno dei più comuni farmaci con attività antivirale, antinfiammatoria, analgesica ed antiepatotossica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27342232).
La Genitana rigescens e la Gentiana macrophilla contengono, come la lutea, gentiopicroside (genziopicrina) e sono due erbe utilizzate per trattare l’ittero e altre malattie epatiche e biliari nella medicina tradizionale cinese che le utilizza da migliaia di anni (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27582267).
Alcuni studi, condotti sui topi e che necessitano di ulteriori ricerche, hanno indagato l’effetto anti-artritico e  anti-reumatoide della genziana. I glicosidi iridoidi dai fiori della Gentiana macrophilla Pall, hanno prodotto  dei miglioramenti nell’artrite indotta dal collagene nei ratti (Journal of Ethnopharmacology 2016 ).

I principi amari della Genziana sono utili per stimolare e bilanciare la secrezione dei succhi gastrici e biliari, la cui carenza è causa di sonnolenza, mal di testa, fermentazioni intestinali, flatulenza e per aiutare, migliorando l’assimilazione del cibo, la ripresa di convalescenti e soggetti deboli e anemici.
Tra i principi amari contenuti,  l’amarogentina è responsabile del sapore amaro della genziana, il composto naturale più amaro mai isolato!
L’altra proprietà della Genziana, grazie al suo principio attivo, il genziopicroside, è quella di essere un buon febbrifugo, soprattutto nel caso di febbri malariche o ricorrenti, poiché stimola le difese dell’organismo agendo sui meccanismi della termoregolazione.
Attualmente la Genziana, come preparazione galenica, è impiegata come amaro-tonico ed eupeptico (favorente la digestione). In terapia è utilizzata come eccitante dell’appetito, nella dispepsia e nella ipocloridria.
Come antimalarico può essere associata alla chinina e può trovare particolare indicazione  nei casi di chinino resistenza.
Alcuni studi sugli estratti di genziana la considerano antiossidante,  fungistatica (che impedisce lo sviluppo di funghi) e stimolante le difese immunitarie (studio eseguito sui ratti: Perfumi M., Santoni G., Acta Phytotherapeutica 1996).

Come si utilizza …

DECOTTO. Il decotto si ottiene mettendo 2 g di radice grossolanamente frantumata in 150 ml di acqua fredda. Si porta a ebollizione e si lascia bollire a fuoco lento  per 25/30 minuti, spegnete e coprite per 10 minuti quindi filtrate.

TISANA. Anche se per le radici e i rizomi la forma più utilizzata è il decotto, alcuni testi riportano anche la tisana che si ottiene versando 150 ml di acqua bollente su 2 g di radice grossolanamente frantumata, far riposare per 10 minuti e filtrare.

TINTURA MADRE. Per la preparazione della tintura madre si lasciano a macerare le radici, vecchie di 5 o 6 anni e raccolte in autunno, per tre settimane in una miscela di alcol alimentare e acqua.
Si trova già preparata nelle erboristerie, molto spesso in miscele con altre erbe come la melissa, l’angelica, la liquirizia, la menta e il finocchio.
Tutte le preparazioni sono molto amare.

TINTURA VINOSA. Non poteva mancare la macerazione in vino (l’industria utilizza principalmente alcol per produrre amari digestivi) che si ricava lasciando a macerare in 100 ml, di buon vino, 3 g di radici per 8 giorni.

ALCOLATO. I montanari preparavano numerose varietà di alcoolati a base di genziana (anche con l’aggiunta di qualche bacca di ginepro o scorza di arancio amaro o chiodi di garofano) mettendo a macerare un segmento di radice , circa 5 cm, in un litro di buona grappa. Dopo un mese era pronta.
Ecco la ricetta di Messèguè: “Fate macerare in un grosso vaso di grès, al fresco, un pugno di radici di genziana in un bicchiere di acquavite. Il giorno dopo aggiungetevi un litro di vino bianco e lasciate macerare sino alla fine della settimana. La domenica, all’ora dell’aperitivo, servitene un bicchierino ai vostri amici. Se qualcuno di essi offre di gotta, o vede spuntare all’orizzonte una brutta influenza, vi ringrazierà.”

… e quando può essere utile

E’ nota e famosa come digestivo, gli alcaloidi contenuti nella genziana esercitano un’azione tonica sull’apparato digerente stimolando la secrezione salivare e biliare.

La genziana trova utilizzo nelle difficoltà digestive dovute ad insufficienza di succhi gastrici, in questi casi si può bere il decotto: una tazza 30 minuti prima dei pasti.

E’ utile la tisana in caso di inappetenza, senso di pienezza e aria nella pancia, sempre mezz’ora prima dei pasti.

Come febbrifugo viene consigliata, dagli erboristi, la tintura madre.
Messèguè ne “Il mio erbario” scrive della genziana: “Già gli antichi la somministravano, credendo che guarisse i morsi di serpenti (non ci credo), per curare disturbi del fegato e dell’intestino (sono completamente d’accordo), contro parassiti di ogni genere (è certo), come stimolante generale delle funzioni digestive (l’ho verificato io stesso), come febbrifugo e come diuretico (ve lo garantisco). Noi moderni abbiamo aggiunto a questo elenco di virtù quella di aumentare la secrezione salivaria (il che ne fa un ottimo aperitivo), di tonificare l’insieme dell’organismo (come tutte le piante amare) e di aumentare i globuli bianchi, validi difensori contro tutti i germi infettivi.”

Acqua di genziana per pelli grasse

La genziana ha un’azione tonica sulle ghiandole sebacee diminuendone la secrezione.
L’acqua di genziana si ottiene seguendo le indicazioni del decotto, si fa raffreddare e si applica sul volto con uno spruzzino, lasciando che l’acqua venga assorbita. In alternativa si utilizza la tintura madre, opportunamente diluita in quattro parti di acqua ed in questo caso si utilizza un batuffolo di cotone imbevuto da applicare sul viso pulito.

Un po’ di storia e curiosità

L’uso della genziana, come erba medicinale digestiva, era  conosciuta dagli Egizi, dai Greci e dai Romani. Deve il suo nome a Genzio, il re dell’Illiria.
Veniva utilizzata per disinfettare le ferite, per eliminare i vermi intestinali e per “l’isteria femminile”, come un tempo si chiamavano i dolori mestruali. Nel 1885 un erborista americano lanciò sul mercato la bevanda Moxie, a base di genziana per curare: “esaurimenti nervosi, perdita di virilità e imbecillità”. Non ebbe successo come medicinale e fu venduto come bevanda dissetante con esito positivo.
La genziana è utilizzata come aromatizzante negli amari, come il Fernet Branca, e negli aperitivi come l’Aperol.
In Francia ve ne sono diverse specie, fra cui la stupenda Gentiana acaulis color zaffiro:  la genzianella.
La genziana è nota, come fiore di Bach, sotto il nome di Gentian. Gentian è il fiore dell’amarezza, della sfiducia, del pessimismo e dello sconforto dovuto al credere di non avere possibilità di successo, che le cose andranno male.

CONTROINDICAZIONI. La genziana non è consigliata a chi soffre di acidità di stomaco o ulcere perché aumenta la produzione di succhi gastrici. Evitare in casi di ipersensibilità verso i componenti e in pazienti affetti da gastrite, ulcera peptica, ernia iatale, esofagite. Alti dosaggi possono provocare sintomi come nausea e vomito, irritare lo stomaco o produrre l’effetto contrario cioè ostacolare la digestione. E’ controindicata in chi è affetto da ipercloridria; in persone sensibili e con mal di testa ricorrenti, la genziana può acuire il mal di testa. Alle donne in gravidanza perché, tradizionalmente, veniva usata per indurre le mestruazioni. In allattamento e ai bambini. La genziana può aumentare la gastrolesività di altre erbe o farmaci.


Scritto da Angela Ballarati per Naturopataonline http://www.naturopataonline.org/rimedi-naturali

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“Scoprire riconoscere usare le erbe” Fabbri ed. -  Salute e benessere secondo natura Fabbri Ed.-“Fiori e piante medicinali” Musumeci ed. - https://it.wikipedia.org/wiki/Gentiana - http://www.torrinomedica.it/parafarmaci/sostanze/genziana.asp- http://www.my-personaltrainer.it/erboristeria/genziana.html

venerdì 19 maggio 2017

Griffonia Simplicifolia e 5-HTP proprietà e studi

GRIFFONIA Simplicifolia
I suoi semi sono ricchi di 5-HTP, molecola oggetto di numerose ricerche perché utile nell’insonnia, nella fame nervosa, negli stati ansiosi, nella depressione lieve,  nell’emicrania tensiva e gli studi evidenziano altri risultati …
La Griffonia Simplicifolia Baill, della famiglia delle fabaceae,  chiamata anche “fagiolo africano” per la sua forma, è una pianta tropicale che ama il clima umido; è diffusa soprattutto in Africa Occidentale, Ghana, Gabon e Costa d’Avorio dove viene utilizzata in cucina e per le sue virtù medicinali.
Ha un fusto legnoso che può raggiungere i 3 metri di altezza, ha fiori verdi e baccelli (frutti) al cui interno sono custoditi i semi, la cui colorazione varia dal bruno al nero a seconda del grado di maturazione raggiunto.
La griffonia fiorisce fra agosto ed ottobre e si raccolgono i frutti intorno a Dicembre.
Le foglie si utilizzano in decotti ed infusi nella medicina popolare del luogo di appartenenza, ma sono i semi che rivestono particolare interesse in erboristeria e fitoterapia.  E’ una pianta giovane perché scoperta dall’Occidente solo negli anni  ’70.


 QUALI SONO I COMPONENTI E  LE  PROPRIETA’ DELLA GRIFFONIA

La griffonia è considerata un integratore con proprietà utili nella regolazione dell’umore, del sonno e dell’appetito.
E’ commercializzata (l’estratto di semi) come blando antidepressivo,  dimagrante e come aiuto nell’insonnia, anche con altre erbe come la valeriana.
Le sue proprietà derivano in gran parte da un amminoacido, il 5-HTP o 5-idrossitriptofano. Questa molecola, il 5-HTP, è un intermedio nella sintesi del triptofano, ossia, molto sinteticamente: noi assumiamo  triptofano  con l’alimentazione (è un aminoacido essenziale cioè non prodotto dall’organismo ma introdotto con i cibi), dal triptofano  si sintetizza il 5-HTP che, a sua volta, sintetizza la serotonina. In natura il triptofano si trova nel cioccolato, nell’avena, nelle banane, nei datteri, nello stoccafisso, nella soia, nella spirulina, nei semi di zucca, nei latticini … e nella Griffonia.
Proprio questo componente, il 5-HTP, può quindi far aumentare i livelli di serotonina nell’organismo.

La serotonina è un neurotrasmettitore che, in chi è affetto da depressione, può presentare basse concentrazioni e sembra implicata anche in disturbi come l’ansia e il panico.
La serotonina (5HT o 5- idrossitriptamina) è chiamata l’ormone del buonumore. E’ presente nelle piastrine, nel plasma e nel sistema nervoso, è dotata di azione stimolante sulla muscolatura liscia, come quella gastrointestinale,  azione antiemorragica ed è un mediatore chimico dell’infiammazione e della trasmissione degli impulsi nervosi. Viene sintetizzata nel sistema nervoso centrale e nell’apparato gastroenterico.

Diversi studi hanno sperimentato l’assunzione della griffonia in pazienti affetti da depressione ed è risultata efficace nel trattamento della depressione lieve e moderata.
In un articolo dell’Università di Cracovia, la griffonia compare, insieme ad altre piante come la rodhiola, l’eleuterococco, il crocus sativus (zafferano), la camelllia sinensis (tè), il ginseng ecc., come comprovato aiuto nella prevenzione e nel trattamento della depressione, insieme a omega-3, acido antranilico (vitamina L1) e ad una corretta dieta (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26276913)

Griffonia e ansia. Diversi studi indicano come l’estratto di semi di griffonia eserciti un effetto simile agli ansiolitici.
Uno studio condotto su 15 pazienti non depressi ha dimostrato, dopo 6 settimane di somministrazione di estratto di semi di griffonia, un aumento piastrinico della serotonina e una diminuzione dello stress valutato sulle risposte ad un questionario (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21178946).
Un altro studio, tutto italiano (Università di Modena e Reggio Emilia e pubblicato nel 2011) e condotto sui ratti, ha concluso che l’estratto di semi di griffonia simplicifolia esercita un effetto simile agli ansiolitici, nei ratti, e suggerisce la potenziale utilità nel trattamento dell’ansia sull’uomo(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21353511).

Griffonia, sovrappeso e sensazione di fame. La pianta della griffonia è risultata utile nei problemi di controllo del peso per contrastare la sensazione di fame.
Uno studio italiano, per la precisione del Dipartimento di Scienze della Salute, della Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia, ha eseguito un trial randomizzato, a doppio cieco, controllato con placebo, su 20 femmine in sovrappeso in regime di dieta ipocalorica personalizzata . A 10 soggetti è stato somministrato placebo mentre agli altri 10  è stata assegnata una integrazione con estratto di Griffonia Simplicifolia per valutare la sensazione di appetito e la massa corporea.
In conclusione lo studio dimostra che il 5-HTP, presente nell’estratto di semi di Griffonia e somministrato tramite spruzzo nella cavità orale è adeguatamente assorbito. Nelle donne in sovrappeso si è registrato un aumento della sensazione di sazietà e una diminuzione dell’indice BMI o Indice di Massa Corporea (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22142813).

Ancora all’Università di Pavia (Emanuele E1, Bertona M, Minoretti P, Geroldi D.) si deve la paternità di un ulteriore studio sul 5-HTP, estratto dalla Griffonia, per aiutare a  risolvere le sofferenze “di cuore”, lo “stress romantico”  legato alle pene d’amore per  relazioni finite. Allo studio hanno partecipato 15 soggetti sani (11 femmine e 4 maschi) e si è arrivati alla conclusione che la somministrazione, per 6 settimane di L-5-idrossitriptofano, ha riportato una migliore risposta dei soggetti nelle sofferenze di cuore e un aumento della serotonina piastrinica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21178946).

Griffonia e sonno. Il 5-HTP è un precursore della serotonina che a sua volta è un precursore della  melatonina, ormone secreto dall’epifisi o ghiandola pineale, che regola il ciclo sonno-veglia ed è quindi utile per chi soffre di insonnia iniziale, ma che aiuta anche a stimolare il corretto funzionamento del sistema immunitario. Migliora la qualità del sonno che diventerebbe anche più profondo. In commercio si trovano preparazioni a base di griffonia combinata con valeriana e/o melatonina.
E’ interessante uno studio svolto dal Centro Pediatrico per i disturbi del sonno del Dipartimento di Psichiatria e Neurologia dell’Università La Sapienza di Roma. Il 5-HTP, non estratto dai semi di griffonia, è stato somministrato a 45 bambini con terrore notturno. Il terrore notturno si caratterizza per un parziale risveglio dal sonno profondo con grida, agitazione intensa, pallore, tachicardia, aumento della pressione arteriosa … di cui al risveglio non si ha ricordo. Lo studio conclude che nell’83,9% dei bambini non si presentava più il disturbo, dimostrando così l’efficacia del trattamento nel migliorare a lungo termine il terrore notturno.

Griffonia e menopausa. La sindrome climaterica è caratterizzata da diversi sintomi quali vampate di calore, frequenti risvegli notturni, insonnia, irritabilità. Questi sintomi non sempre appaiono contemporaneamente e non in tutte le donne in menopausa, comunque  il livello degli ormoni provoca un cambiamento dei livelli di serotonina. Valutando le proprietà dell’estratto dei semi di Griffonia su sintomi come l’insonnia, ma anche la depressione lieve menopausale è possibile pensare che possa aiutare. 
Il triptofano,  con glicina, resveratrolo e vitamina E contenuti negli alimenti funzionali, insieme  ad un approccio nutraceutico adeguato, può essere utile come approccio preventivo. Queste sono le conclusioni di un articolo dell’Università di Milano (Fabio Parazzini  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25660429).

In questo studio si parla di MS cioè di malattia di movimento o cinetosi che consiste in una serie di disturbi che sopravvengono a seguito di spostamenti o viaggi su mezzi di trasporto come navi, aerei, treni e auto ed è causato da una eccessiva stimolazione del sistema vestibolare (orecchio) quando il corpo è sottoposto a sollecitazioni rapide come quelle indotte dal movimento. I suoi sintomi sono vari, i più comuni prevedono vertigini, stanchezza e nausea. E’ stata valutata l’efficacia e la sicurezza del complesso Griffonia/magnesio somministrata in una popolazione pediatrica. Il gruppo di controllo ha mostrato dati, riferiti all’incidenza di MS, significativamente inferiori rispetto al secondo gruppo a cui non era stata somministrata alcuna terapia. I risultati, citano gli autori di questo studio condotto dalla Seconda Università di Napoli, suggeriscono il ruolo del complesso Griffonia/magnesio come potenziale trattamento con efficacia a medio termine per l’MS (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25590358).

Alcune sperimentazioni sono state svolte sul 5-HTP di sintesi,  non estratto dai semi della Griffonia, ma risultano comunque interessanti considerando che la Griffonia ne è ricca.

5-HTP ed emicrania tensiva. Il 5-HTP  sembra d’aiuto nelle emicranie tensive. Questa è la conclusione a cui è approdato uno studio randomizzato in doppio cieco con placebo su 65 pazienti. Dopo il trattamento di 2 settimane si è registrata una significativa  diminuzione del numero di giorni col mal di testa e una diminuzione del consumo di analgesici (Dipartimento di Farmacologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Coimbra in Portogallo https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10849040).

5-HTP e fibromialgia. Una ricerca in doppio cieco, controllato con placebo sull’efficacia e la tollerabilità del 5-HTP, è stato condotto su 50 pazienti con sindrome da fibromialgia primaria. Tutti i parametri clinici studiati sono stati significativamente migliorati dal trattamento con 5-HTP e sono stati segnalati solo effetti collaterali lievi e transitori. Sicuramente ulteriori studi sono necessari per definire correttamente il valore di 5-HTP nei pazienti affetti da fibromialgia primaria (Unità di reumatologia dell’Ospedale Sacco di Milano https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2193835).

E’ importante sottolineare come la ricerca costituisca un avvio per ulteriori studi e conferme, soprattutto quando non è applicata a soggetti umani, in doppio cieco con placebo e su un vasto campione di  popolazione.
Questo non toglie valore agli studi, ma suggerisce cautela.


CONTROINDICAZIONI. Di norma la griffonia è ben tollerata, ma può dare origine a disturbi gastrici come nausea, meteorismo e bruciori di stomaco, quindi è sempre controindicato il fai da te. E’ d’obbligo il parere medico in caso di diabete, ipertensione,  quando si assumono farmaci, in terapia con antidepressivi (il 5-HTP interagisce) o ansiolitici, in gravidanza, in allattamento e per i bambini.


Scritto da Angela Ballarati per http://www.naturopataonline.org/rimedi-naturali 
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https://it.wikipedia.org/wiki/Griffonia_simplicifolia-  https://it.wikipedia.org/wiki/Triptofano- http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/ormoni/serotonina.html