sabato 10 giugno 2017

GENZIANA, proprietà, utilizzo e ricerche

La GENZIANA è aperitiva e digestiva, è utile nelle disappetenze, nelle convalescenze, nella scarsa produzione di succhi gastrici, nelle febbri.

Nella Medicina Cinese ha un uso antico come antivirale, antinfiammatorio, analgesico ed antiepatotossico.

Come si utilizza e cosa scrive Messèguè.
Un po’ di storia e qualche curiosità.

La Genziana possiede proprietà aromatiche, amaricanti, aperitive, digestive, colagoghe (che stimola il flusso biliare verso l’intestino), coleretiche (stimola la secrezione della bile) e febbrifughe.

LA PIANTA

La genziana maggiore, Gentiana lutea della famiglia delle Gentianaceae che comprende circa 400 specie, è una pianta erbacea perenne con un robusto rizoma verticale, bruno-giallastro all’esterno e giallo vivo all’interno.
Si distingue dalla genzianella, anche se possiede proprietà simili.
Può arrivare ad 1,5 m, ma nei primi anni sviluppa solo una rosetta di foglie basali; è molto comune nei pascoli e prati delle zone montane alpine, fino a 2200 m, e più rara in quelle appenniniche.
Le foglie basali sono ovali-ellittiche mentre quelle del fusto sono opposte a due a due, cosa che permette di distinguerla dal Veratro velenoso (attenzione) che ha foglie alterne.
I fiori sono gialli riuniti in fascetti e il frutto è una capsula ovale-oblunga che si apre, a maturità, in due parti; i semi sono ovali e di colore bruno chiaro.
Le radici si raccolgono in primavera e in autunno, si tagliano in pezzi di alcuni cm e si dividono a metà per il lungo. Si conservano in recipienti chiusi, di vetro, dopo essere state ben essiccate al sole.

“Una radice grossa come un pugno vi basterà per un intero anno e sappiate che la genziana impiega da 10 a 15 anni per raggiungere la fioritura: non distruggete una specie …” così scrive Messèguè.
Proprio in virtù del saccheggio perpetrato è diventata una pianta protetta e la raccolta è vietata perché rischia l’estinzione.
Si trova in erboristeria, quella coltivata.

COSA CONTIENE

La genziana contiene iridoidi come genziopicroside, gentisina, amarogentina. La genziopicrina costituisce il principale componente amaro isolato sin dal 1862.
Contiene alcaloidi come la  genzianina e acidi fenolici come l’acido caffeico che sono utili come antipiretici perché agiscono sulla termoregolazione. Sono contenuti oli essenziali, mucillagini e la gentisina che è la sostanza colorante gialla.
I secoiridoidi (principi amari) sono le sostanze utili nell’inappetenza  perché stimolano i recettori gustativi  che fanno della genziana una tra le piante più efficaci come digestivo.
In Cina, il gentiopicroside è un composto isolato dalla Gentiana lutea,  Qin Jiao in cinese, rappresenta uno dei più comuni farmaci con attività antivirale, antinfiammatoria, analgesica ed antiepatotossica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27342232).
La Genitana rigescens e la Gentiana macrophilla contengono, come la lutea, gentiopicroside (genziopicrina) e sono due erbe utilizzate per trattare l’ittero e altre malattie epatiche e biliari nella medicina tradizionale cinese che le utilizza da migliaia di anni (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27582267).
Alcuni studi, condotti sui topi e che necessitano di ulteriori ricerche, hanno indagato l’effetto anti-artritico e  anti-reumatoide della genziana. I glicosidi iridoidi dai fiori della Gentiana macrophilla Pall, hanno prodotto  dei miglioramenti nell’artrite indotta dal collagene nei ratti (Journal of Ethnopharmacology 2016 ).

I principi amari della Genziana sono utili per stimolare e bilanciare la secrezione dei succhi gastrici e biliari, la cui carenza è causa di sonnolenza, mal di testa, fermentazioni intestinali, flatulenza e per aiutare, migliorando l’assimilazione del cibo, la ripresa di convalescenti e soggetti deboli e anemici.
Tra i principi amari contenuti,  l’amarogentina è responsabile del sapore amaro della genziana, il composto naturale più amaro mai isolato!
L’altra proprietà della Genziana, grazie al suo principio attivo, il genziopicroside, è quella di essere un buon febbrifugo, soprattutto nel caso di febbri malariche o ricorrenti, poiché stimola le difese dell’organismo agendo sui meccanismi della termoregolazione.
Attualmente la Genziana, come preparazione galenica, è impiegata come amaro-tonico ed eupeptico (favorente la digestione). In terapia è utilizzata come eccitante dell’appetito, nella dispepsia e nella ipocloridria.
Come antimalarico può essere associata alla chinina e può trovare particolare indicazione  nei casi di chinino resistenza.
Alcuni studi sugli estratti di genziana la considerano antiossidante,  fungistatica (che impedisce lo sviluppo di funghi) e stimolante le difese immunitarie (studio eseguito sui ratti: Perfumi M., Santoni G., Acta Phytotherapeutica 1996).

Come si utilizza …

DECOTTO. Il decotto si ottiene mettendo 2 g di radice grossolanamente frantumata in 150 ml di acqua fredda. Si porta a ebollizione e si lascia bollire a fuoco lento  per 25/30 minuti, spegnete e coprite per 10 minuti quindi filtrate.

TISANA. Anche se per le radici e i rizomi la forma più utilizzata è il decotto, alcuni testi riportano anche la tisana che si ottiene versando 150 ml di acqua bollente su 2 g di radice grossolanamente frantumata, far riposare per 10 minuti e filtrare.

TINTURA MADRE. Per la preparazione della tintura madre si lasciano a macerare le radici, vecchie di 5 o 6 anni e raccolte in autunno, per tre settimane in una miscela di alcol alimentare e acqua.
Si trova già preparata nelle erboristerie, molto spesso in miscele con altre erbe come la melissa, l’angelica, la liquirizia, la menta e il finocchio.
Tutte le preparazioni sono molto amare.

TINTURA VINOSA. Non poteva mancare la macerazione in vino (l’industria utilizza principalmente alcol per produrre amari digestivi) che si ricava lasciando a macerare in 100 ml, di buon vino, 3 g di radici per 8 giorni.

ALCOLATO. I montanari preparavano numerose varietà di alcoolati a base di genziana (anche con l’aggiunta di qualche bacca di ginepro o scorza di arancio amaro o chiodi di garofano) mettendo a macerare un segmento di radice , circa 5 cm, in un litro di buona grappa. Dopo un mese era pronta.
Ecco la ricetta di Messèguè: “Fate macerare in un grosso vaso di grès, al fresco, un pugno di radici di genziana in un bicchiere di acquavite. Il giorno dopo aggiungetevi un litro di vino bianco e lasciate macerare sino alla fine della settimana. La domenica, all’ora dell’aperitivo, servitene un bicchierino ai vostri amici. Se qualcuno di essi offre di gotta, o vede spuntare all’orizzonte una brutta influenza, vi ringrazierà.”

… e quando può essere utile

E’ nota e famosa come digestivo, gli alcaloidi contenuti nella genziana esercitano un’azione tonica sull’apparato digerente stimolando la secrezione salivare e biliare.

La genziana trova utilizzo nelle difficoltà digestive dovute ad insufficienza di succhi gastrici, in questi casi si può bere il decotto: una tazza 30 minuti prima dei pasti.

E’ utile la tisana in caso di inappetenza, senso di pienezza e aria nella pancia, sempre mezz’ora prima dei pasti.

Come febbrifugo viene consigliata, dagli erboristi, la tintura madre.
Messèguè ne “Il mio erbario” scrive della genziana: “Già gli antichi la somministravano, credendo che guarisse i morsi di serpenti (non ci credo), per curare disturbi del fegato e dell’intestino (sono completamente d’accordo), contro parassiti di ogni genere (è certo), come stimolante generale delle funzioni digestive (l’ho verificato io stesso), come febbrifugo e come diuretico (ve lo garantisco). Noi moderni abbiamo aggiunto a questo elenco di virtù quella di aumentare la secrezione salivaria (il che ne fa un ottimo aperitivo), di tonificare l’insieme dell’organismo (come tutte le piante amare) e di aumentare i globuli bianchi, validi difensori contro tutti i germi infettivi.”

Acqua di genziana per pelli grasse

La genziana ha un’azione tonica sulle ghiandole sebacee diminuendone la secrezione.
L’acqua di genziana si ottiene seguendo le indicazioni del decotto, si fa raffreddare e si applica sul volto con uno spruzzino, lasciando che l’acqua venga assorbita. In alternativa si utilizza la tintura madre, opportunamente diluita in quattro parti di acqua ed in questo caso si utilizza un batuffolo di cotone imbevuto da applicare sul viso pulito.

Un po’ di storia e curiosità

L’uso della genziana, come erba medicinale digestiva, era  conosciuta dagli Egizi, dai Greci e dai Romani. Deve il suo nome a Genzio, il re dell’Illiria.
Veniva utilizzata per disinfettare le ferite, per eliminare i vermi intestinali e per “l’isteria femminile”, come un tempo si chiamavano i dolori mestruali. Nel 1885 un erborista americano lanciò sul mercato la bevanda Moxie, a base di genziana per curare: “esaurimenti nervosi, perdita di virilità e imbecillità”. Non ebbe successo come medicinale e fu venduto come bevanda dissetante con esito positivo.
La genziana è utilizzata come aromatizzante negli amari, come il Fernet Branca, e negli aperitivi come l’Aperol.
In Francia ve ne sono diverse specie, fra cui la stupenda Gentiana acaulis color zaffiro:  la genzianella.
La genziana è nota, come fiore di Bach, sotto il nome di Gentian. Gentian è il fiore dell’amarezza, della sfiducia, del pessimismo e dello sconforto dovuto al credere di non avere possibilità di successo, che le cose andranno male.

CONTROINDICAZIONI. La genziana non è consigliata a chi soffre di acidità di stomaco o ulcere perché aumenta la produzione di succhi gastrici. Evitare in casi di ipersensibilità verso i componenti e in pazienti affetti da gastrite, ulcera peptica, ernia iatale, esofagite. Alti dosaggi possono provocare sintomi come nausea e vomito, irritare lo stomaco o produrre l’effetto contrario cioè ostacolare la digestione. E’ controindicata in chi è affetto da ipercloridria; in persone sensibili e con mal di testa ricorrenti, la genziana può acuire il mal di testa. Alle donne in gravidanza perché, tradizionalmente, veniva usata per indurre le mestruazioni. In allattamento e ai bambini. La genziana può aumentare la gastrolesività di altre erbe o farmaci.


Scritto da Angela Ballarati per Naturopataonline http://www.naturopataonline.org/rimedi-naturali

Metti “mi piace” sulla mia pagina facebook: benessere natural-mente
Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.

“Scoprire riconoscere usare le erbe” Fabbri ed. -  Salute e benessere secondo natura Fabbri Ed.-“Fiori e piante medicinali” Musumeci ed. - https://it.wikipedia.org/wiki/Gentiana - http://www.torrinomedica.it/parafarmaci/sostanze/genziana.asp- http://www.my-personaltrainer.it/erboristeria/genziana.html

venerdì 19 maggio 2017

Griffonia Simplicifolia e 5-HTP proprietà e studi

GRIFFONIA Simplicifolia
I suoi semi sono ricchi di 5-HTP, molecola oggetto di numerose ricerche perché utile nell’insonnia, nella fame nervosa, negli stati ansiosi, nella depressione lieve,  nell’emicrania tensiva e gli studi evidenziano altri risultati …
La Griffonia Simplicifolia Baill, della famiglia delle fabaceae,  chiamata anche “fagiolo africano” per la sua forma, è una pianta tropicale che ama il clima umido; è diffusa soprattutto in Africa Occidentale, Ghana, Gabon e Costa d’Avorio dove viene utilizzata in cucina e per le sue virtù medicinali.
Ha un fusto legnoso che può raggiungere i 3 metri di altezza, ha fiori verdi e baccelli (frutti) al cui interno sono custoditi i semi, la cui colorazione varia dal bruno al nero a seconda del grado di maturazione raggiunto.
La griffonia fiorisce fra agosto ed ottobre e si raccolgono i frutti intorno a Dicembre.
Le foglie si utilizzano in decotti ed infusi nella medicina popolare del luogo di appartenenza, ma sono i semi che rivestono particolare interesse in erboristeria e fitoterapia.  E’ una pianta giovane perché scoperta dall’Occidente solo negli anni  ’70.


 QUALI SONO I COMPONENTI E  LE  PROPRIETA’ DELLA GRIFFONIA

La griffonia è considerata un integratore con proprietà utili nella regolazione dell’umore, del sonno e dell’appetito.
E’ commercializzata (l’estratto di semi) come blando antidepressivo,  dimagrante e come aiuto nell’insonnia, anche con altre erbe come la valeriana.
Le sue proprietà derivano in gran parte da un amminoacido, il 5-HTP o 5-idrossitriptofano. Questa molecola, il 5-HTP, è un intermedio nella sintesi del triptofano, ossia, molto sinteticamente: noi assumiamo  triptofano  con l’alimentazione (è un aminoacido essenziale cioè non prodotto dall’organismo ma introdotto con i cibi), dal triptofano  si sintetizza il 5-HTP che, a sua volta, sintetizza la serotonina. In natura il triptofano si trova nel cioccolato, nell’avena, nelle banane, nei datteri, nello stoccafisso, nella soia, nella spirulina, nei semi di zucca, nei latticini … e nella Griffonia.
Proprio questo componente, il 5-HTP, può quindi far aumentare i livelli di serotonina nell’organismo.

La serotonina è un neurotrasmettitore che, in chi è affetto da depressione, può presentare basse concentrazioni e sembra implicata anche in disturbi come l’ansia e il panico.
La serotonina (5HT o 5- idrossitriptamina) è chiamata l’ormone del buonumore. E’ presente nelle piastrine, nel plasma e nel sistema nervoso, è dotata di azione stimolante sulla muscolatura liscia, come quella gastrointestinale,  azione antiemorragica ed è un mediatore chimico dell’infiammazione e della trasmissione degli impulsi nervosi. Viene sintetizzata nel sistema nervoso centrale e nell’apparato gastroenterico.

Diversi studi hanno sperimentato l’assunzione della griffonia in pazienti affetti da depressione ed è risultata efficace nel trattamento della depressione lieve e moderata.
In un articolo dell’Università di Cracovia, la griffonia compare, insieme ad altre piante come la rodhiola, l’eleuterococco, il crocus sativus (zafferano), la camelllia sinensis (tè), il ginseng ecc., come comprovato aiuto nella prevenzione e nel trattamento della depressione, insieme a omega-3, acido antranilico (vitamina L1) e ad una corretta dieta (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26276913)

Griffonia e ansia. Diversi studi indicano come l’estratto di semi di griffonia eserciti un effetto simile agli ansiolitici.
Uno studio condotto su 15 pazienti non depressi ha dimostrato, dopo 6 settimane di somministrazione di estratto di semi di griffonia, un aumento piastrinico della serotonina e una diminuzione dello stress valutato sulle risposte ad un questionario (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21178946).
Un altro studio, tutto italiano (Università di Modena e Reggio Emilia e pubblicato nel 2011) e condotto sui ratti, ha concluso che l’estratto di semi di griffonia simplicifolia esercita un effetto simile agli ansiolitici, nei ratti, e suggerisce la potenziale utilità nel trattamento dell’ansia sull’uomo(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21353511).

Griffonia, sovrappeso e sensazione di fame. La pianta della griffonia è risultata utile nei problemi di controllo del peso per contrastare la sensazione di fame.
Uno studio italiano, per la precisione del Dipartimento di Scienze della Salute, della Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia, ha eseguito un trial randomizzato, a doppio cieco, controllato con placebo, su 20 femmine in sovrappeso in regime di dieta ipocalorica personalizzata . A 10 soggetti è stato somministrato placebo mentre agli altri 10  è stata assegnata una integrazione con estratto di Griffonia Simplicifolia per valutare la sensazione di appetito e la massa corporea.
In conclusione lo studio dimostra che il 5-HTP, presente nell’estratto di semi di Griffonia e somministrato tramite spruzzo nella cavità orale è adeguatamente assorbito. Nelle donne in sovrappeso si è registrato un aumento della sensazione di sazietà e una diminuzione dell’indice BMI o Indice di Massa Corporea (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22142813).

Ancora all’Università di Pavia (Emanuele E1, Bertona M, Minoretti P, Geroldi D.) si deve la paternità di un ulteriore studio sul 5-HTP, estratto dalla Griffonia, per aiutare a  risolvere le sofferenze “di cuore”, lo “stress romantico”  legato alle pene d’amore per  relazioni finite. Allo studio hanno partecipato 15 soggetti sani (11 femmine e 4 maschi) e si è arrivati alla conclusione che la somministrazione, per 6 settimane di L-5-idrossitriptofano, ha riportato una migliore risposta dei soggetti nelle sofferenze di cuore e un aumento della serotonina piastrinica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21178946).

Griffonia e sonno. Il 5-HTP è un precursore della serotonina che a sua volta è un precursore della  melatonina, ormone secreto dall’epifisi o ghiandola pineale, che regola il ciclo sonno-veglia ed è quindi utile per chi soffre di insonnia iniziale, ma che aiuta anche a stimolare il corretto funzionamento del sistema immunitario. Migliora la qualità del sonno che diventerebbe anche più profondo. In commercio si trovano preparazioni a base di griffonia combinata con valeriana e/o melatonina.
E’ interessante uno studio svolto dal Centro Pediatrico per i disturbi del sonno del Dipartimento di Psichiatria e Neurologia dell’Università La Sapienza di Roma. Il 5-HTP, non estratto dai semi di griffonia, è stato somministrato a 45 bambini con terrore notturno. Il terrore notturno si caratterizza per un parziale risveglio dal sonno profondo con grida, agitazione intensa, pallore, tachicardia, aumento della pressione arteriosa … di cui al risveglio non si ha ricordo. Lo studio conclude che nell’83,9% dei bambini non si presentava più il disturbo, dimostrando così l’efficacia del trattamento nel migliorare a lungo termine il terrore notturno.

Griffonia e menopausa. La sindrome climaterica è caratterizzata da diversi sintomi quali vampate di calore, frequenti risvegli notturni, insonnia, irritabilità. Questi sintomi non sempre appaiono contemporaneamente e non in tutte le donne in menopausa, comunque  il livello degli ormoni provoca un cambiamento dei livelli di serotonina. Valutando le proprietà dell’estratto dei semi di Griffonia su sintomi come l’insonnia, ma anche la depressione lieve menopausale è possibile pensare che possa aiutare. 
Il triptofano,  con glicina, resveratrolo e vitamina E contenuti negli alimenti funzionali, insieme  ad un approccio nutraceutico adeguato, può essere utile come approccio preventivo. Queste sono le conclusioni di un articolo dell’Università di Milano (Fabio Parazzini  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25660429).

In questo studio si parla di MS cioè di malattia di movimento o cinetosi che consiste in una serie di disturbi che sopravvengono a seguito di spostamenti o viaggi su mezzi di trasporto come navi, aerei, treni e auto ed è causato da una eccessiva stimolazione del sistema vestibolare (orecchio) quando il corpo è sottoposto a sollecitazioni rapide come quelle indotte dal movimento. I suoi sintomi sono vari, i più comuni prevedono vertigini, stanchezza e nausea. E’ stata valutata l’efficacia e la sicurezza del complesso Griffonia/magnesio somministrata in una popolazione pediatrica. Il gruppo di controllo ha mostrato dati, riferiti all’incidenza di MS, significativamente inferiori rispetto al secondo gruppo a cui non era stata somministrata alcuna terapia. I risultati, citano gli autori di questo studio condotto dalla Seconda Università di Napoli, suggeriscono il ruolo del complesso Griffonia/magnesio come potenziale trattamento con efficacia a medio termine per l’MS (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25590358).

Alcune sperimentazioni sono state svolte sul 5-HTP di sintesi,  non estratto dai semi della Griffonia, ma risultano comunque interessanti considerando che la Griffonia ne è ricca.

5-HTP ed emicrania tensiva. Il 5-HTP  sembra d’aiuto nelle emicranie tensive. Questa è la conclusione a cui è approdato uno studio randomizzato in doppio cieco con placebo su 65 pazienti. Dopo il trattamento di 2 settimane si è registrata una significativa  diminuzione del numero di giorni col mal di testa e una diminuzione del consumo di analgesici (Dipartimento di Farmacologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Coimbra in Portogallo https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10849040).

5-HTP e fibromialgia. Una ricerca in doppio cieco, controllato con placebo sull’efficacia e la tollerabilità del 5-HTP, è stato condotto su 50 pazienti con sindrome da fibromialgia primaria. Tutti i parametri clinici studiati sono stati significativamente migliorati dal trattamento con 5-HTP e sono stati segnalati solo effetti collaterali lievi e transitori. Sicuramente ulteriori studi sono necessari per definire correttamente il valore di 5-HTP nei pazienti affetti da fibromialgia primaria (Unità di reumatologia dell’Ospedale Sacco di Milano https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2193835).

E’ importante sottolineare come la ricerca costituisca un avvio per ulteriori studi e conferme, soprattutto quando non è applicata a soggetti umani, in doppio cieco con placebo e su un vasto campione di  popolazione.
Questo non toglie valore agli studi, ma suggerisce cautela.


CONTROINDICAZIONI. Di norma la griffonia è ben tollerata, ma può dare origine a disturbi gastrici come nausea, meteorismo e bruciori di stomaco, quindi è sempre controindicato il fai da te. E’ d’obbligo il parere medico in caso di diabete, ipertensione,  quando si assumono farmaci, in terapia con antidepressivi (il 5-HTP interagisce) o ansiolitici, in gravidanza, in allattamento e per i bambini.


Scritto da Angela Ballarati per http://www.naturopataonline.org/rimedi-naturali 
https://www.facebook.com/naturopataonline.org/
Metti “mi piace” sulla mia pagina facebook: benessere natural-mente
Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.
https://it.wikipedia.org/wiki/Griffonia_simplicifolia-  https://it.wikipedia.org/wiki/Triptofano- http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/ormoni/serotonina.html


giovedì 20 aprile 2017

AVENA, proprietà e benefici

AVENA: cereale a lenta digestione privo di glutine e ricco di proteine.
La tisana, il decotto, la tintura madre, lo scrub e la maschera per il viso.
La pianta, cosa contiene, come si utilizza in cucina ed in cosmesi fai-da-te.
L’avena è conosciuta da tempi antichissimi, ma la sua coltivazione è più recente, risale agli inizi dell’era cristiana. Si è diffusa soprattutto nell’Europa del Nord perché richiede un clima umido ed è resistente al freddo.

E’ priva di glutine, ma non è stata considerata , in passato, alimento adatto a chi soffre di celiachia. Diversi studi sono stati condotti per verificarne l’assoluta innocuità in caso di celiachia, dato che nel Nord Europa fa da sempre parte dell’alimentazione, come il noto porridge inglese consumato a colazione e molto popolare. I risultati non sono stati sempre definitivi, ma negli ultimi anni, l’avena, è stata dichiarata alimento edibile da chi soffre di celiachia in quanto nel 95% circa dei soggetti, non procura alcun sintomo e la restante parte è stata considerata come sensibile ai componenti.
Questo sunto (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26557006) pone l’accento sull’importanza, nell’alimentazione del soggetto celiaco, che l’avena non sia contaminata con altri cereali e che a diverse varietà di avena corrispondono  diversi componenti, con sequenze amminoacidiche diverse, le quali  possono dar luogo a diverse reazioni del sistema immunitario. 

LA PIANTA

L’ avena comune o sativa,  famiglia delle Graminaceae o Poaceae, è la specie più comune e  figura al quinto posto nella produzione mondiale fra i cereali.
E’ una pianta erbacea da cui si ricava un cereale in chicco.

Sebbene sia stata utilizzata in passato soprattutto come biada per i cavalli, era conosciuta nell’antichità per la produzione di pane e utilizzata in sostituzione di frumento e orzo quando questi ultimi scarseggiavano.

Viene coltivata in Italia anche se la produzione negli ultimi anni, soppiantata dall’orzo e dal mais, è diminuita soprattutto al Nord, mentre è ancora presente in Basilicata, Puglia e Lazio. La diminuzione è dovuta alla minor resa, rispetto ad altri cereali, ed anche ai limiti dell’utilizzo: sono diminuiti gli allevamenti equini dove veniva per la maggior parte impiegata sia come biada (granella) che come paglia.

La pianta dell’avena è annuale e raggiunge i 60-150 cm, la semina si effettua a fine settembre e la raccolta in maggio.
I chicchi dell’avena consistono di cariossidi (frutti) avvolti da un tegumento non digeribile che viene rimosso, cioè l’avena viene decorticata.

Le varietà attualmente coltivate hanno rese più elevate e sono più resistenti ai parassiti rispetto alle varietà del passato.
I chicchi sono destinati all’alimentazione umana e animale, mentre le piante sono utilizzate come foraggio.

COSA CONTIENE
L’avena costituisce il cereale più ricco di proteine, rispetto agli altri cereali.

Per il suo contenuto è considerato un cereale molto nutriente, rinforzante e riscaldante.
E’ un cereale a lenta digestione che non causa picchi insulinici.
Fornisce 389 kcal ogni 100 g di prodotto. Contiene 16 g di proteine (circa il 16%), 6,9 g di grassi ( di cui 1,2 di grassi saturi, 2,1 g di monoinsaturi e 2,5 di polinsaturi ca.) e circa 10 g di fibra.

E’ ricca di magnesio, calcio, fosforo e potassio, ma anche, in percentuali minori di rame, zinco e ferro.

Vitamine B1 (54,5 % RDA Recommended Daily Allowance o dose giornaliera consigliata), B2, B5 e folati, questi ultimi presenti in percentuale del 28% della RDA.

I grassi presenti rappresentano in maggior misura acidi grassi polinsaturi, fra cui l’acido linoleico e, fra i monoinsaturi, l’acido oleico (quello dell’olio di oliva).

Le fibre solubili contenute sono utili per regolarizzare le funzioni intestinali, prevengono stitichezza ed emorroidi, contribuiscono a diminuire il colesterolo e aiutano a controllare il peso corporeo aumentando il senso di sazietà. La regolazione del colesterolo viene esplicata anche attraverso la presenza di alcuni composti steroidei,  avenacine e  avenacosidi (saponine). In questo studio canadese https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25933163   del 2010 viene riconosciuto l’effetto ipocolesterolemizzante dei beta-glucani contenuti nell’avena. I beta-glucani, sostanze contenute nelle fibre solubili, agiscono formando una massa viscosa nell’intestino tenue che limita l’assorbimento intestinale di colesterolo.

Proteine. L’avena vanta un ottimo contenuto proteico, infatti viene consigliata nell’alimentazione di bambini, anziani e convalescenti. E’ il cereale che apporta il maggior contenuto proteico e contiene anche un amminoacido essenziale (che deve essere introdotto con l’alimentazione perché il nostro corpo non lo produce), la lisina, quasi assente nel frumento.

Per due alcaloidi contenuti, la gramina e l’avenalumina, sembra sia utile a chi soffre d’insonnia, depressione e disordini dell’appetito.

Gli antiossidanti dell’avena impediscono ai cibi grassi di irrancidire.  Per questa proprietà viene utilizzata come additivo di diversi alimenti e nella produzione delle carte in cui si avvolgono gli alimenti.

L’avena possiede un basso indice glicemico (50-60) che la rende una scelta migliore rispetto ai cereali raffinati. Il suo basso indice glicemico, unitamente alle fibre contenute, oltre a fornire un maggior senso di sazietà la mantengono più a lungo, a parità di calorie rispetto ad altri alimenti. Gli alimenti ad alto Indice Glicemico provocano una variazione della glicemia molto veloce, con conseguente produzione di insulina e rapida ipoglicemia, mentre gli alimenti a basso IG riescono a mantenere la glicemia costante e di conseguenza aiutano a prevenire le crisi di ipoglicemia con attacchi di fame. Questo è fondamentale per i soggetti diabetici, ma è importante per tutti.

Avenina. L’avenina è un alcaloide presente nell’avena, e concentrata nella crusca, a cui vengono attribuite proprietà toniche e stimolanti, proprietà adatte al metabolismo energetico di chi fa sport e intensa attività fisica. E’ importante sottolineare che l’avenina è una sostanza termolabile, cioè si distrugge col calore sopra i 60°C.  Con l’avenina  si trova anche l’auxina, un ormone vegetale coinvolto in tutti i processi di sviluppo e tropismo delle piante. Alcuni studi sperimentali, su animali, hanno concluso che l’auxina è responsabile della crescita cellulare nelle piante, ma anche nelle cellule di mammifero dove  influenza i processi rigenerativi.

L’avena è un cereale molto energetico, ricco di sali minerali come la silice, parzialmente solubile in acqua, il calcio, il ferro, il fosforo, il magnesio, il manganese e lo zinco.

Le saponine (creano schiuma a contatto con l’acqua) sono sostanze prodotte dalla pianta per proteggersi dalle aggressioni patogene esterne, come i funghi.
In alcuni casi sono già presenti nella pianta, come nell’avena (per questo è il cereale più resistente alle muffe), in altri vengono prodotte nel caso in cui la pianta abbia subito un danno.
Le saponine non vengono completamente distrutte dalla cottura, ma sono quasi assenti in caso di fermentazione (vedi natto, derivato dalla fermentazione della soia).
Il problema delle saponine è l’azione irritante sulla mucosa faringea e intestinale, anche se le vengono riconosciute proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie, espettoranti (come la liquirizia che le contiene), antiedemigene (che impediscono la formazione degli edemi come l’ippocastano) o capillarotrope (cioè che incrementano la resistenza dei capillari migliorando la microcircolazione come la centella asiatica). Vengono utilizzate dall’industria per la produzione di ormoni steroidei come il testosterone e il cortisolo.
Gli alcaloidi contenuti nell’avena possiedono un’azione antidepressiva.
Nella tradizione popolare, la pianta viene utilizzata come diuretico e per eliminare l’acido urico nel sangue.

COME SI UTILIZZA L’AVENA

I chicchi dell’avena vengono privati  dell’involucro esterno, cioè viene decorticata, e la cariosside viene macinata per produrre farina oppure i chicchi vengono schiacciati fra due rulli e trasformati in fiocchi, freschi o precotti a vapore.

Come alimento si cucina l’avena  (i chicchi) cotta (la cottura richiede circa 60 minuti o la metà nella pentola a pressione) come gli altri cereali. Minestroni (anche con i fiocchi), vellutate di zucca o carciofi, o semplicemente con olio extra vergine di oliva.
L’avena si mangia anche cruda, nell’alimentazione VegAnic, ammollata o germogliata, intera o tritata e può essere condita con salsine varie.  Si consumano, ad esempio, i fiocchi integrali crudi messi a mollo, per qualche ora, nel latte o nello yogurt.

I fiocchi di avena sono più conosciuti dell’avena e, in genere, utilizzati per la prima colazione. I fiocchi sono ottenuti per schiacciamento,  quindi derivano dal semplice chicco cotto o crudo, schiacciato.  Altra cosa sono i cornflakes, ottenuti attraverso estrusione, un procedimento industriale ad alte temperature che depaupera di elementi nutritivi il cereale innalzando l’indice glicemico (anche per le aggiunte sostanziose in zuccheri). I fiocchi di avena sono presenti nel muesli, insieme a fiocchi di altri cereali, o da soli, con frutta essiccata e semi oleosi o scaglie di cioccolato per rendere il tutto più  appetitoso.

Il porridge è una polentina di avena tradizionalmente consumata dagli inglesi per la colazione del mattino.
Il porridge originale è andato, nel tempo e nelle diverse culture, arricchendosi e modificandosi, ma la base si prepara cuocendo i fiocchi di avena in acqua o latte fino ad ottenere una crema, sono sufficienti pochi minuti. Alla crema si aggiungono: yogurt,  frutta fresca, frutta secca, noci, nocciole e mandorle, frutta essiccata, come albicocche e fichi, si può arricchire con scaglie di cioccolato, semi di lino, aromatizzare con la cannella, dolcificare con miele, insomma c’è di che variare adattandolo ai propri gusti.

In commercio viene venduta anche la crusca d’avena.  La funzione pubblicizzata principale della crusca è di regolarizzare il transito intestinale, viene infatti utilizzata spesso da persone con problemi di stitichezza. Le vengono riconosciute anche la capacità di aumentare il senso di sazietà e la proprietà ipocolesterolemizzante. Sono indubbie le sue virtù, ma devono essere considerati anche altri elementi. Prima di tutto la crusca deve essere di origine biologica perché si rischia di mangiare anche i pesticidi e le sostanze chimiche utilizzate nella coltivazione, in secondo luogo, un utilizzo protratto di crusca, che per il contenuto interferisce con l’assimilazione di minerali come il ferro, il calcio e lo zinco,  può portare ad un impoverimento di vitamine e minerali. Oltre a questo va considerato il fatto che l’azione meccanica della crusca è di stimolare la motilità intestinale per effetto delle fibre insolubili contenute e  secondo alcuni studi si ritiene non siano ideali per chi soffre di dolori o colon irritabile perché la crusca potrebbe peggiorare i sintomi (British Medical Journal). Quando si soffre di stitichezza, senza che sia un disturbo momentaneo, occorrerebbe rivedere la dieta, l’apporto di fibre contenuto negli alimenti che sono più salutari nella loro integrità e non raffinati e processati industrialmente.

L’avena è anche utilizzata nella produzione di whisky e birra.

La tisana di avena si ottiene versando 250 ml di acqua bollente su 3 g di pianta essiccata, coprire per 10 minuti, filtrare. La tisana è indicata in caso di stanchezza mentale e fisica.

Il decotto si ottiene mettendo 9 g di pianta in 300 ml di acqua, portare ad ebollizione e lasciare fino a quando il liquido si riduce ad un terzo, filtrare. Il decotto viene indicato per aumentare il flusso di urina e nell’acqua del bagno per ammorbidire e rinfrescare la pelle.

Nelle erboristerie si trova, già preparata, la tintura madre che si ottiene dalla macerazione dei semi germinati con le radichette o dalla pianta giovane con le sue radici, in acqua e alcol alimentare. La tintura madre è indicata in caso di stanchezza fisica o mentale, per i disturbi della menopausa e nell’insonnia.

Il cataplasma, utile per liberare i bronchi dal catarro, si applica sul petto e si ottiene portando ad ebollizione 500 ml di acqua e versando 200 g di farina di avena a pioggia, senza creare grumi. Si lascia cuocere fino ad ottenere una pappetta consistente che andrà versata su un telo di cotone e poi avvolto in un panno di lana.

Avena e cosmesi fai da te
L’avena e i suoi principi sono utilizzati dall’industria cosmetica per lenire, nutrire e detergere.
Volendo auto-produrre impacchi, maschere e scrub, si utilizza la farina di avena o i fiocchi.
Per lo scrub viso o corpo, è necessario miscelarla a olio di oliva o di mandorle ottenendo una pappina densa da massaggiare con movimenti  circolari, oltre ad essere esfoliante è nutriente e lenitiva.
Allo stesso modo, per la sua azione nutriente e lenitiva, con gli stessi componenti, otterrete una maschera per il viso per pelli stanche e arrossate.


CONTROINDICAZIONI. L’avena non è indicata in chi soffre di eccessiva attività della tiroide. Ad alte dosi può dar luogo a cefalea per il contenuto di vitamina B2.


Scritto da Angela Ballarati
Metti “mi piace” sulla mia pagina facebook: benessere natural-mente
Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.


lunedì 27 marzo 2017

Biscotti senza farina, con nocciole, mandorle e noci.

BISCOTTI SENZA FARINA  con NOCCIOLE, MANDORLE e NOCI.
ENERGETICI e RICCHI di PROTEINE.
VELOCI, subito PRONTI e perfetti per colazione.
La ricetta è semplice, come pure gli ingredienti.

Non mi dilungo sulle proprietà dei semi oleosi, o frutta secca a guscio, come noci, mandorle e nocciole, alla base di questa ricetta.

Contengono grassi, perlopiù insaturi e polinsaturi, che aiutano a ridurre il colesterolo “cattivo”: i preziosi Omega3 di cui le noci sono ricche.

Ottima fonte di proteine vegetali: le mandorle ne contengono  22 g ogni 100 g di prodotto.

Non mancano le vitamine, come la B2 e la E,  e minerali come il calcio e il magnesio nelle mandorle, il ferro nelle nocciole e  naturalmente le fibre, per aiutare il transito intestinale.

Per colazione non dovrebbero mai mancare, sono una carica di energia, ideali per i ragazzi prima della scuola.

Attenzione comunque all’apporto calorico non indifferente.

INGREDIENTI

100 g di nocciole, quelle tostate sono più gustose, ma anche con quelle non pelate il risultato è garantito.
40 g di noci.
40 g di mandorle non pelate.
3 cucchiai di zucchero di canna integrale o di cocco.
50 g di burro di cocco o ghee o metà e metà (ho sperimentato tutte le varianti)
1 uovo intero
Mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere.

PREPARAZIONE

Tritare nel mixer la frutta secca, aggiungere lo zucchero e la vaniglia e miscelare per bene gli ingredienti secchi.

Aggiungere l’uovo  e il burro fuso e mescolare bene, ne deriva un impasto morbido e abbastanza appiccicoso.

Stendere un foglio di carta forno, precedentemente bagnato e strizzato sotto l’acqua fredda, su una leccarda. Versare l’impasto e stenderlo grossolanamente, coprirlo con un altro foglio di carta forno e con un mattarello (io ne ho uno piccolo) appiattirlo, rendendo uniforme il tutto.

In genere con queste dosi si riempie quasi tutta la leccarda e i biscottini sono più croccanti,  ma se li volete più morbidi aumentate lo spessore.
In forno a 180 gradi in 15 minuti sono pronti.

Una volta sfornata la leccarda incidetela con un coltello formando delle linee orizzontali e verticali delle dimensioni desiderate, aspettate che si raffreddino e staccateli dalla carta forno.

Buon appetito!


Scritto da Angela Ballarati
Metti “mi piace” sulla mia pagina facebook: benessere natural-mente
Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.