giovedì 20 aprile 2017

AVENA, proprietà e benefici

AVENA: cereale a lenta digestione privo di glutine e ricco di proteine.
La tisana, il decotto, la tintura madre, lo scrub e la maschera per il viso.
La pianta, cosa contiene, come si utilizza in cucina ed in cosmesi fai-da-te.
L’avena è conosciuta da tempi antichissimi, ma la sua coltivazione è più recente, risale agli inizi dell’era cristiana. Si è diffusa soprattutto nell’Europa del Nord perché richiede un clima umido ed è resistente al freddo.

E’ priva di glutine, ma non è stata considerata , in passato, alimento adatto a chi soffre di celiachia. Diversi studi sono stati condotti per verificarne l’assoluta innocuità in caso di celiachia, dato che nel Nord Europa fa da sempre parte dell’alimentazione, come il noto porridge inglese consumato a colazione e molto popolare. I risultati non sono stati sempre definitivi, ma negli ultimi anni, l’avena, è stata dichiarata alimento edibile da chi soffre di celiachia in quanto nel 95% circa dei soggetti, non procura alcun sintomo e la restante parte è stata considerata come sensibile ai componenti.
Questo sunto (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26557006) pone l’accento sull’importanza, nell’alimentazione del soggetto celiaco, che l’avena non sia contaminata con altri cereali e che a diverse varietà di avena corrispondono  diversi componenti, con sequenze amminoacidiche diverse, le quali  possono dar luogo a diverse reazioni del sistema immunitario. 

LA PIANTA

L’ avena comune o sativa,  famiglia delle Graminaceae o Poaceae, è la specie più comune e  figura al quinto posto nella produzione mondiale fra i cereali.
E’ una pianta erbacea da cui si ricava un cereale in chicco.

Sebbene sia stata utilizzata in passato soprattutto come biada per i cavalli, era conosciuta nell’antichità per la produzione di pane e utilizzata in sostituzione di frumento e orzo quando questi ultimi scarseggiavano.

Viene coltivata in Italia anche se la produzione negli ultimi anni, soppiantata dall’orzo e dal mais, è diminuita soprattutto al Nord, mentre è ancora presente in Basilicata, Puglia e Lazio. La diminuzione è dovuta alla minor resa, rispetto ad altri cereali, ed anche ai limiti dell’utilizzo: sono diminuiti gli allevamenti equini dove veniva per la maggior parte impiegata sia come biada (granella) che come paglia.

La pianta dell’avena è annuale e raggiunge i 60-150 cm, la semina si effettua a fine settembre e la raccolta in maggio.
I chicchi dell’avena consistono di cariossidi (frutti) avvolti da un tegumento non digeribile che viene rimosso, cioè l’avena viene decorticata.

Le varietà attualmente coltivate hanno rese più elevate e sono più resistenti ai parassiti rispetto alle varietà del passato.
I chicchi sono destinati all’alimentazione umana e animale, mentre le piante sono utilizzate come foraggio.

COSA CONTIENE
L’avena costituisce il cereale più ricco di proteine, rispetto agli altri cereali.

Per il suo contenuto è considerato un cereale molto nutriente, rinforzante e riscaldante.
E’ un cereale a lenta digestione che non causa picchi insulinici.
Fornisce 389 kcal ogni 100 g di prodotto. Contiene 16 g di proteine (circa il 16%), 6,9 g di grassi ( di cui 1,2 di grassi saturi, 2,1 g di monoinsaturi e 2,5 di polinsaturi ca.) e circa 10 g di fibra.

E’ ricca di magnesio, calcio, fosforo e potassio, ma anche, in percentuali minori di rame, zinco e ferro.

Vitamine B1 (54,5 % RDA Recommended Daily Allowance o dose giornaliera consigliata), B2, B5 e folati, questi ultimi presenti in percentuale del 28% della RDA.

I grassi presenti rappresentano in maggior misura acidi grassi polinsaturi, fra cui l’acido linoleico e, fra i monoinsaturi, l’acido oleico (quello dell’olio di oliva).

Le fibre solubili contenute sono utili per regolarizzare le funzioni intestinali, prevengono stitichezza ed emorroidi, contribuiscono a diminuire il colesterolo e aiutano a controllare il peso corporeo aumentando il senso di sazietà. La regolazione del colesterolo viene esplicata anche attraverso la presenza di alcuni composti steroidei,  avenacine e  avenacosidi (saponine). In questo studio canadese https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25933163   del 2010 viene riconosciuto l’effetto ipocolesterolemizzante dei beta-glucani contenuti nell’avena. I beta-glucani, sostanze contenute nelle fibre solubili, agiscono formando una massa viscosa nell’intestino tenue che limita l’assorbimento intestinale di colesterolo.

Proteine. L’avena vanta un ottimo contenuto proteico, infatti viene consigliata nell’alimentazione di bambini, anziani e convalescenti. E’ il cereale che apporta il maggior contenuto proteico e contiene anche un amminoacido essenziale (che deve essere introdotto con l’alimentazione perché il nostro corpo non lo produce), la lisina, quasi assente nel frumento.

Per due alcaloidi contenuti, la gramina e l’avenalumina, sembra sia utile a chi soffre d’insonnia, depressione e disordini dell’appetito.

Gli antiossidanti dell’avena impediscono ai cibi grassi di irrancidire.  Per questa proprietà viene utilizzata come additivo di diversi alimenti e nella produzione delle carte in cui si avvolgono gli alimenti.

L’avena possiede un basso indice glicemico (50-60) che la rende una scelta migliore rispetto ai cereali raffinati. Il suo basso indice glicemico, unitamente alle fibre contenute, oltre a fornire un maggior senso di sazietà la mantengono più a lungo, a parità di calorie rispetto ad altri alimenti. Gli alimenti ad alto Indice Glicemico provocano una variazione della glicemia molto veloce, con conseguente produzione di insulina e rapida ipoglicemia, mentre gli alimenti a basso IG riescono a mantenere la glicemia costante e di conseguenza aiutano a prevenire le crisi di ipoglicemia con attacchi di fame. Questo è fondamentale per i soggetti diabetici, ma è importante per tutti.

Avenina. L’avenina è un alcaloide presente nell’avena, e concentrata nella crusca, a cui vengono attribuite proprietà toniche e stimolanti, proprietà adatte al metabolismo energetico di chi fa sport e intensa attività fisica. E’ importante sottolineare che l’avenina è una sostanza termolabile, cioè si distrugge col calore sopra i 60°C.  Con l’avenina  si trova anche l’auxina, un ormone vegetale coinvolto in tutti i processi di sviluppo e tropismo delle piante. Alcuni studi sperimentali, su animali, hanno concluso che l’auxina è responsabile della crescita cellulare nelle piante, ma anche nelle cellule di mammifero dove  influenza i processi rigenerativi.

L’avena è un cereale molto energetico, ricco di sali minerali come la silice, parzialmente solubile in acqua, il calcio, il ferro, il fosforo, il magnesio, il manganese e lo zinco.

Le saponine (creano schiuma a contatto con l’acqua) sono sostanze prodotte dalla pianta per proteggersi dalle aggressioni patogene esterne, come i funghi.
In alcuni casi sono già presenti nella pianta, come nell’avena (per questo è il cereale più resistente alle muffe), in altri vengono prodotte nel caso in cui la pianta abbia subito un danno.
Le saponine non vengono completamente distrutte dalla cottura, ma sono quasi assenti in caso di fermentazione (vedi natto, derivato dalla fermentazione della soia).
Il problema delle saponine è l’azione irritante sulla mucosa faringea e intestinale, anche se le vengono riconosciute proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie, espettoranti (come la liquirizia che le contiene), antiedemigene (che impediscono la formazione degli edemi come l’ippocastano) o capillarotrope (cioè che incrementano la resistenza dei capillari migliorando la microcircolazione come la centella asiatica). Vengono utilizzate dall’industria per la produzione di ormoni steroidei come il testosterone e il cortisolo.
Gli alcaloidi contenuti nell’avena possiedono un’azione antidepressiva.
Nella tradizione popolare, la pianta viene utilizzata come diuretico e per eliminare l’acido urico nel sangue.

COME SI UTILIZZA L’AVENA

I chicchi dell’avena vengono privati  dell’involucro esterno, cioè viene decorticata, e la cariosside viene macinata per produrre farina oppure i chicchi vengono schiacciati fra due rulli e trasformati in fiocchi, freschi o precotti a vapore.

Come alimento si cucina l’avena  (i chicchi) cotta (la cottura richiede circa 60 minuti o la metà nella pentola a pressione) come gli altri cereali. Minestroni (anche con i fiocchi), vellutate di zucca o carciofi, o semplicemente con olio extra vergine di oliva.
L’avena si mangia anche cruda, nell’alimentazione VegAnic, ammollata o germogliata, intera o tritata e può essere condita con salsine varie.  Si consumano, ad esempio, i fiocchi integrali crudi messi a mollo, per qualche ora, nel latte o nello yogurt.

I fiocchi di avena sono più conosciuti dell’avena e, in genere, utilizzati per la prima colazione. I fiocchi sono ottenuti per schiacciamento,  quindi derivano dal semplice chicco cotto o crudo, schiacciato.  Altra cosa sono i cornflakes, ottenuti attraverso estrusione, un procedimento industriale ad alte temperature che depaupera di elementi nutritivi il cereale innalzando l’indice glicemico (anche per le aggiunte sostanziose in zuccheri). I fiocchi di avena sono presenti nel muesli, insieme a fiocchi di altri cereali, o da soli, con frutta essiccata e semi oleosi o scaglie di cioccolato per rendere il tutto più  appetitoso.

Il porridge è una polentina di avena tradizionalmente consumata dagli inglesi per la colazione del mattino.
Il porridge originale è andato, nel tempo e nelle diverse culture, arricchendosi e modificandosi, ma la base si prepara cuocendo i fiocchi di avena in acqua o latte fino ad ottenere una crema, sono sufficienti pochi minuti. Alla crema si aggiungono: yogurt,  frutta fresca, frutta secca, noci, nocciole e mandorle, frutta essiccata, come albicocche e fichi, si può arricchire con scaglie di cioccolato, semi di lino, aromatizzare con la cannella, dolcificare con miele, insomma c’è di che variare adattandolo ai propri gusti.

In commercio viene venduta anche la crusca d’avena.  La funzione pubblicizzata principale della crusca è di regolarizzare il transito intestinale, viene infatti utilizzata spesso da persone con problemi di stitichezza. Le vengono riconosciute anche la capacità di aumentare il senso di sazietà e la proprietà ipocolesterolemizzante. Sono indubbie le sue virtù, ma devono essere considerati anche altri elementi. Prima di tutto la crusca deve essere di origine biologica perché si rischia di mangiare anche i pesticidi e le sostanze chimiche utilizzate nella coltivazione, in secondo luogo, un utilizzo protratto di crusca, che per il contenuto interferisce con l’assimilazione di minerali come il ferro, il calcio e lo zinco,  può portare ad un impoverimento di vitamine e minerali. Oltre a questo va considerato il fatto che l’azione meccanica della crusca è di stimolare la motilità intestinale per effetto delle fibre insolubili contenute e  secondo alcuni studi si ritiene non siano ideali per chi soffre di dolori o colon irritabile perché la crusca potrebbe peggiorare i sintomi (British Medical Journal). Quando si soffre di stitichezza, senza che sia un disturbo momentaneo, occorrerebbe rivedere la dieta, l’apporto di fibre contenuto negli alimenti che sono più salutari nella loro integrità e non raffinati e processati industrialmente.

L’avena è anche utilizzata nella produzione di whisky e birra.

La tisana di avena si ottiene versando 250 ml di acqua bollente su 3 g di pianta essiccata, coprire per 10 minuti, filtrare. La tisana è indicata in caso di stanchezza mentale e fisica.

Il decotto si ottiene mettendo 9 g di pianta in 300 ml di acqua, portare ad ebollizione e lasciare fino a quando il liquido si riduce ad un terzo, filtrare. Il decotto viene indicato per aumentare il flusso di urina e nell’acqua del bagno per ammorbidire e rinfrescare la pelle.

Nelle erboristerie si trova, già preparata, la tintura madre che si ottiene dalla macerazione dei semi germinati con le radichette o dalla pianta giovane con le sue radici, in acqua e alcol alimentare. La tintura madre è indicata in caso di stanchezza fisica o mentale, per i disturbi della menopausa e nell’insonnia.

Il cataplasma, utile per liberare i bronchi dal catarro, si applica sul petto e si ottiene portando ad ebollizione 500 ml di acqua e versando 200 g di farina di avena a pioggia, senza creare grumi. Si lascia cuocere fino ad ottenere una pappetta consistente che andrà versata su un telo di cotone e poi avvolto in un panno di lana.

Avena e cosmesi fai da te
L’avena e i suoi principi sono utilizzati dall’industria cosmetica per lenire, nutrire e detergere.
Volendo auto-produrre impacchi, maschere e scrub, si utilizza la farina di avena o i fiocchi.
Per lo scrub viso o corpo, è necessario miscelarla a olio di oliva o di mandorle ottenendo una pappina densa da massaggiare con movimenti  circolari, oltre ad essere esfoliante è nutriente e lenitiva.
Allo stesso modo, per la sua azione nutriente e lenitiva, con gli stessi componenti, otterrete una maschera per il viso per pelli stanche e arrossate.


CONTROINDICAZIONI. L’avena non è indicata in chi soffre di eccessiva attività della tiroide. Ad alte dosi può dar luogo a cefalea per il contenuto di vitamina B2.


Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.


lunedì 27 marzo 2017

Biscotti senza farina, con nocciole, mandorle e noci.

BISCOTTI SENZA FARINA  con NOCCIOLE, MANDORLE e NOCI.
ENERGETICI e RICCHI di PROTEINE.
VELOCI, subito PRONTI e perfetti per colazione.
La ricetta è semplice, come pure gli ingredienti.

Non mi dilungo sulle proprietà dei semi oleosi, o frutta secca a guscio, come noci, mandorle e nocciole, alla base di questa ricetta.

Contengono grassi, perlopiù insaturi e polinsaturi, che aiutano a ridurre il colesterolo “cattivo”: i preziosi Omega3 di cui le noci sono ricche.

Ottima fonte di proteine vegetali: le mandorle ne contengono  22 g ogni 100 g di prodotto.

Non mancano le vitamine, come la B2 e la E,  e minerali come il calcio e il magnesio nelle mandorle, il ferro nelle nocciole e  naturalmente le fibre, per aiutare il transito intestinale.

Per colazione non dovrebbero mai mancare, sono una carica di energia, ideali per i ragazzi prima della scuola.

Attenzione comunque all’apporto calorico non indifferente.

INGREDIENTI

100 g di nocciole, quelle tostate sono più gustose, ma anche con quelle non pelate il risultato è garantito.
40 g di noci.
40 g di mandorle non pelate.
3 cucchiai di zucchero di canna integrale o di cocco.
50 g di burro di cocco o ghee o metà e metà (ho sperimentato tutte le varianti)
1 uovo intero
Mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere.

PREPARAZIONE

Tritare nel mixer la frutta secca, aggiungere lo zucchero e la vaniglia e miscelare per bene gli ingredienti secchi.

Aggiungere l’uovo  e il burro fuso e mescolare bene, ne deriva un impasto morbido e abbastanza appiccicoso.

Stendere un foglio di carta forno, precedentemente bagnato e strizzato sotto l’acqua fredda, su una leccarda. Versare l’impasto e stenderlo grossolanamente, coprirlo con un altro foglio di carta forno e con un mattarello (io ne ho uno piccolo) appiattirlo, rendendo uniforme il tutto.

In genere con queste dosi si riempie quasi tutta la leccarda e i biscottini sono più croccanti,  ma se li volete più morbidi aumentate lo spessore.
In forno a 180 gradi in 15 minuti sono pronti.

Una volta sfornata la leccarda incidetela con un coltello formando delle linee orizzontali e verticali delle dimensioni desiderate, aspettate che si raffreddino e staccateli dalla carta forno.

Buon appetito!


Scritto da Angela Ballarati
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lunedì 6 marzo 2017

QUINOA, pseudocereale privo di glutine. Proprietà e benefici.

QUINOA, pseudo-cereale privo di glutine, proteico e mineralizzante.
Germogli di quinoa.
Quinoa e saponine.
Quinoa in cucina.
La quinoa è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Chenopodiaceae, come gli spinaci e la barbabietola, che viene definita pseudo-cereale perché, pur non contenendo glutine, è molto ricca di amido, anche se in misura minore rispetto ad altri cereali, e non appartiene alla famiglia botanica delle graminaceae.
Della pianta si utilizzano anche le foglie, come gli spinaci, però difficilmente reperibili  visto che è coltivata soprattutto in Perù e Bolivia, da più di 5000 anni. Gli Inca la chiamano “chisiya mama” che in quechua significa “madre di tutti i semi” ed oggi riscuote successo non solo sulle tavole di vegetariani e vegani.
E’ ideale per chi soffre di celiachia, ma è anche un alimento energizzante e nutriente, per il contenuto proteico, e rimineralizzante, per il contenuto in sali minerali. E’ adatta, quindi all’alimentazione di tutti, convalescenti, anziani, sportivi …
La varietà più utilizzata è la Quinoa Real per il suo basso tenore di saponine, ma ne esistono più di 200 varietà. Quelle che più facilmente si trovano in commercio sono la quinoa gialla, la rossa e la nera.
La quinoa può raggiungere i 3 m di altezza a seconda della cultivar, delle condizioni ambientali e del terreno. L’infiorescenza è a pannocchia e il frutto ha forma cilindrica. E’ una pianta molto rustica con basse esigenze nutrizionali per cui potrebbe rappresentare una valida alternativa di coltivazione anche in zone collinari. La semina è primaverile e la raccolta ad agosto.

Nella Medicina Tradizionale Cinese, la quinoa è un alimento riscaldante che tonifica lo yang. Il deficit dello yang di rene presenta sintomi come la freddolosità diffusa e arti freddi, diarrea, specie al mattino, lingua pallida e altri sintomi che vengono valutati da esperti in MTC.


COSA CONTIENE
La quinoa possiede un buon apporto proteico e per le sue caratteristiche nutrizionali, digeribilità e apporto energetico è impiegata nell’alimentazione degli astronauti della NASA. Inoltre il 2013 è stato proclamato, dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), anno internazionale della quinoa per il ruolo importante nel combattere la fame e la malnutrizione.
Alcuni la definiscono un superfood (super cibo), vocabolo inglese che definisce quegli alimenti ricchi di proprietà salutistiche particolarmente interessanti per la salute.
100 g di quinoa forniscono circa 368 kcal, simili a quelle del mais (365 kcal), ma superiori al riso che vanta a crudo 330 kcal, ma che si riducono una volta cotto perché assorbe una quantità d’acqua doppia aumentando il suo potere saziante.  E’ superiore anche all’amaranto, altro pseudo-cereale privo di glutine,  che apporta 102 kcal per 100 g.
L’indice glicemico della quinoa è il più basso fra i cereali e pseudo cereali.
La quinoa è costituita in gran parte, circa il 76%, da carboidrati. Il suo contenuto proteico è importante, circa il 16%, qualità che la distingue dagli altri cereali più poveri, e il 7% ca. sono lipidi. Anche il contenuto in fibre è buono.
Proteine: le proteine della quinoa sono considerate ad alto valore biologico perché contengono tutti gli amminoacidi essenziali (quelli che l’organismo non produce da sé ma devono essere introdotte con l’alimentazione). L’apporto proteico è superiore al mais, altro cereale privo di glutine, ma inferiore all’avena.
Vitamine: la quinoa contiene vitamine come la A, vitamine del gruppo B come la B1, B2, B3, B5, B6, folati e vitamina E.
Minerali: calcio, magnesio, ferro, fosforo, rame, zinco, ma anche potassio, manganese e selenio.
Lipidi: 100 g di quinoa contengono circa 6 grammi di grassi, per la maggior parte si tratta di polinsaturi, e zero colesterolo.
Fibre: sono circa 7 grammi (sempre su 100 g), importanti per il regolare funzionamento intestinale e per abbassare l’indice glicemico.

QUINOA e GERMOGLI

La quinoa è uno pseudo-cereale che germoglia in un tempo molto breve,  rispetto agli altri cereali.
I germogli moltiplicano le proprietà dei chicchi.
I chicchi vanno lasciati in ammollo in acqua per mezz’ora, quindi vanno lavati bene, sgranandoli, più volte, per eliminare le saponine (sostanze amare) e renderli più dolci al palato.
Dopo averli sciacquati trasferire la quinoa nel germogliatore e versate dell’acqua a temperatura ambiente (circa 20 gradi) nel contenitore sottostante. Cambiate l’acqua e sciacquate i chicchi ogni 8 ore (2/3 vote al giorno) e non esponete il germogliatore ai raggi diretti del sole.
Dopo 1 o 2 giorni avrete i vostri germogli da consumare crudi, nelle insalate, o cotti leggermente per non distruggere i preziosi nutrienti.

QUINOA e SAPONINE
Le saponine (creano schiuma a contatto con l’acqua) sono sostanze prodotte dalla pianta per proteggersi dalle aggressioni patogene esterne, come i funghi.
In termini scientifici, le saponine, sono glicosidi terpenici di origine vegetale che prendono il nome dalla Saponaria officinalis che veniva coltivata un tempo per il lavaggio della lana.
In alcuni casi sono già presenti nella pianta, come nell’avena (per questo è il cereale più resistente alle muffe), in altri vengono prodotte nel caso in cui la pianta abbia subito un danno.
Il problema delle saponine è l’azione irritante sulle mucosa faringea e intestinale, anche se le vengono riconosciute proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie, espettoranti (come la liquirizia che le contiene), antiedemigene (che impediscono la formazione degli edemi come l’ippocastano) o capillarotrope (cioè che incrementano la resistenza dei capillari migliorando la microcircolazione come la centella asiatica). Vengono utilizzate dall’industria per la produzione di ormoni steroidei come il testosterone e il cortisolo.

COLTIVAZIONE DELLA QUINOA IN ITALIA
La pianta della quinoa resiste alla siccità, alla temperatura e al grado di salinità del terreno, per cui si adatta a molti terreni. Non si acclimata in terreni con ristagni acquosi ed è sensibile alle gelate nel periodo della fioritura.
La resistenza e i valori nutrizionali hanno scelto la quinoa per progetti volti alla sua introduzione in Italia. Una ricerca del 2013/2015, del Dipartimento delle Scienze delle produzioni vegetali sostenibili di Piacenza, ha avviato la coltivazione nell’area del pavese e, dei 31 genotipi testati e provenienti da Colombia, Perù e Bolivia, si sono dimostrati  poco adatti alle condizioni pedo-climatiche dell’Italia Settentrionale.
La coltivazione quindi presenta delle difficoltà, ma può essere avviata in Italia, infatti nel marchigiano si coltiva in modo sostenibile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico.
Notizia molto interessante è che, attualmente, in Europa non si conoscono fitofarmaci registrati che si utilizzino nella coltivazione, cioè non esiste nessun agro-farmaco ammesso all’uso sulla quinoa, solo la concimazione può differenziarsi in organica e di sintesi.

QUINOA in CUCINA

La quinoa è molto nutriente e digeribile, germoglia rapidamente e cuoce in pochissimo tempo quadruplicando il suo volume.
Come si utilizza  in cucina?
Semplicemente bollita in acqua salata per 15/20 minuti lasciandola a riposare per 10 minuti in modo che i chicchi assorbano tutta l’acqua. In questo modo è utilizzabile come il riso unita a verdure di stagione stufate, olio e maggiorana. Nella stagione estiva si può aggiungere  alle verdure appena scottate come cipolla, pomodorini, peperoni e carote a julienne: nutriente e saporito primo piatto.
Una volta bollita può essere aggiunta a verdure crude, esattamente come per il riso nelle insalate fredde. Si presta anche ad essere frullata, una volta cotta, con verdure cotte, come le zucchine o i broccoletti, per preparare delle crocchette.
Idea per una colazione dolce: alternatela ai fiocchi d’avena con l’aggiunta di  cannella, miele e uvetta sultanina.
Si consuma anche bollita dopo averla precedentemente tostata in padella: assume un gusto particolare.
Gli utilizzi sono vari e appetitosi, esattamente come per altri cereali, sostituite il riso o la pasta  nelle minestre.
La farina di quinoa è acquistabile online o nei negozi di alimentazione naturale.
Può essere panificata miscelata con altre farine.
Si utilizza nei dolci o nei timballi al forno, ma vi consiglio, se non l’avete ancora assaggiata, di iniziare miscelandola ad altre farine.
Provate le crepes con uova, farina di riso, farina di quinoa, latte di cocco e un cucchiaio di zucchero di canna, magari con l’aggiunta di mezza mela grattugiata: è una colazione energetica.
E’ adatta ad anziani e bambini perché ricca di proteine (14%) e di lisina, un amminoacido essenziale di norma carente negli altri cereali e presente nella quinoa in quantità quasi doppia rispetto al frumento.
Contiene buone quantità di calcio, ma anche fosforo, potassio, ferro, magnesio, zinco, manganese e selenio che la rendono un alimento rimineralizzante adatto in convalescenza.

Acquistatela biologica per essere sicuri che non presenti residui di pesticidi.

CONTROINDICAZIONI. E’ sconsigliata ai bambini inferiori ai 2 anni di età per la presenza di saponine, dato l’intestino ancora immaturo, e alle mamme che allattano.

Scritto da Angela Ballarati
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 http://www.valori-alimenti.com/nutrizionali/tabella20035.php - .wikipedia.org/wiki/Chenopodium_quinoa - Mangiar sano e naturale M: Riefoli - http://www.tuttoquinoa.com/dario-vannuzzi/la-coltivazione-della-quinoa/- http://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-coltivazione-della-quinoa-in-italia-settentrionale -it.wikipedia.org/wiki/Saponine- www.mypersonaltrainer.it/farmacognosia/81saponine.html 

martedì 7 febbraio 2017

Cardo mariano e silimarina: proprietà e benefici

CARDO MARIANO
Proprietà, benefici e ricerca.
Utilizzi nella tradizione popolare e medica.
Il cardo in cucina.

Il cardo mariano, Silybum marianum della famiglia delle Asteraceae (Composite), è diffuso nell’Italia meridionale e centrale, raramente si osserva nelle regioni settentrionali; cresce nei campi incolti, nei pascoli, lungo i margini dei sentieri e tra i ruderi fino a 1100 m.
E’ una pianta erbacea biennale con un’altezza variabile dai 50 cm ai 150 cm; presenta foglie inferiori larghe,  striate di bianco e con bordo spinoso, sormontate da un unico stelo terminante con un fiore di colore violetto attorniato da spine.
I fiori sono riuniti in capolini posti al termine del lungo stelo.
Il frutto è un achenio di colore scuro e sormontato da un pappo a setole biancastre.
Un’antica leggenda racconta che la Vergine Maria, in fuga verso l’Egitto per sottrarsi a Erode che voleva uccidere il piccolo Gesù, si fermò ad allattarlo nel deserto vicino ad una pianta di cardo. Qualche goccia del suo latte cadde sulle foglie che da allora, si racconta, sono striate di bianco.
Le parti utilizzate sono le foglie e i getti primaverili, i capolini prima della fioritura e i semi in fitoterapia.

Quando si raccoglie

Le foglie si raccolgono in primavera e si essiccano all’ombra.
Le radici si asportano in primavera o autunno e si essiccano.
I semi si raccolgono in luglio-agosto, quando i capolini iniziano ad aprirsi, dopo la fioritura. Si recidono e si fanno asciugare, successivamente si battono e si setacciano per separarli dalle parti estranee.
Si conservano in sacchetti di tela.

Cosa CONTIENE e quali sono le PROPRIETA’ benefiche

Il cardo mariano contiene tannini, sostanze amare, flavolignani (silimarina costituita  da silibina, silicristina e silidianina),  flavonoidi (quercitina,  apigenina), tocoferoli, steroli, amine (istamina, tiramina), saponine, resine, mucillagini e oli.
Le radici hanno proprietà diuretiche e febbrifughe, le foglie sono aperitive (stimolano l’appetito), ma la parte della pianta più interessante è costituita dai semi di cui sono state confermate le virtù epatoprotettrici, disintossicanti e curative del fegato, oltre che diuretiche, febbrifughe, tonico-stimolanti e carminative (facilita l’espulsione dei gas intestinali).

La silimarina contenuta nel cardo mariano possiede proprietà antiossidanti ed epatoprotettrici, viene utilizzata per curare problemi dovuti all’alcolismo, cirrosi epatiche, steatosi alcolica, intossicazioni del fegato, epatiti virali. Accelera il processo di rigenerazione del fegato aumentando l’attività metabolica delle cellule epatiche (epatociti); stimola la sintesi proteica e possiede proprietà di difesa contro sostanze epato-tossiche, tossine e alcol. La sua azione si esplica attraverso la modificazione delle membrane cellulari degli epatociti impedendo alle sostanze tossiche di penetrare all’interno. Per il trattamento di questi disturbi, il cardo mariano viene assunto come estratto secco, titolato (per il contenuto di silimarina) e sotto stretto controllo medico.


-      La silimarina mostra effetti protettivi nei confronti di sostanze tossiche come il tetracloruro di carbonio (molto utilizzato all’inizio del secolo come solvente nel lavaggio a secco), l’amanitina e la falloidina (contenute nei funghi velenosi).

-      Aumenta i livelli epatici di glutatione, uno fra i più importanti antiossidanti endogeni (prodotti dal nostro organismo) che, oltre a diminuire l’ossidazione favorisce la rigenerazione epatica.
-      In uno studio condotto dalla dottoressa Giuseppina Guarino , Dipartimento Medico-chirurgico di Internistica Clinica e Sperimentale della seconda Università di Napoli e pubblicato sul giornale AMD, si è  associata la berberina (un alcaloide presente nella pianta Berberis aristata, scarsamente biodisponibile) alla silimarina che ne ottimizza l’assorbimento svolgendo, al contempo, azione antiossidante. Obiettivo dello studio è stato quello di valutare riduzioni del grasso addominale in pazienti diabetici di tipo 2 in sovrappeso o obesi, ipercolesterolemici, in trattamento dietetico e in terapia con berberina-silimarina, rispetto a placebo. Lo studio ha evidenziato, dopo 6 mesi,un significativo effetto su peso corporeo e circonferenza vita, senza effetti collaterali. (approfondimenti http://www.giornalediamd.it/pdf/2015_3_F/7.pdf)

-      Più di uno studio ha mostrato come la silimarina costituisca una promotore della lattazione. Uno studio prospettico osservazionale in madri di neonati a termine e pretermine, condotto dall’Unità operativa di Neonatologia dell’Ospedale dei Bambini Buzzi  e Casa di Cura di San Pio X di Milano, ha concluso suggerendo un uso dell’integratore a base di Sylibum marianum e Galega officinalis nelle madri pretermine per la capacità di normalizzare la produzione di latte materno.

-      Alcune ricerche, in vitro, stanno valutando gli effetti della silimarina su varie forme di cancro, come quello al polmone (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27429844).  Uno studio interessante della Saint Louis University (USA), in vitro, ha studiato il comportamento delle cellule cancerose del colon retto trattate con curcumina e silimarina. Sono state utilizzate singolarmente e poi in associazione. Ne è emerso che il trattamento combinato mostrava una quantità elevata di morte cellulare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27390600). I risultati sono promettenti, ma sono necessari ulteriori studi.

-      La ricerca ha dimostrato l’effetto benefico sul controllo della glicemia nelle persone diabetiche con e senza malattia epatica. Anche questi dati necessitano di approfondimenti.

-      Studi recenti hanno dimostrato che la silibina e la silicristina esercitano un effetto protettivo sui reni dal danno cellulare provocato da paracetamolo.

-      La silibina  svolge un’azione antiossidante e neutralizza i radicali liberi.

Il cardo mariano contiene un alcaloide, tiramina, che stimola il cuore,  restringe i capillari periferici risultando efficace per le emorroidi e le perdite vaginali ematiche.

Facilita la digestione favorendo la secrezione della bile. Alcuni studi hanno confermato le proprietà digestive tramandateci dalla cultura popolare.
I derivati del cardo mariano sono oggi utilizzati in terapia dei disordini epatici, nelle epatiti, nella cirrosi epatica, nelle intossicazioni e negli avvelenamenti, nei disturbi della digestione collegati a disfunzioni epatiche. I frutti di cardo mariano, inoltre, vengono utilizzati in infusi per il trattamento - anche a lungo termine - di lievi disturbi dispeptici  (utilizzo che, per altro, è stato approvato).

Cardo mariano in cucina
In cucina si consumano le foglie, più giovani e tenere, in insalata o cotte nelle zuppe, che ricordano il sapore degli spinaci. La bollitura, anche se non preserva tutte le componenti, elimina  l’amaro. Anche le radici sono edibili, cotte bollite e i capolini sono validi sostituti dei carciofi, si cucinano in acqua come le altre verdure. I fusti decorticati e bolliti si utilizzano come verdura e possono essere ripassati in olio e aglio aggiungendo qualche fogliolina di menta e  funghi o altro, ideali con le uova.

Come si utilizza
Il decotto si ottiene ponendo a bollire 1 cucchiaio di cardo mariano (foglie e radici essiccate) per 2/3 minuti in 250 ml di acqua. E’ utilizzato come colagogo (favorisce ed attiva il trasporto di bile nel duodeno) in caso di disturbi di fegato, ma ha anche proprietà toniche e diuretiche. Il decotto di radici , così come gli utilizzi dei semi, richiedono il parere medico. La silimarina non è molto solubile in acqua, per cui il decotto ha un’azione blanda.
Sicuramente più efficace è la tintura madre, si trova in erboristeria e in farmacia, che viene prodotta lasciando macerare i frutti, per 3 o 4 settimane, in una miscela di alcol alimentare e acqua.
A fini terapeutici viene utilizzato l’estratto secco.  E’ essenziale utilizzare preparazioni definite e standardizzate in principi attivi  (silimarina calcolata come silibina rispetto alla droga essiccata), poiché solo così si può conoscere la quantità esatta di sostanze farmacologicamente attive che si stanno assumendo.

I Rimedi più comuni e della tradizione popolare

I rimedi non sostituiscono le cure mediche e devono essere concordate con il proprio medico curante.
Per depurare il fegato in caso di intossicazione da prodotti industriali o alimenti si utilizza la tintura madre, a volte in associazione alla tintura madre di tarassaco.
Nelle malattie del fegato di carattere cronico si assume l’estratto secco o la tintura madre.
In caso di digestione difficile si utilizza il decotto, prima dei pasti.
Per alleviare i sintomi delle emorroidi si assume la tintura madre di cardo mariano in associazione a quella di ippocastano, noto per le sue proprietà benefiche sui vasi sanguigni.

INTERAZIONI CON I FARMACI
Il cardo mariano può interferire con il modo in cui il corpo processa alcuni farmaci che utilizzano il sistema enzimatico del fegato “citocromoP450”. Di conseguenza, i livelli di questi farmaci possono essere aumentati nel sangue e possono causare un aumento degli effetti o potenzialmente reazioni avverse. Le persone che utilizzano farmaci dovrebbero controllare il foglietto illustrativo. Il cardo mariano può abbassare i livelli di zucchero nel sangue. Le persone che assumono farmaci per il diabete per via orale o l’insulina devono essere attentamente monitorate da un operatore sanitario qualificato. Il cardo mariano può instaurare interazioni farmacologiche con:
  • Metronidazolo, poiché l'assunzione concomitante della pianta o sue preparazioni può diminuirne l'efficacia.
  • Aspirina, poiché il metabolismo del farmaco è alterato dalla contemporanea assunzione della silimarina.
Evitare l'assunzione di cardo mariano in caso d'ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, nei pazienti cardiopatici ipertesi  (per la presenza di tiramina nei semi) e nei pazienti affetti da ostruzione delle vie biliari.
ALLERGIE. Evitare la somministrazione in persone con allergia nota o sensibilità al cardo mariano le sue parti, o membri della sua famiglia di piante (ad esempio margherite, carciofi, cardo comune e kiwi). Shock anafilattico e rash da cardo mariano sono stati segnalati in diverse persone.
EFFETTI COLLATERALI E AVVERTENZE. Il cardo mariano è abbastanza sicuro se assunto, in dosi raccomandate, per 4-6 anni. Usare cautela in combinazione con agenti elaborati dal sistema enzimatico del fegato “citocromo P450”. Usare cautela in combinazione con agenti che subiscono un processo di glucuronidazione.
Cautela in donne gravide o che allattano: non vi sono prove sufficienti per sostenere un suo uso sicuro. Ma, a onor del vero, il cardo mariano è stato utilizzato storicamente per aumentare la lattazione e non sono mai stati segnalati effetti collaterali. Attenzione perché la silimarina presente nel cardo mariano può attivare i recettori per gli estrogeni.

Scritto da Angela Ballarati
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