venerdì 26 settembre 2014

CURCUMA, ANTITUMORALE e ANTINFIAMMATORIA, ma c'è molto di più, leggete qui.

Curcuma:potente antiossidante e antinfiammatorio con proprietà antitumorali, usi e benefici


Le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie apportano benefici in molti disturbi come lo stress fisico e mentale, l’artrite, i dolori osteoarticolari, muscolari e molto altro.
In cucina potete aggiungerla a tantissimi piatti, meglio se a freddo,  con una spolverata di pepe che la rende più assimilabile dall'organismo.

Curcuma: proprietà antitumorali, antinfiammatorie, nutrizionali, e usi terapeutici.

La curcuma (Curcuma Longa) è il principale ingrediente del curry indiano. Chiamata anche “zafferano orientale”, ne possiede il colore ma non le proprietà, è stata ultimamente oggetto di numerosi studi e ricerche che l’hanno portata, pubblicizzandola, ad una crescita di notorietà e consumo.
La curcuma viene innanzitutto utilizzata come spezia. Questa abitudine è strettamente collegata alle virtù della pianta, possiede proprietà colagoghe (stimola la secrezione della bile), con conseguente effetto depuratore sul fegato, e stimolatrice dei processi digestivi.

La curcuma, lo zafferano orientale, o delle Indie, è una spezia dai mille benefici: anticolesterolodisintossicante ed epatoprotettrice.

La pianta della curcuma, delle Zingiberaceae (come il prezioso zenzero), non supera il metro di altezza. Le radici crescono su fusti carnos,i chiamati rizomi, dai quali si sviluppano foglie che possono raggiungere il metro di lunghezza.
Originaria dell’Asia meridionale è oggi coltivata anche Cina, Indonesia, Hawai e Costarica.
Il rizoma viene ripulito dalle radichette, bollito per ore ed essiccato, segue la polverizzazione.
La curcuma, come poche altre spezie, mantiene le sue proprietà anche se conservata in polvere. Il suo sapore è speziato, amarognolo e piccantino.
Oltre che alimento, è un colorante alimentare usato in bevande, prodotti da forno, gelati, biscotti, salse ecc.
La chimica della curcumina è nota, ma non lo sono tutti i componenti della radice.

Curcuma e medicina ayurvedica: antinfiammatorio e epatoprotettore

Nella medicina ayurvedica, da sempre, la curcuma viene utilizzata come antinfiammatorio, come epatoprotettore, per purificare il sangue, come antiossidante e antisettico.
Gli impacchi di curcuma, nella tradizione, vengono utilizzati per le malattie della pelle, quali: acne, orticaria, eczemi e micosi e nella disinfezione di ferite.

Per le sue proprietà antinfiammatorie può essere utilizzata per combattere i mali di stagione come tosse e raffreddore.
Come?
Col miele, ad esempio, unendo le sue proprietà antibiotiche a quelle antinfiammatorie della curcuma. Basterà aggiungere a 200 g di miele due cucchiaini di curcuma in polvere, mescolare (conservare in frigorifero per 3/4 giorni) e assumerne un cucchiaino ogni 2 ore in caso di raffreddore per un giorno, poi un cucchiaino per 3 volte al giorno per altri 2/3 giorni.
La curcuma stimola la produzione di bile, per cui è sconsigliata in caso di patologie epatiche, facilita la digestione (un cucchiaino di miele e curcuma prima dei pasti) e promuove l'attività della flora batterica intestinale 

Cosa contiene la curcuma e quali proprietà le sono state attribuite dalle ultime ricerche scientifiche

Le proprietà della pianta sono dovute principalmente all’olio essenziale e alle sostanze coloranti, fra cui la curcumina.
La curcumina è un colorante alimentare, usato per conferire il colore giallo (per questo è chiamata zafferano delle Indie) e siglato dalla normativa europea con la sigla E100.
Gli studi effettuati sulla curcumina, hanno evidenziato una vasta potenzialità terapeutica e preventiva: antinfiammatoria, antiossidante, antiartritica, anti-ischemica e antitumorale, questi sono solo alcuni degli effetti suggeriti dalla ricerca.
  • Protegge il fegato. Evidenziato l’effetto coleretico, cioè stimola la produzione della bile con conseguenti effetti digestivi, anche a piccole dosi.
  • Riduce il colesterolo e l’ipertensione perché previene la coagulazione del sangue estendendo i benefici anche al sistema cardio-vascolare. Sul Journal of Cardiology sono stati resi noti dei risultati che mettevano in luce nei consumatori abituali di curcuma una riduzione di rischio di attacchi post-operatori al cuore. E’ stato osservato una diminuzione dei livelli di fibrinogeno nel sangue, con conseguente minor rischio di trombi.
  • Alcune ricerche hanno evidenziato, sui diabetici, una riduzione degli zuccheri nel sangue. E’ stata pubblicata di recente una review in cui viene passata in rassegna la letteratura esistente sulle applicazioni della curcumina nel diabete (circa 200 articoli su ricerche “curcumina e diabete”) e altre complicanze diabetiche come disturbi epatici, nefropatie, malattie vascolari, disturbi pancreatici… l’interesse è vivo e concreti i risultati.
  • Herpes simplex. Interferisce con la replicazione del virus (Michigan State University 2008).
  • Antiossidante. Agisce come spazzino sui radicali liberi, favorendone l’eliminazione, quindi l’azione è antinvecchiamento a tutti i livelli.
  • Morbo di ALZHEIMER. Per il suo potere antiossidante, inibisce l’accumulo di sostanze distruttive per il cervello, che producono i sintomi della malattia, favorendo l’eliminazione di quelle esistenti. Esami condotti dal CNR, dall’Università di Pavia e dal Chemical College di New York, confermano l’azione antinvecchiamento sul cervello della curcuma, che contrasterebbe i disturbi neurovegetativi. E’ stato inoltre osservato che sindromi come l’Alzheimer e il Parkinson, riportano un’incidenza minore dove è più alto il consumo della spezia.
  • Antitumorale. Sono avviati numerosi studi volti a dimostrare l’effetto anticancerogeno. Gli antiossidanti, è risaputo, svolgono azione antitumorale e uno studio made in USA, ha rilevato che la curcuma rallenta la crescita del melanoma favorendo la morte delle cellule tumorali. L’effetto benefico, esteso al tumore alla prostata, aumenta introducendo altre verdure, come il cavolfiore e i broccoli, noti antitumorali.

Le sperimentazioni sull’essere umano atte a togliere qualsiasi dubbio sulle proprietà benefiche della curcuma

Sono iniziate sperimentazioni sull’essere umano, atte a comprovare gli effetti terapeutici e preventivi sulla psoriasi e vari tipi di tumore come quello al pancreas, al colon e il mieloma.
Il binomio antinfiammatorio-antiossidante può avere effetti positivi sull’evoluzione e la prevenzione dei tumori: la curcuma rientra nelle sostanze studiate proprio per questo.

  • Rafforza il sistema immunitario, attivando la codifica di una proteina in grado di svolgere azione battericida. Gli autori dello studio, pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry, ritengono che un consumo regolare possa aumentare le difese immunitarie contro le infezioni gastrointestinali. L’intestino rappresenta il fronte immunitario più importante dell’organismo, contiene l’80% delle cellule immunitarie, ecco spiegato il motivo dell’importanza nel migliorare la sua azione. Il National Cancer Institute ha annoverato la curcuma come alimento in grado di prevenire l’insorgenza dei tumori intestinali.
  • Uno studio iraniano ha evidenziato l’aumento dell’azione antibatterica di alcuni antibiotici, in concomitanza all’assunzione di curcumina, contro lo Staphylococcus aureus.
  • HIV. Recentissima è la notizia che la curcuma rallenterebbe il virus per la sua azione antiossidante.
  • Alcuni studi dimostrano l’efficacia e i benefici in caso di stress, ansia e depressione. Il suo potere antidepressivo deriva dal fatto che incrementa i livelli di dopamina e serotonina che agiscono sull'umore.
Molti ricercatori sono convinti, e gli studi vanno in questo senso, che la curcuma sia di beneficio in quelle malattie che si manifestano con un’infiammazione, come l’artrite o la psoriasi.
La sua azione, immunostimolante e preventiva di alcune patologie, è dovuta al potere antiossidante e antinfiammatorio e questa è, probabilmente, la ragione del suo successo.
Contiene una percentuale di antiossidanti naturali maggiore rispetto ad altri vegetali ed è quasi priva di effetti collaterali.

Curcuma: considerazioni e avvertenze doverose

Alcune ricerche e studi, sono ancora in via di sperimentazione, come gli effetti sul cancro al polmone, mentre altri non sono stati testati su esseri umani. Quindi, ulteriori sperimentazioni con placebo e in doppio cieco dovranno essere eseguite prima che la scienza riconosca il valore terapeutico della curcumina. Sicuramente va considerato il fatto che in generale, chi mastica di naturopatia, parla più della pianta in toto, in questo caso rizoma, e che molte sperimentazioni prevedono l’utilizzo di alte concentrazioni di curcumina, cosa “leggermente” diversa. La pianta in toto contiene altri elementi, oltre alla curcumina, che come in altre piante, modulano gli effetti sia terapeutici che collaterali … insomma, la natura è più equilibrata rispetto al principio attivo estrapolato e potenziato.
Altre considerazioni, di carattere generale, andrebbero centrate sul fatto che agli studi sperimentali, non corrisponde la clinica. Le case farmaceutiche non hanno molto interesse sulla pianta in toto, non brevettabile, ma sui singoli componenti chimici che potranno sviluppare un farmaco; va da sé che anche i ricercatori non sono motivati in tal senso.
Dimenticavo… oltre che in polvere in capsule (acquistatela titolata al 95% in curcumina), reperibile in erboristeria e come alimento, si può usare in sostituzione dello zafferano ma anche nelle minestre e nelle insalate, esiste anche la tintura madre ottenuta dalla macerazione in alcol del rizoma e l’olio essenziale che, miscelato con olio di mandorle dolci (20 gocce in 50 ml) e massaggiato sulla parte dolente, allevia i dolori muscolari.
Quando la usate nei vostri piatti non cuocetela, ma aggiungetela a fine cottura e accompagnatela ad un pizzico di pepe che aumenta l'assorbimento della curcumina.

Curcuma: avvertenze, controindicazioni e metodi d’uso

Ad alti dosaggi di curcumina, sono stati riscontrati sintomi quali nausea e diarrea. Più recente è lo studio secondo il quale la curcumina potrebbe causare una carenza di ferro e per chi soffre di patologie epatiche, coliche o calcoli biliari, stimolando l’attività, è controindicata.

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lunedì 22 settembre 2014

OLIO ESSENZIALE DI SANDALO, rilassante, ideale per smagliature, pelle secca e disidratata

Olio essenziale di legno di sandalo: proprietà e uso


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In caso di pelle secca e screpolata, per la bronchite, il catarro, la tosse secca  e il mal di gola, l’aromaterapia ci aiuta con l’olio di sandalo.
Risveglia l’energia sessuale: è afrodisiaco e diffuso nell’ambiente lo riscalda con un tocco orientaleggiante.
Lo stress e la tensione nervosa evaporano con un bagno rilassante al sandalo!

Olio essenziale di legno di sandalo: proprietà terapeutiche, uso interno, rimedi naturali e applicazioni per la salute

Il sandalo è originario dell’Asia tropicale ed è diffuso, soprattutto, in India, Sri Lanka, Malesia, Indonesia e Taiwan. Per estrarre l’olio di legno di sandalo è necessario utilizzare piante di almeno 30 anni.
L’olio essenziale che si ottiene dalle radici e dal legno polverizzati ed essiccati, viene prodotto in Asia, in Europa e negli Stati Uniti anche se, il maggior produttore è l’India, dove si produce anche quello della migliore qualità (regione di Mysore). L’olio essenziale di sandalo è viscoso, di colore giallognolo ed ha un profumo dolce, intenso e persistente (nota di base); in commercio se ne trovano di tutti i prezzi ma occorre tenere presente che un buon olio di sandalo non è economico, si aggira intorno ai 25 euro.

Olio essenziale di sandalo: cosa contiene e come si utilizza

Il principale ingrediente del legno di sandalo è il santalolo. Costituisce il 90% degli oli presenti e gli attribuisce le principali proprietà: è battericida, sedativo, antidepressivo e afrodisiaco.
In caso di pelle irritata e sensibile, il sandalo è uno degli oli più delicati per la pelle perché non irrita. Miscelare 30 gocce di olio essenziale di sandalo in 50 ml di olio di mandorle dolci o d’avocado e massaggiare sulle zone da trattare. Il santalolo ha un’azione riequilibrante e cicatrizzante per cui, l’olio di sandalo è indicato anche in caso di acne o scottature solari anche in aggiunta al gel di aloe vera o una buona crema alla calendula. Per gli effetti lenitivi e cicatrizzanti dei composti, in sinergia, potete utilizzarla anche come dopo-barba o dopo la depilazione.

Per pelli secche e disidratate: miscelare 10 gocce di olio di sandalo in 50 ml di crema mescolando bene. Usatela con le stesse modalità con cui usereste la vostra crema, mattino e sera.

Utile anche per le antiestetiche smagliature e l’applicazione, con un lieve massaggio, può essere effettuata con olio di jojoba (30 ml)  a cui si aggiungono 15 gocce di olio essenziale.

Molti oli essenziali hanno un’azione rilassante, il sandalo rientra fra questi: 10 gocce di olio essenziale nell’acqua del bagno donano una piacevole sensazione di relax. Rimanete immersi per almeno 15 minuti.

In caso di perdite vaginali o cistite, si possono fare dei semicupi (immersione della parte in una bacinella di acqua tiepida a cui aggiungere 15 gocce di olio essenziale). Occorre rimanere immersi per almeno 15 minuti una o due volte al giorno, fino a miglioramento.

In caso di bronchite, il santalolo svolge un’azione balsamica e lenitiva. Mettere 20 gocce di olio essenziale in olio di mandorle dolci e massaggiarlo sul petto o, in alternativa, inalare i vapori dopo aver aggiunto 2 gocce di olio di sandalo ad una pentola di acqua calda.

 E’ possibile, come per altri oli antisettici, fare dei gargarismi con 2 gocce d’olio essenziale in un bicchiere d’acqua, quando avete il mal di gola.

In aromaterapia è considerato uno degli oli essenziali dalle proprietà afrodisiache: risveglia l’energia sessuale.

A livello psichico, l’olio essenziale di sandalo calma e rilassa, smorzando le tensioni.  E’ indicato per persone razionali che esercitano un ferreo controllo e si stressano. Qualche goccia nel diffusore crea un’atmosfera rilassante, calda e orientaleggiante.
Volendo miscelarlo con altri oli essenziali, la scelta può cadere sulla rosa, lavanda, gelsomino o bergamotto ma è individuale, sperimentate.

Pianta del sandalo e curiosita’


Santalum album, della famiglia delle Santalaceae, è un piccolo albero sempreverde che può raggiungere l’altezza di 9 metri, è un albero molto bello, con piccoli fiori e frutti carnosi e può vivere fino a 100 anni! Mi ha colpito il fatto che sia una pianta parassita: le sue radici si nutrono della linfa delle radici, delle piante circostanti. Il suo legno, per via degli oli contenuti è molto profumato. Pensate che 20 anni fa ho acquistato a Bali (Indonesia) una piccola scultura in legno di sandalo, che ha mantenuto il profumo per lunghissimo tempo. Ancora oggi, qualche volta la odoro per rivivere e ricordare un viaggio in una terra meravigliosa che non conserva più la spontaneità di un tempo… io sento ancora quel profumo!

Nella medicina ayurvedica la polvere del legno veniva usata per curare la gonorrea, malattia trasmissibile sessualmente, come astringente e diuretico. L’uso della pianta vanta 4000 anni di utilizzo come rimedio in medicina cinese e ayurvedica: incenso, cosmetico, profumo e materiale per l’imbalsamazione; era utilizzato per la fabbricazione di mobili e decorazione dei templi, sia per il profumo ma anche perchè non veniva intaccato dagli insetti.  Gli indiani credevano che il suo profumo allontanasse gli spiriti maligni.
L’industria lo utilizza nei prodotti per l’igiene e la pulizia, nei cosmetici e nei profumi; si producono oggetti intagliati e gli incensi che, bruciati in casa, purificano l’aria scaldando l’atmosfera.

Olio essenziale di sandalo: precauzioni e possibili controindicazioni

Anche se non è un olio irritante, non usare in gravidanza, allattamento, su bambini piccoli e in caso di ipersensibilità. Effettuare il test su una piccola parte di cute (interno del gomito) vi ripara da spiacevoli eruzioni.

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001. 

mercoledì 17 settembre 2014

CAFFE', PROPRIETA', BENEFICI, CONTROINDICAZIONI

Caffè: proprietà, benefici, rischi, ricerche scientifiche e controindicazioni di una delle più famose bevande


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Il caffè è, fra le bevande, quella più amata, ma anche quella più demonizzata.  Ma esistono dei benefici in quella tazzina? E tutte le controindicazioni? Come berlo e quali abitudini evitare per gustarlo al meglio? Pensate di sapere tutto sulla bevanda più bevuta in Italia e nel mondo? Sapevate che esiste anche il rimedio omeopatico? E che il DNA della pianta è stato recentemente mappato per intero?

Caffè: proprietà e benefici, controindicazioni e rischi

Del caffè, esiste una vasta letteratura, è stato detto di tutto e di più…
La pianta del caffè cresce nelle regioni tropicali e, spontaneamente raggiunge anche i 12 metri. I fiori bianchi emanano un profumo che ricorda il gelsomino e danno origine a bacche, che in tre mesi, raggiungono la maturazione. Le bacche non mature presentano una colorazione verde e vengono usate anche così, mai sentito parlare di caffè verde? Le bacche sono le stesse ma non vengono tostate, cioè torrefatte, per cui si conservano quasi intatte le vitamine e le proprietà antiossidanti; è ritenuta una bevanda dagli effetti dimagranti … ma la discussione è ancora aperta.

Torniamo alle nostre bacche.  Contengono, di solito, due semi o chicchi di colore verde che, una volta sottoposti a torrefazione, diventeranno i chicchi del caffè e assumeranno un colore scuro. Da un punto di vista commerciale, le varietà di piante del caffè più interessanti sono la Coffea arabica e la Coffea canephora, più conosciuta come Robusta. L’Arabica fornisce i ¾ della produzione mondiale di caffè, è la varietà più pregiata e proviene da coltivazioni di alta montagna; di sapore più gradevole, ha un contenuto minore di caffeina. La Robusta, dal sapore più amaro e astringente, è una pianta più resistente agli attacchi dei parassiti ed è diffusa soprattutto in Africa. I chicchi di caffè torrefatti, degradano molto velocemente se esposti alla luce e all’aria.

E’ stato sequenziato il genoma della pianta del caffè, varietà robusta. Oltre che per la classificazione botanica, gli studi sono utili per l’ottenimento di varietà migliori e per fermarne l’impoverimento genetico.

Caffè: cosa contiene e quali sono gli effetti sull’organismo

Il principale costituente del caffè è la caffeina, ma sono presenti bioflavonoidi, vitamine e sali minerali che annullano, in parte, gli effetti negativi della caffeina. Si avvicinano a 1000, i composti chimici presenti nel caffè, è una continua ricerca.  Alcuni di essi, si pensa possano risultare utili alla ricerca farmaceutica per la produzione di farmaci per il cuore ma altri, studiati, si sono rivelati tossici.

La caffeina è un alcaloide che nell’organismo:


  1. in dosi limitate stimola la corteccia cerebrale,  acuisce la concentrazione e la capacità di attenzione; assunta in dosi eccessive è causa di eccitazione e insonnia.
  2. Ha effetto sui reni, aumentando la diuresi.
    Stimola la secrezione gastrica e biliare, facilitando i movimenti della muscolatura intestinale. E’ quindi blandamente digestiva ma, in dosi eccessive e, peggio ancora a digiuno, può provocare bruciore, acidità di stomaco ed esofagite.
  3. Stimola l’attività cardiaca. Dilata i vasi sanguigni accelerando i battiti e, sempre ad alte dosi può provocare tachicardia ed aritmie.
    Combatte l’affaticamento muscolare nei casi di sforzi prolungati; determina un aumento della resistenza negli sport che implicano uno sforzo moderato. In dosi elevate può indurre: tremori, insonnia, eccitabilità e ansia.
  4. Alza la pressione. Chi soffre di ipertensione, non dovrebbe consumare caffè o perlomeno non eccedere.
  5. Ha un’azione dilatatrice dei bronchi, quindi nei soggetti asmatici potrebbe risultare benefica, sempre in dosi moderate.
    Alcuni studi rilevano una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, per i derivati dell’acido clorogenico che sono antiossidanti e ipoglicemici, anche se queste caratteristiche appartengono più al caffè verde che mantiene il suo valore nutrizionale perchè non soggetto a tostatura. Uno studio del 2012, pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition, conferma questa proprietà. Ma, a onor del vero, va aggiunto che un altro studio, tutto italiano, durato 6 anni e condotto dall’Ospedale di San Daniele del Friuli, ha evidenziato che chi soffre di ipertensione ed è “predisposto geneticamente” è più a rischio diabete. Nel 24% dei soggetti è stata diagnosticata una forma di pre-diabete: chi assumeva da uno a tre caffè al giorno rischiava il 34% in più; chi ne assumeva di più, ed era lento metabolizzatore di caffeina, rischiava addirittura il 50%.
  6. Il consumo di caffè è stato associato ad una riduzione dell’incidenza di alcuni tumori fra cui quello alla prostata e al colon-retto. La Harvard school of Public Health ha condotto una ricerca su uomini che bevevano più di 6 tazze al giorno di caffè. Il risultato riferito è una riduzione del rischio del cancro alla prostata del 60%.
  7. Denti e bocca. Uno studio della Boston University condotto sull’osservazione di più di 1000 pazienti, sostiene che gli antiossidanti del caffè riducano la perdita ossea parodontale. Certo è che il caffè macchia i denti.
  8. Riduce l’assorbimento di calcio e ferro. Pensate quindi, in dosi eccessive, quali possono essere le conseguenze, soprattutto per le donne in menopausa!
  9. In generale, tutti gli effetti negativi, peggiorano se al caffè associamo alcol e fumo.
  10. Fecondità. Secondo uno studio, condotto dall’Istituto Americano di Salute Ambientale, le donne che non assumono caffè hanno il doppio delle probabilità di rimanere, incinte rispetto alle accanite bevitrici di caffè.
  11. Le aziende farmaceutiche stanno studiando farmaci, con azione simile a quella del caffè sul cervello, per prevenire il morbo di Parkinson.
    Certo bisogna considerare che la torrefazione, procedimento termico, trasforma alcuni componenti producendo sostanze tossiche,  che avviene in modi diversi a seconda anche della miscela e in alcuni casi,  aumenta il contenuto in caffeina. Il caffè ottenuto da una tostatura spinta e una macinatura fine, ha un contenuto maggiore di caffeina.

Parliamo del caffe’ decaffeinato?

I metodi per estrarre la caffeina non sono sempre privi di effetti, forse quello che usa l’acqua è il migliore (la caffeina è idrosolubile) ma spesso si fa uso di prodotti chimici che lasciano tracce nel prodotto. Sicuramente contengono meno caffeina, anche se è presente e la normativa ne stabilisce il contenuto massimo.
E’ ovvio che i benefici del caffè, riguardano solo il caffè di qualità, ben torrefatto, macinato al momento dell’uso e aggiungo, BIO. Le caratteristiche di un buon caffè sono molte e molto spesso quello che beviamo non le soddisfa. A questo si aggiungono le ricerche e gli studi spesso incompleti e non concordi che, ora lo demonizzano, ora lo incensano… i dubbi ci sono e sono concreti, anche considerando il fatto che economicamente, le multinazionali del caffè hanno un grosso peso e, alcune ricerche sono da loro finanziate.
Alla ricerca della verità,  un caffè a metà mattina me lo concedo, mi piace e non sono una “caffeinomane”.

…e se lo vogliamo bere…

  • meglio biologico, l’ho già detto. Quello che ho tralasciato è che le colture di caffè sono pesantemente irrorate di pesticidi che possono inficiarne i benefici.
  • Il caffè irrancidisce e può assere attaccato da muffe, per questo meglio acquistarlo in grani e macinarlo al momento, l’aroma rimane intatto.
  • Aggiungere il latte è un’abitudine che rende il caffè indigesto perchè provoca la formazione di tannato di caseina, sostanza che si scioglie a fatica nello stomaco. In aggiunta: il latte riscaldato rende indigesta anche la caseina contenuta proprio nel latte.
  •  Se utilizzate le cialde, acquistatele con filtri non sbiancati, perchè le sostanze usate per sbiancarle, passano nella tazzina.

Evitate tazzine in plastica e polistirolo che rilasciano molecole nocive.

Possibili controindicazioni e avvertenze sul consumo di caffè

Sicuramente è controindicato alle donne in gravidanza ma anche gli ipertesi, i cardiopatici, gli ansiosi e a chi è soggetto ad attacchi di panico. Chi soffre di dolori premestruali dovrebbe eliminarlo e anche chi soffre di malattie gastrointestinali, visto che la caffeina aumenta la secrezione gastrica. E’ ovviamente sconsigliato a chi sospetta un’ipersensibilità alla caffeina, considerando che è presente anche nel cacao, nel tè e nelle bevande a base di cola. Evitare in caso di ridotta attività delle surrenali.

Curiosità

Nella medicina taoista il caffè è una bevanda molto yin, per cui devono astenersi coloro che hanno una costituzione Yin. Le malattie di tipo Yin sono quelle proliferative come l’obesità e l’acne.
Alcune persone, accanite consumatrici di caffè, sviluppano la sindrome del caffeinismo che presenta gli stessi sintomi dell’ansia: palpitazioni, insonnia, tensione muscolare, irritabilità, nervosismo, bruciore di stomaco e diarrea. Crisi d’astinenza si possono verificare, con emicrania, quando si è forti consumatori di caffè.

Coffea: rimedio omeopatico molto interessante, sperimentato nel 1823 dal dott. Stapf (allievo di Hahnemann)

Nella  medicina omeopatica, il rimedio cura sintomi,  rivelati  dalla sperimentazione, che lo stesso produce  su persone sane. L’abuso di caffè provoca sintomi molto simili a quelli che il rimedio cura. Viene prescritto a persone iperattive, irrequiete e nervose. Il tipo Coffea, reagisce con stati di eccitazione ad eventi belli o molto brutti, è incapace di calmarsi e vive stati di eccessiva allegria o eccessiva disperazione. E’ un soggetto dotato di grande fantasia e tenacia nel realizzare le sue innumerevoli idee, che mette al servizio degli altri. Può dimostrare ipersensibilità al dolore ma anche ai rumori o agli odori. Coffea può essere utile in caso di insonnia per attività mentale eccessiva e iperideazione; il soggetto non riesce a calmare la mente e si sveglia al minimo rumore. Anche le cefalee e le nevralgie facciali sono sintomi del rimedio e spesso sono scatenate da stress e tensione; migliorano stando immobili al buio e peggiorano, manco a dirlo, col caffè. Il mal di denti lancinante, altro sintomo di Coffea, migliora con le applicazioni di ghiaccio e peggiora con il calore. Il rimedio viene preparato partendo dai chicchi di caffè non tostati e macerati in alcol ed è utile ricordare che l’omeopatia è esclusiva medica e che è controindicato il fai-da-te. Ogni paziente è unico, con sintomi unici, che vanno valutati da un’attenta visita omeopatica per poter prescrivere il rimedio più “simile” ai sintomi riportati, in toto.

Autore: Naturopata Angela Ballarati
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martedì 9 settembre 2014

TERAPIA con i DELFINI e INTELLIGENZA ANIMALE.

Delfinoterapia: terapia assistita con delfini per bambini autistici

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La delfinoterapia e le applicazioni di questa terapia fatta con i delfini per molte patologie, incluso l'autismo, in cui trovano benefici soprattutto i bambini. Ma cos'è esattamente la delfinoterapia e dove si pratica? Quali sono i comportamenti e le reazioni dei delfini in tutto questo?

Delfinoterapia: I bambini che soffrono d'autismo trovano aiuto nella terapia con i delfini

Chi sono i delfini, come vivono e perchè sono definiti intelligenti e sociali. 

Il delfino è un mammifero acquatico fra i più amati. Nell'immaginario collettivo, grazie ad una vasta letteratura soprattutto cinematografica, viene  “umanizzato”.
Personalmente, ho potuto ammirarli da vicino seguendo spettacoli che li vedevano protagonisti,  insieme a delle orche, dove facevano mostra della loro intelligenza unita alle doti acrobatiche. Credo che non parteciperò più ad uno spettacolo simile, pur sapendo che è l'unico modo per vederli da vicino, perchè ho maturato con gli anni  l'idea  che l'amore per gli animali significa rispettarli nel loro ambiente e che, molto spesso, tutto viene trasformato in una grande industria che vede come unico scopo il profitto. In quest'ottica e con questa prospettiva vengono perpetrate nefandezze vergognose a cui sottraggo volentieri il contributo del mio biglietto d' ingresso.
Dopo questa premessa che, per onestà intellettuale, ci tenevo a riferire, entriamo nel merito e vediamo un po', da un punto di vista anatomico e strutturale, le principali caratteristiche fisiche.

Cenni anatomici e alimentazione dei delfini

Il delfino è un cetaceo la cui vita media si aggira intorno ai 20/30 anni.
Presenta una lunghezza variabile fra i 200 e i 250 cm e un peso che va dai 70 ai 120 kg. E' un abile nuotatore che raggiunge, grazie al suo corpo estremamente IDRODINAMICO, la velocità di 45 Km/h ed è anche abilissimo a “cavalcare le onde”,  senza sforzo muscolare, sfruttando i flussi del vento o delle prue delle navi.
La coda dei  delfini rappresenta una caratteristica peculiare dei cetacei in quanto, a differenza degli altri pesci, si sviluppa in orizzontale.
E' un animale a sangue caldo che mantiene il calore grazie alle dimensioni maggiori, rispetto a quelli a sangue freddo, e allo spesso strato di grasso sottocutaneo.
La loro alimentazione comprende: pesci (aringhe...), calamari e crostacei a seconda della disponibilità. Il cibo viene inghiottito intero perchè i denti servono solo ad afferrarlo.
I delfini organizzano vere e proprie battute di caccia in gruppo e utilizzano  il sonar per localizzare le prede, probabilmente anche per stordirle.

L'organizzazione è quella di una comunità

I delfini vivono in branchi, un'unità sociale coesa, anche per lunghi periodi e alcuni branchi si aggregano temporaneamente.
All'interno dei gruppi viene stabilita una rigorosa gerarchia sociale.
I gruppi familiari hanno generalmente come leader la femmina più anziana, ma durante la riproduzione il maschio dominante prende il sopravvento con una serie di comportamenti intimidatori tipo morsi e battiti di coda sull'acqua.
Il sistema sociale dei delfini è basato però anche sull'aiuto reciproco: è una questione di sopravvivenza. Poco prima della nascita, ad esempio, i delfini si riuniscono attorno alla futura madre per proteggerla dai predatori (orche e squali) oppure se un membro è in difficoltà, e incapace di nuotare, i compagni lo sorreggono portandolo in superficie a respirare.
I comportamenti atti a rinsaldare sempre di più l'unità del branco sono preponderanti all'interno della giornata.

Intelligenza: uomo e delfino a confronto

Anche se intelligenza  è un termine che può significare molte cose è opinione comune che i delfini siano intelligenti. E' veramente così?
Alcuni studi hanno messo in relazione l'intelligenza con alcune caratteristiche del cervello.
Il cervello umano e quello dei cetacei sono comparabili in quanto a dimensioni.
Lo sviluppo della corteccia  (in stretta relazione con l'intelligenza perchè sede della creatività e del ragionamento) è molto importante nei delfini e le sue funzioni di comando nel cervello superano quelle dell'uomo. Questo spiega le capacità eccezionali degli organi sensoriali.
Se consideriamo il peso (del cervello), in media, quello del delfino è maggiore.
Un altro fattore correlato all'intelligenza è il coefficiente di  encefalizzazione, pari a 7,4 per l'uomo e 5,6 per il delfino.
Altre similitudini si riscontrano analizzando le sezioni del cervello dove è stata evidenziata una densità cellulare paragonabile a quella umana.
In sostanza, più o meno la stragrande maggioranza è convinta della superiorità intellettiva del delfino nei confronti di molte specie animali, ma “addirittura paragonarlo all'uomo ?!?!?”
Beh, sentite un po'.....
L'intelligenza di cui sono dotati li avvicina all'uomo più di altre specie animali, infatti gli studi hanno dimostrato che è pari, se non superiore, a quella delle scimmie antropomorfe che tanto somigliano ai nostri antenati.
Da altri studi, effettuati sui delfini in cattività, è emerso che sono in grado di imparare esercizi fisici complessi e soprattutto di rispondere a suoni diversi fatti dall'uomo modificando il loro comportamento al variare delle istruzioni ricevute.
Sorpresa: si hanno prove della trasmissione delle informazioni da un individuo all'altro e si ritiene che siano dotati di memoria e capaci di imparare un linguaggio.

La delfinoterapia o terapia assistita con i delfini

La DAT, terapia assistita con i delfini, è una terapia che prevede una stretta interazione con i delfini, nuotando con loro, in cattività o nel loro ambiente naturale.
E' una terapia proposta come trattamento e palliativo di malattie e invalidità.
Terapia molto giovane negli USA, i pionieri la praticano dagli anni 70, in Italia viene praticata nel delfinario di Rimini dal 1993.
La capacità dei delfini di interpretare dati nuovi e di agire di conseguenza può spiegare l'impressione che essi capiscano l'umore delle persone con cui entrano in rapporto. Chi si è immerso con loro, infatti, li descrive timidi, con chi ha timore (non si avvicinano mai troppo a chi mostra paura), giocosi con chi è più attivo e tranquilli con chi è rilassato.
Il “gioco” con il delfino e il contatto fisico apportano un livello diverso di comunicazione anche alle persone più chiuse in se stesse.
Per questo motivo vengono impiegati per gettare un ponte comunicativo con le persone affette da autismo. E' stato rilevato che si riesce, in qualche modo, a spezzare la gabbia dell'isolamento e dei comportamenti ripetitivi (i delfini inventano giochi e trucchi sempre nuovi) tipici degli autistici.  L'autismo e la depressione sono i disturbi che meglio si prestano a questa terapia.
Ma i problemi di isolamento non sono le uniche patologie curabili con l'aiuto dei delfini.
I ricercatori del Dolphin Plus Centre in Florida hanno sottoposto con successo alla delfinoterapia anche i malati terminali, i paraplegici e le persone che hanno patito gravi amputazioni nonché ragazzi ciechi e sordociechi.

Il Delfinario di Rimini e i programmi per i bambini autistici

Nel delfinario di Rimini, i programmi per bambini autistici prevedono incontri preselettivi e colloqui degli psicologi con le famiglie, oltre a sessioni riabilitative con i ragazzi. Sono previsti anche incontri per adulti. Qui potrete trovare disponibile il loro sito.

La società per delfini e balene dell' America del Nord

Per dovere di cronaca, riporto alcune conclusioni della relazione della WDCS (Whale and Dolphin Conservation Society – North America) che ha chiesto il divieto della terapia assistita con i delfini perchè, oltre a non avere adeguati riscontri scientifici, preleva i delfini nel loro ambiente naturale e, dato il crescente numero di impianti dove si effettua la DAT, ha serie implicazioni nella conservazione e nel benessere di questi animali. Ultimo, la DAT è molto costosa mentre altre terapie disponibili sono più economiche e più facili da ottenere.
A voi le conclusioni finali!

Scritto da Angela Ballarati
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Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili altrove solo citando la fonte: blog e link attivo.


lunedì 8 settembre 2014

VERBASCO o TASSO BARBASSO: utile nella tosse, per le varici e le emorroidi.

Verbascum thapsus L.

Le proprietà benefiche della pianta del verbasco




Verbasco, anche conosciuto come “tasso barbasso”, è una pianta molto comune che può raggiungere i 2 metri di altezza e la si trova ai margini delle strade, nei luoghi incolti. Originaria dell'Europa e dell'Asia, si diffonde con facilità, in Italia si trova nelle zone marittime e submontane ed io l'ho notata anche nell'hinterland milanese, a lato delle carreggiate.
 Verbasco: proprietà, benefici e usi di una pianta officinale utile per varici, emorroidi e per i disturbi delle vie respiratorie.

Pianta officinale citata da Edgar Cayce, grande guaritore americano.

Il verbasco, anche conosciuto come “tasso barbasso”, è una pianta molto comune che può raggiungere i 2 metri di altezza e la si trova ai margini delle strade, nei luoghi incolti. Originaria dell'Europa e dell'Asia, si diffonde con facilità, in Italia si trova nelle zone marittime e submontane ed io l'ho notata anche nell'hinterland milanese, a lato delle carreggiate.
Il suo nome scientifico è Verbascum thapsus e appartiene alla famiglia delle Scrofulariaceae. Il suo fusto è simile ad una verga, mentre i fiori, di colore giallo, sono riuniti in gruppo. Le foglie, di forma ovale allungata, sono vellutate e di colore verde pallido. I fiori si raccolgono in giugno-agosto, appena si aprono. Il nome della famiglia botanica a cui appartiene il verbasco, Scrofulariaceae, deriva da scrofula, un ingrossamento delle ghiandole linfatiche che, in seguito, venne identificato come una forma di tubercolosi. Gli studi scientifici hanno dimostrato che la pianta in provetta, inibisce la crescita dei batteri responsabili della Tbc, patologia che si riteneva quasi scomparsa e che oggi è tornata a seminare ansia e preoccupazione.

Cosa contiene e quando può essere utile.    

La pianta è ricca di flavonoidi che, come è ormai noto, svolgono un'azione anticancerogena oltre che antinfiammatoria  e potenziano l'azione della vitamina C. Il verbasco contiene saponine, sostanze (glucosidi) così chiamate per la loro caratteristica di formare schiuma a contatto con l'acqua, che svolgono un'azione di fluidificazione del muco e sono presenti in quasi tutte le piante. Le mucillagini che calmano la tosse, hanno un effetto antianfiammatorio ed emolliente anche nei confronti dello stomaco e dell'intestino (con azione lassativa).  I tannini hanno, come caratteristica principale, quella di essere astringenti. Contiene anche iridoidi, sostanze con proprietà antinfiammatoria, acidi fenolici e olio essenziale.
In caso di affezioni delle prime vie respiratorie, i suoi componenti risultano utili e confermano la validità del suo uso tradizionale come emolliente, espettorante, calmante e antinfiammatorio.
Per le emorroidi e le irritazioni della pelle: i principi attivi della pianta svolgono un'azione antinfiammatoria, calmante e astringente.

Come si utilizza e i rimedi di uso più comune.

L'utilizzo più comune è rappresentato dalla tisana che si ottiene versando una tazza di acqua bollente su 1 cucchiaino di fiori secchi (reperibili in qualsiasi erboristeria). Lasciate riposare 10 minuti, filtrate e dolcificate con miele. Ha un sapore dolciastro, inizialmente, ma  poi, amaro e per questo io la dolcifico un po'. Si trova in erboristeria anche l'estratto secco, in capsule e la tintura madre, ottenuta dalla macerazione in alcol alimentare e acqua, dei fiori.
Per la tosse, la faringite, il catarro,  la tracheite, la bronchite, il raffreddore e il mal di gola: bere 2  tazze di tisana al giorno o la tintura madre.
Per le emorroidi: cuocere 3 cucchiai di fiori secchi in poco latte fino ad ottenere una poltiglia. Applicatela calda, ma non troppo, sulla zona interessata, tre volte al giorno per 20 minuti, fino a miglioramento.
In caso di  leggere scottature, foruncoli, pruriti, piccole piaghe o ferite: imbevete una pezzuola nella tisana e applicatela sulla zona interessata più volte al giorno, fino a miglioramento.

Edgar Cayce e Pierantonio Di Coste.

La stesura di questa breve ricerca sul verbasco nasce dalla lettura del libro “Il manuale della salute di Edgar Cayce”. E' un libro che si consulta inizialmente per ciò di cui si soffre e poi, cattura per la quantità di informazioni utili e utilizzabili.
Edgar Cayce (1877-1945) fu il “profeta dormiente”, molto conosciuto negli USA. A lui si rivolsero personaggi famosi e, anche se il suo metodo diagnostico era decisamente paranormale, le sue cure non lo erano. Le sue cure comprendevano esercizi fisici, osteopatia, fisioterapia, idroterapia, massaggi e rimedi di tipo alimentare, a volte strani ma efficaci. Trentasei libri diffusi in milioni di copie e innumerevoli articoli su giornali e riviste sono stati scritti su Cayce, in Italia è stato studiato e tradotto da Pierantonio Di Coste, fondatore spirituale del sito Naturopataonline, e grande ricercatore e  conoscitore dello spirito umano.
Cayce, nel caso del verbasco, ne consigliava impacchi con foglie verdi direttamente sulle varici delle gambe, una volta la settimana e tè una volta al giorno.

Verbascum thapsiforme e omeopatia

Il verbasco è conosciuto anche come rimedio omeopatico ed utilizza le estremità fresche fiorite. E' un rimedio indicato per individui apatici, pigri che facilmente si distraggono presi dai loro pensieri. I sintomi fisici associati al rimedio sono dolori nevralgici soprattutto facciali e dentali con una maggiore lateralità sinistra. Verbascum viene anche prescritto per i raffreddori con catarro abbondante, lacrimazione, sensazione di orecchie otturate, tosse e voce cavernosa. I sintomi migliorano con la respirazione profonda e peggiorano con le correnti d'aria, con i cambiamenti di temperatura, masticando forte, parlando o leggendo ad alta voce. E' un rimedio prescritto soprattutto negli acuti ma che comunque necessita la prescrizione attenta di un medico omeopata.

Autore: Naturopata Angela Ballarati
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.Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare, evitare in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti. I suggerimenti e le indicazioni descritte in quest'articolo non intendono in alcun modo sostituire le terapie consigliate dal proprio medico curante. L'autrice non è responsabile delle possibili conseguenze legate all'incompleta od erronea interpretazione del testo. Le foto e i testi sono riproducibili, non a scopo di lucro, altrove, solo citando la fonte: autore e link attivo del blog. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché è aggiornato senza nessuna periodicità, pertanto , non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.
 

venerdì 5 settembre 2014

RUCOLA, PROPRIETA' e BENEFICI

Rucola: benefici e proprietà terapeutiche, nutritive, afrodisiache


La rucola, è antitumorale, antidiabetica e antianemica. Il tutto confermato dalla ricerca scientifica.
Vi piace la rucola??? Siete fortunati! Sì perchè la rucola, col suo gusto piccantino, non piace a tutti ma, per quelli come me che l'adorano... ho buone notizie.Per le perennemente a dieta: la rucola fornisce 30 calorie per 100 grammi!!!

La rucola, antitumorale, dai grandi benefici nutrizionali e terapeutici
La rucola, rughetta o anche ruca, contiene vitamina C che stimola il sistema immunitario e discrete quantità di betacarotene (protovitamina A: anticancerogena, utile alla vista, alla pelle...), oltre che sali minerali come il ferro (antianemico), il calcio (attenzione a chi soffre di renella)  e il magnesio, utili per la salute delle ossa, ma anche potassio e fibre. Insieme alla vitamina C, contiene ben 110 mg di vitamina C in 100 gr come i broccoli, e più del succo di limone che ne contiene 50 mg, ha fra i suoi componenti anche la K (attenzione a chi assume anticoagulanti), la A, la B5 e l'acido folico.
E' importante ricordare che la vitamina C aumenta l'assorbimento del ferro e qui ci sono entrambi, in buone quantità.

Rucola: 6 proprietà nutrizionali e terapeutiche
  1. Aiuta la digestione, stimolando la produzione di succhi gastrici.
  2. Stimola l'appetito, col suo sapore amarognolo.
  3. E' depurativa .
  4. Antidiabetica e antitumorale per il suo contenuto in sulforafano. Questa sostanza è presente nelle brassicaceae o crocifere, famiglia a cui appartiene la rucola insieme ai broccoli, al rafano, ai cavolfiori & Co., piante caratterizzate da gusto amarognolo e leggermente piccante a crudo e dall'odore di zolfo (quello sgradevole di uova marce per intenderci), quando vengono cucinate.
  5. E' antibatterica, sempre per il contenuto in sulforafano, sostanza che aiuta la pianta a difendersi da vermi e funghi e che sull'uomo ha effetto anti-cancro.
  6. Protegge la mucosa gastrica quindi è un utile alleato in caso di iperacidità e ulcera.

La coltivazione della rucola e le sue caratteristiche

La rucola, Eruca vesicaria o sativa, è una pianta erbacea annuale che raggiunge l'altezza di 50 cm. E' coltivata negli orti ma cresce anche spontanea nei campi dell'Italia centrale e meridionale. Le foglie sono di colore verde intenso con lobi irregolari e i fiori sono giallo pallido; si raccoglie da maggio a settembre. La rucola selvatica, chiamata anche rughetta, in realtà è la Diplotaxis muralis che ha sapore uguale a quello della rucola ma molto più penetrante. Seminata nel mio orto, in poche settimane era pronta per la raccolta e l'anno successivo, è cresciuta spontaneamente. Si può seminare anche in inverno, avendo l'accortezza di coprire i semi con un po' di terra. Non necessita di particolari accorgimenti e cresce bene in pieno sole o leggera ombra, al riparo dal vento, in qualsiasi tipo di terreno, meglio se calcareo ed arido (più il terreno è arido, più è saporita) perchè è sensibile ai ristagni d'acqua.La rucola coltivata è sostanzialmente annuale e non richiede antiparassitari, mentre quella selvatica è perenne. Dal momento della semina, in primavera, dopo poche settimane ha già completato la crescita e per chi non ha orto, si può seminare in vaso.  

 Come usare la rucola in cucina come alimento, ma anche come decotto

Come alimento, le foglie di rucola si consumano crude in insalata. Gli abbinamenti più riusciti sono quelli con cicoria, radicchio, ravanelli, tarassaco, crescione e soncino. Una delle mie insalate preferite è composta da: pomodorini datterini, rucola, carote e zucchine a julienne e soncino ma a volte aggiungo anche una cipollina. Il tutto condito con olio evo e glassa all'aceto balsamico (BIO). Se volete renderla più ricca e nutriente aggiungete un cucchiaino di semi di chia. E' deliziosa!
Ovviamente il massimo beneficio si ottiene con la rucola cruda ma vi sono anche dei piatti che prevedono la cottura (almeno in parte). La pasta con pomodori e rucola è molto saporita. Si usano i pomodori secchi tagliati a pezzetti con olio e aglio. A fuoco moderato si fanno ammorbidire, aggiungendo un po' di acqua e, quasi a fine cottura (5-10 minuti), viene aggiunta, la rucola tritata e si fa cuocere per altri 2-3 minuti. Saltate la pasta in padella col sugo e impiattate guarnendo con altra rucola fresca. E' un ottimo sughetto per chi è amante della rucola.
La pasta si può gustare anche con il pesto di rucola: ricetta gustosa e superveloce. Basta mettere nel mixer rucola e pecorino in rapporto di 1 a 3 (50 gr di rucola e 150 di pecorino), aggiungete i pinoli o le mandorle se preferite, l'aglio, l'olio evo e il sale. Lessate la pasta e voilà, tutto è pronto!
Ricordate che è aperitiva ma anche digestiva!
Come decotto la rucola  è utile, in caso di ritenzione di liquidi e sovraffaticamento dell'organismo, per le sue qualità diuretiche e depurative. Portare a ebollizione 5 g di foglie in 150 ml di acqua e lasciate cuocere per 10 minuti, quindi filtrate.
Dall'antichita'.
Sia nel periodo romano che in quello rinascimentale era considerata afrodisiaca, magica e sacra. Veniva utilizzata nel culto della dea Cerere, legata alle piante medicinali. I romani la chiamavano erba “lussuriosa”e ne consumavano anche i semi.
Autore: Naturopata Angela Ballarati
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